Il Green Deal europeo nasce nel dicembre del 2019 con l’intento di rendere l’Unione Europea il primo continente climaticamente neutro entro il 2050. Fin dall’inizio, questo ambizioso piano si è prefissato obiettivi trasversali, come la riduzione delle emissioni di gas serra, la decarbonizzazione del sistema energetico, la transizione verso un’economia circolare e la protezione della biodiversità. L'intento iniziale era coinvolgere tutti i settori, dall’industria all’agroalimentare e dall’edilizia alla mobilità, per costruire un nuovo paradigma economico capace di coniugare crescita e sostenibilità.
Nel marzo 2023, all’interno di questo quadro normativo strategico, la Commissione europea ha proposto la Direttiva Green Claims, con l'obiettivo di contrastare in modo sistematico il greenwashing – ovvero l’utilizzo strumentale di affermazioni ambientali ingannevoli – esigendo che le imprese fondino le proprie comunicazioni ambientali su evidenze scientifiche, verifiche indipendenti e trasparenza documentale. Sono state introdotte anche regole severe sull'uso delle etichette ambientali, secondo cui solo marchi europei affidabili e sottoposti a controlli indipendenti possono essere utilizzati per promuovere prodotti “green”.
Questo provvedimento si inseriva tra altre misure strutturali del Green Deal, come l’aggiornamento della normativa sul consumo di merci e il rafforzamento delle norme sull’ecodesign. Lo scopo era proteggere i consumatori e favorire una concorrenza leale, spingendo le aziende a investire concretamente nella sostenibilità. Del resto, alla fine del 2022, alcune ricerche indicavano che oltre il 50% delle affermazioni ambientali delle aziende erano vaghe o infondate, e circa il 40% risultava del tutto privo di riscontri.
Tuttavia, proprio in vista dei triloghi – ovvero i negoziati fra Commissione, Parlamento e Consiglio, previsti per giugno 2025 – la Commissione ha annunciato l’intenzione di ritirare la proposta legislativa sui Green Claims. Una decisione improvvisa, annunciata senza fornire motivazioni esaustive. “Nel contesto attuale, la Commissione intende ritirare la proposta”, si è limitato a dichiarare il portavoce Maciej Berestecki.
Negli ambienti parlamentari, alcuni rappresentanti del Partito Popolare Europeo (PPE) hanno espresso forti riserve, definendo il provvedimento eccessivamente complesso e potenzialmente gravoso per le imprese, in particolare per le microimprese, di cui si contano tra i 30 e i 50 milioni nel mercato europeo. In una lettera inviata alla Commissaria all’Ambiente, il PPE ha messo in dubbio l’utilità dell’atto, lamentando l’assenza di una valutazione d’impatto capace di giustificare i costi e il peso normativo.
L’ex commissario all’Ambiente Virginijus Sinkevičius, esponente del gruppo dei Verdi, ha accusato il PPE di essersi schierato con l’estrema destra, danneggiando chi aveva investito in buona fede nella transizione verde. Ha inoltre denunciato un’ingerenza prematura da parte dell’esecutivo, ritenuta al di fuori delle competenze previste dal Trattato UE.
Peraltro, una sentenza della Corte di Giustizia del 2015 ha confermato che la Commissione può ritirare le proprie proposte legislative solo in circostanze giustificate, ad esempio per obsolescenza o stallo istituzionale. Nel caso attuale, nessuna delle due condizioni sembra sussistere, soprattutto considerando le trattative in stato avanzato e un quadro istituzionale che non denuncia blocchi tali da rendere la norma obsoleta.
Di conseguenza, il Parlamento, attraverso relatori come Sandro Gozi del gruppo Renew, ha dichiarato che le trattative devono proseguire, sostenendo che la decisione spetta ai relatori e non ai gruppi politici. Anche il Consiglio, in particolare la Presidenza polacca, ha invitato a non interrompere i triloghi prima che la Commissione comunichi ufficialmente la propria decisione.
Fonti ufficiali dichiarano che non sia ancora stata raggiunta una risoluzione definitiva, ma solo l’intenzione di “informare i co-legislatori che si potrebbe considerare il ritiro”. Il risultato è una battuta d’arresto per il Green Deal, in quanto il ritiro della Direttiva Green Claims implicherebbe una rinuncia da parte dell'UE, almeno per ora, all'introduzione di norme comuni europee contro il greenwashing. Al suo posto resteranno in vigore le normative nazionali, con il rischio di compromettere la coerenza e l’efficacia del mercato unico, lasciando imprese e consumatori senza un quadro normativo uniforme e rilanciando un approccio “a pezzi” all’ambiente.
La Commissione deve ancora notificare formalmente il ritiro al Parlamento e al Consiglio, avviando così una fase di possibili obiezioni istituzionali, che richiedono una maggioranza qualificata da parte del Parlamento. Nel frattempo, mentre la pressione cresce, alcuni parlamentari invocano trasparenza sui legami tra il PPE, i gruppi conservatori e le forze di destra radicale.
Resta dunque da vedere se questa battuta d’arresto sia un compromesso tattico o il primo passo verso un ridimensionamento sostanziale del Green Deal. La Commissione potrebbe ancora riformulare il provvedimento, semplificandolo o alleggerendolo.
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L'Autore
Riccardo Carboni
Classe 1999, laureato in Scienze internazionali e Diplomatiche presso l’Università di Bologna e da sempre appassionato di affari internazionali. Studente all’ultimo anno di Master in International Relations presso la LUISS, ha approfondito tematiche riguardanti la sicurezza internazionale seguendo forum e partecipando a programmi di pianificazione militari secondo la dottrina NATO. Autore all’interno di Mondo Internazionale per l’area tematica “Organizzazioni Internazionali”.
Born in 1999, he holds a bachelor’s degree in International and Diplomatic Sciences from the University of Bologna and have always been passionate about international affairs. Currently a final-year student in the Master's degree program in International Relations at LUISS, he has delved into issues related to international security by following forums and participating in military planning programs based on NATO doctrine. Author and contributor to Mondo Internazionale for the "International Organisations” section.
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