La Commissione annuncia un potenziale ritiro dai Green Claims

Il possibile ritiro della Green Claims Directive scuote il Parlamento e riaccende le tensioni sulla sostenibilità in Europa.

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  Riccardo Carboni
  25 June 2025
  3 minutes, 56 seconds

Il Green Deal europeo nasce nel dicembre 2019 con l’intento di rendere l’Unione Europea il primo continente climaticamente neutro entro il 2050. Fin dall’inizio, questo ambizioso piano si è posto obiettivi trasversali, come la riduzione delle emissioni di gas serra, la decarbonizzazione del sistema energetico, la transizione verso un’economia circolare e la protezione della biodiversità. Il chiaro intento iniziale era mobilitare tutti i settori, dall’industria all’agroalimentare, dall’edilizia alla mobilità, per costruire un nuovo paradigma economico che unisse crescita e sostenibilità.

Nel marzo 2023, all’interno di questo quadro normativo strategico, la Commissione Europea propone la Green Claims Directive, con lo scopo di contrastare in modo sistematico il greenwashing (l’utilizzo strumentale di claim ambientali ingannevoli) esigendo che le imprese fondassero le loro comunicazioni ambientali su evidenze scientifiche, verifiche indipendenti e trasparenza documentale. Vennero introdotte anche regole severe per l'uso delle etichette ambientali, per cui solo marchi europei affidabili e sottoposti a controlli indipendenti potevano essere usati per promuovere prodotti “green”.

Questo provvedimento si inseriva fra altre misure strutturali del Green Deal, come l’aggiornamento della normativa sul consumo di merci e il rafforzamento della normativa sull’ecodesign. Lo scopo era proteggere i consumatori e favorire una concorrenza leale, spingendo le aziende a investire autenticamente nella sostenibilità. Del resto, a fine 2022 ricerche indicavano che oltre il 50% delle affermazioni ambientali delle aziende erano vaghe o infondate, e il 40% completamente prive di riscontri.

Tuttavia, proprio in vista dei triloghi, le negoziazioni fra Commissione, Parlamento e Consiglio, fissate per giugno 2025, la Commissione annuncia l’intenzione di ritirare la proposta legislativa sul Green Claims. Una decisione improvvisa, annunciata senza fornire motivazioni esaustive: “Nel contesto attuale, la Commissione intende ritirare la proposta” si limitava a dichiarare il portavoce Maciej Berestecki.

Negli ambienti parlamentari alcuni rappresentanti del Partito Popolare Europeo (PPE) hanno espresso forti riserve, definendo il provvedimento eccessivamente complesso, potenzialmente gravoso per le imprese, in particolare per le micro‑imprese (se ne contano tra i 30 e i 50 milioni nel mercato UE). In una lettera inviata alla Commissaria all’Ambiente, il PPE ha messo in dubbio l’utilità dell’atto, lamentando l’assenza di una valutazione d’impatto che giustificasse i costi e il peso normativo .

L’ex commissario all’Ambiente Virginijus Sinkevičius (Verdi) ha accusato il PPE di schierarsi a fianco dell’estrema destra, puntando il dito contro chi “ha investito nella transizione verde di buona fede”, denunciando un’ingerenza prematura da parte dell’esecutivo, fuori dalle competenze previste dal Trattato UE .

Peraltro, una sentenza del 2015 della Corte di Giustizia ha confermato che la Commissione può ritirare le proprie proposte legislative, ma solo in circostanze giustificate, ad esempio per obsolescenza o stallo istituzionale. Nel caso attuale nessuna delle due condizioni sembra presente, specilamente con trattative in stato avanzato e in un quadro istituzionale che non denunciava blocchi tali da rendere la norma obsoleta .

Di conseguenza, sono l Parlamento, attraverso rapporteurs come Sandro Gozi del gruppo Renew, ha dichiarato che le trattative dovevano proseguire, sostenendo che la decisione “non spetti ai gruppi politici, ma ai rapporteurs”. Anche il Consiglio, in particolare la Presidenza polacca, ha invitato a non interrompere i triloghi prima che la Commissione comunichi chiaramente la decisione ufficiale .

Fonti ufficiali dichiarono che non vi sarebbe stata ancora una decisione definitiva, ma solo l’intenzione di “informare i co-legislatori che si potrebbe considerare il ritiro”. Il risultato è una battuta d’arresto per il Green Deal, in quanto il ritiro della Green Claims Directive significherebbe che l’UE rinunci per ora a introdurre norme comuni europee contro il greenwashing. Al suo posto, resteranno in vigore le normative nazionali, con il rischio di ostacolare la coerenza e l’efficacia del mercato unico, lasciando imprese e consumatori senza un quadro normativo uniforme, e rilanciando un approccio “a pezzi” all’ambiente.

La Commissione deve ancora notificare il ritiro in modo formale al Parlamento e al Consiglio, in cui si aprirà una fase di possibili obiezioni istituzionali, che richiederebbe al Parlamento una maggioranza qualificata. Nel frattempo, aumentando la pressione, alcuni parlamentari invocano trasparenza sui legami fra PPE, gruppi conservatori e forze di destra radicale.

Resta dunque da vedere se questa battuta d’arresto sia un compromesso tattico o il primo passo verso un ridimensionamento sostanziale del Green Deal. La Commissione potrebbe ancora riformulare il provvedimento, semplificandolo o alleggerendolo.

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L'Autore

Riccardo Carboni

Classe 1999, laureato in Scienze internazionali e Diplomatiche presso l’Università di Bologna e da sempre appassionato di affari internazionali. Studente all’ultimo anno di Master in International Relations presso la LUISS, ha approfondito tematiche riguardanti la sicurezza internazionale seguendo forum e partecipando a programmi di pianificazione militari secondo la dottrina NATO. Autore all’interno di Mondo Internazionale per l’area tematica “Organizzazioni Internazionali”.

Born in 1999, he holds a bachelor’s degree in International and Diplomatic Sciences from the University of Bologna and have always been passionate about international affairs. Currently a final-year student in the Master's degree program in International Relations at LUISS, he has delved into issues related to international security by following forums and participating in military planning programs based on NATO doctrine. Author and contributor to Mondo Internazionale for the "International Organisations” section.

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