L’intelligenza artificiale rappresenta la nuova frontiera tecnologica dell’umanità. Al pari di eventi dirompenti come la rivoluzione industriale, l’elettricità e il World Wide Web, l’IA è destinata a trasformare in modo profondo e irreversibile come viviamo, lavoriamo e prendiamo decisioni. Si tratta di un territorio ancora in larga parte inesplorato, ricco di opportunità ma anche di rischi e sfide di natura politica e sociale. La corsa al predominio di questa tecnologia vede come protagoniste due superpotenze collocate ai lati opposti dello scacchiere internazionale: Stati Uniti e Cina, impegnate in una competizione complessa e in continua evoluzione. Entrambi gli attori presentano punti di forza e vulnerabilità, rendendo spesso difficile stabilire in modo oggettivo chi sia effettivamente in vantaggio. Alla luce di ciò, questo articolo si propone di rispondere a una domanda specifica: qual è l’attuale stato di avanzamento dell’intelligenza artificiale in Cina?
Prima di affrontare il quadro attuale, è utile ripercorrere alcune tappe fondamentali dello sviluppo dell’IA cinese. Il 2022 rappresenta un vero e proprio annus horribilis per Pechino. Nell’ottobre di quell’anno, gli Stati Uniti guidati dall’amministrazione Biden introducono severi controlli sulle esportazioni di SME (Semiconductor Manufacturing Equipment), ovvero macchinari altamente sofisticati necessari alla produzione dei semiconduttori più avanzati. A questi si aggiungono restrizioni sulle esportazioni dei chip NVIDIA di ultima generazione, componenti fondamentali per l’addestramento dei modelli di linguaggio di grandi dimensioni, noti come LLM (Large Language Models). Con il termine LLM si fa riferimento a modelli di intelligenza artificiale addestrati su enormi quantità di dati testuali, capaci di comprendere e generare linguaggio naturale in modo estremamente avanzato. Appena un mese dopo l’introduzione dei controlli statunitensi, OpenAI lancia sul mercato il suo primo modello di grande diffusione: ChatGPT. Per l’ecosistema cinese dell’IA si tratta di un colpo durissimo. Da quel momento, Pechino intensifica in modo significativo gli investimenti nel settore, con l’obiettivo di raggiungere l’indipendenza tecnologica e rendere l’intera filiera dell’intelligenza artificiale il più possibile indigena, un processo tuttora in corso.
Nel gennaio del 2025 si verifica però un evento che molti osservatori del settore definiscono un vero e proprio “momento Sputnik”. Una start-up con sede a Hangzhou presenta al mondo il proprio modello di linguaggio avanzato: nasce DeepSeek, un’IA in grado di competere direttamente con ChatGPT. A rendere questo sviluppo ancora più significativo è il fatto che DeepSeek è un modello open weight, a differenza di quello sviluppato da OpenAI. In un modello open weight, i parametri interni, i cosiddetti weights, ovvero i “pesi” che determinano il funzionamento del modello, sono resi pubblici, consentendo agli sviluppatori di effettuare operazioni di fine-tuning, cioè di adattare il modello a compiti specifici. Questi modelli risultano dunque più accessibili, economici e facilmente personalizzabili. L’impatto sul mercato è immediato. L’industria tecnologica statunitense viene scossa da un vero e proprio terremoto: NVIDIA perde, secondo le stime, circa 600 miliardi di dollari di capitalizzazione in sole 24 ore, una delle peggiori perdite nella storia della borsa statunitense.
A un anno di distanza da questo “Sputnik moment”, gli sviluppi sono stati numerosi. Oggi i modelli open weight cinesi riscuotono un successo crescente nel mercato globale dell’IA. Oltre a DeepSeek, si affermano attori come Qwen di Alibaba, Ernie di Baidu, Z.ai, Moonshot AI, MiniMax e Baichuan AI, solo per citarne alcuni. Questi modelli hanno attirato anche l’interesse di grandi aziende statunitensi, tra cui Pinterest e Airbnb, che hanno dichiarato di utilizzare soluzioni di intelligenza artificiale sviluppate in Cina. Come sottolineato dal CEO di Airbnb, Brian Chesky, Qwen di Alibaba rappresenta una soluzione “very good”, “fast” e “cheap”, dunque molto buona, veloce ed economica.
Tracciata questa breve panoramica, è ora possibile analizzare lo stato attuale dello sviluppo dell’IA in Cina. Le principali debolezze di Pechino sono notoriamente due: gli SME (Semiconductor Manufacturing Equipment) e i sistemi EDA (Electronic Design Automation). I primi comprendono l’insieme dei macchinari avanzati e di alcuni materiali speciali indispensabili per la produzione dei chip più sofisticati, che costituiscono la base del funzionamento delle intelligenze artificiali moderne. I secondi, invece, sono software fondamentali per la progettazione di circuiti elettronici complessi. SME ed EDA rappresentano alcune delle componenti più avanzate e strategiche della catena del valore dei semiconduttori e, almeno per il momento, restano in larga parte sotto il controllo degli Stati Uniti e dei loro alleati.
È tuttavia importante sottolineare che la Cina sta avanzando a una velocità impressionante. Secondo un report di Reuters, Pechino avrebbe recentemente completato un prototipo di macchina per la litografia ultravioletta estrema (EUV), uno degli SME più cruciali per la produzione di chip all’avanguardia. Reuters precisa però che questo prototipo non ha ancora prodotto chip funzionanti e che potrebbero essere necessari ancora diversi anni prima di raggiungere una piena operatività. Va ricordato che la litografia EUV è una tecnologia di estrema complessità: attualmente, una sola azienda al mondo è in grado di produrre queste macchine, la società olandese ASML. Anche la realizzazione di un prototipo rappresenta dunque un passo straordinario per la Cina.
Un ulteriore sviluppo degno di nota risale al luglio 2025, quando Huawei presenta CloudMatrix 384, una nuova infrastruttura per l’intelligenza artificiale costruita su 384 chip Ascend 910C, progettata per competere con i GB200 NVL72 di NVIDIA. Questi chip sono componenti fondamentali per l’addestramento e l’esecuzione dei modelli di IA su larga scala; per anni NVIDIA ha mantenuto una posizione di leadership pressoché incontrastata in questo segmento. Nel complesso, emerge una tendenza chiara: gli sviluppatori cinesi stanno aggirando abilmente le loro debolezze in ambito SME ed EDA puntando su modelli altamente efficienti dal punto di vista computazionale. Molti optano per architetture aperte di tipo MoE (Mixture of Experts), che attivano solo parti selezionate del modello in base al compito da svolgere, massimizzando l’efficienza anche in presenza di risorse computazionali limitate.
Un ulteriore punto di forza di Pechino in questa competizione tecnologica è rappresentato dal costante supporto statale al settore dell’IA. Per il governo cinese, lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e, più in generale, delle tecnologie avanzate costituisce un pilastro centrale della strategia nazionale. Il dominio tecnologico è strettamente legato, nella visione di Pechino, alla proiezione di potere geopolitico, come emerge chiaramente nel New Generation Artificial Intelligence Development Plan del 2017, che promuove uno sforzo nazionale coordinato per lo sviluppo dell’IA al servizio degli obiettivi strategici del Paese. È tuttavia necessaria una precisazione. Sebbene il supporto, e in alcuni casi il controllo, statale sia una pratica diffusa, DeepSeek, oggi considerata la punta di diamante dell’ecosistema cinese, avrebbe ricevuto durante la sua fase di sviluppo un sostegno statale limitato, se non addirittura nullo. In sintesi, sebbene storicamente la Cina abbia faticato a tenere il passo nei settori EDA e SME, i recenti progressi nella litografia ultravioletta, nella produzione di chip avanzati, l’adozione di modelli computazionalmente efficienti e il costante supporto pubblico stanno rendendo Pechino un avversario sempre più temibile.
Gli esperti concordano sul fatto che la Cina stia colmando il divario tecnologico con gli Stati Uniti a una velocità sorprendente. Yao Shunyu, ex ricercatore senior di OpenAI, ritiene plausibile che entro tre anni un’azienda cinese possa emergere come leader globale nel settore dell’IA. Anche Jensen Huang, CEO di NVIDIA, ha riconosciuto che il divario tra i due Paesi si sta riducendo rapidamente e che Huawei rappresenta un competitor da non sottovalutare. In linea con queste valutazioni, Demis Hassabis, CEO di Google DeepMind, sostiene che il gap tra le tecnologie AI cinesi e statunitensi si misuri ormai in pochi mesi. Hassabis pone però una questione cruciale: la Cina sta rapidamente completando il catch up tecnologico, ma sarà in grado di andare oltre? Riuscirà a innovare davvero, creando qualcosa di nuovo, o continuerà a limitarsi a rincorrere e perfezionare le innovazioni altrui? Questo interrogativo è centrale per determinare chi diventerà il leader globale dell’intelligenza artificiale.
La presunta mancanza di creatività è un tema che accompagna da lungo tempo la storia cinese, impegnata sin dalla metà del XIX secolo in un processo di catch up tecnologico rispetto alle potenze occidentali. Questa strategia è efficacemente riassunta dal proverbio cinese “換湯不換藥”, ovvero “cambiare la zuppa senza cambiare la medicina”: modificare le apparenze senza alterare la sostanza. Applicato al contesto tecnologico, ciò significa progredire e adattare innovazioni esistenti senza scardinare i fondamenti culturali e politici del sistema. La Cina ha dimostrato una notevole capacità di adapt, apply and improve tecnologie preesistenti, compensando in questo modo i limiti legati alla creatività. L’intelligenza artificiale rappresenterà il banco di prova definitivo: il settore in cui Pechino dovrà dimostrare di non essere soltanto un imitatore, ma un autentico innovatore.
In conclusione, la competizione sull’intelligenza artificiale è una sfida in costante evoluzione che vede contrapposte due grandi potenze. La Cina, spesso sottovalutata, ha raggiunto in pochi anni risultati straordinari, affermandosi come un competitor sempre più temibile. Tra progressi nella litografia ultravioletta, chip all’avanguardia e un approccio che premia l’efficienza, il divario tra Stati Uniti e Cina appare oggi fortemente ridimensionato, se non addirittura prossimo allo zero. Resta una domanda cruciale: la Cina sarà in grado di andare oltre la semplice capacità di adattamento e miglioramento tecnologico, smentendo definitivamente le accuse di mancanza di creatività?
Mondo Internazionale APS - Riproduzione Riservata ® 2026
Condividi il post
L'Autore
Sarah Azzurra Spada
Categorie
Tag
AI China Technology geopolitics USA US-China Artificial Intelligence