LA CORTE PENALE INTERNAZIONALE

cos’è, come funziona e a cosa serve

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  Giorgia Savoia
  28 febbraio 2025
  3 minuti, 44 secondi

Oggi al centro del dibattito pubblico italiano, la Corte Penale Internazionale (CPI) è stata oggetto di attacco da parte di Giorgia Meloni e Donald Trump, che ne hanno criticato il ruolo e l'operato. Ma cos’è realmente la CPI? Come funziona e quale obiettivo persegue?

La CPI è un tribunale penale internazionale, permanente, con il compito di giudicare individui accusati dei crimini più gravi, motivo di allarme per l’intera comunità internazionale: il crimine di genocidio, i crimini contro l’umanità, i crimini di guerra e, dal 2018, il crimine di aggressione.

Lo Statuto di Roma del 1998, entrato in vigore nel 2002, ha istituito la Corte, avente sede all’Aia. Ad oggi sono 125 gli Stati che hanno ratificato lo statuto: 33 sono Stati africani, 19 sono Stati dell'Asia-Pacifico, 20 dell'Europa orientale, 28 dell'America Latina e dei Caraibi e 25 dell'Europa occidentale. Gli Stati Uniti, la Russia, la Cina, Israele non riconoscono la giurisdizione della Corte, limitando di fatto il suo raggio d’azione. Inoltre, la CPI può esercitare la propria giurisdizione solo quando i sistemi giudiziari nazionali non sono in grado o non vogliono perseguire i crimini in questione, in ottemperanza al principio di complementarietà, e, a livello temporale, solo per crimini commessi dopo l’entrata in vigore dello Statuto.

La Corte si articola in quattro organi principali. La Presidenza si occupa della gestione amministrativa e rappresenta l’istituzione a livello internazionale. Le Camere giudicanti, suddivise in tre livelli (Preliminare, Primo Grado e Appello), conducono i processi. L’Ufficio del Procuratore raccoglie prove, conduce le indagini e avvia le azioni legali, mentre la Cancelleria fornisce supporto tecnico e logistico. 

La CPI può aprire procedimenti su richiesta di uno Stato membro, per iniziativa del Consiglio di Sicurezza dell’ONU o direttamente su decisione del Procuratore, previa autorizzazione della Camera Preliminare.

Il procedimento presso la CPI si sviluppa in diverse fasi:

  1. Esame preliminare: il Procuratore verifica se esistono indizi sufficienti e se i presunti crimini rientrano nella giurisdizione della Corte. Se le condizioni sono soddisfatte, il Procuratore raccoglie prove e può richiedere un mandato d’arresto o una convocazione per gli indagati.
  2. Fase pre-processuale: la Camera Preliminare, composta da tre giudici, ascolta il Procuratore, la difesa e i rappresentanti delle vittime e decide entro 60 giorni se ci sono elementi sufficienti per avviare un processo.
  3. Processo: un collegio di tre giudici esamina le prove e pronuncia una sentenza, che può prevedere pene fino all’ergastolo, oltre a risarcimenti per le vittime.
  4. Appello: sia il Procuratore che la difesa possono ricorrere in appello. Una camera composta da cinque giudici può confermare, annullare o modificare la sentenza.
  5. Esecuzione della sentenza: se i condannati vengono arrestati grazie alla collaborazione delle autorità nazionali, scontano la pena nelle carceri degli stati parte dello Statuto.

Attualmente, la CPI sta conducendo inchieste su numerosi conflitti e violazioni dei diritti umani in paesi come Sudan, Repubblica Democratica del Congo, Ucraina e Myanmar. Ha perseguito con successo individui per crimini di guerra commessi nell’ex Jugoslavia e ha risolto casi di rilievo per la giustizia internazionale, facendo luce sui crimini legati all’uso di bambini soldato, alla distruzione del patrimonio culturale, alla violenza sessuale e agli attacchi contro civili innocenti. 

Negli anni, ha emesso mandati di arresto contro leader politici e militari, tra cui l’ex presidente sudanese Omar al-Bashir e il presidente russo Vladimir Putin per crimini legati alla guerra in Ucraina. 

Tuttavia, il suo operato incontra ostacoli rilevanti: l’emissione di un mandato e l’arresto dei sospetti sono difficili, poiché la Corte non dispone di una propria forza di polizia e dipende dagli Stati membri per l’esecuzione degli ordini. 

Le critiche recenti di Meloni e Trump si inseriscono in un dibattito più ampio sulla legittimità e l’imparzialità della giustizia internazionale. Da un lato, la CPI rappresenta un tentativo concreto di contrastare l’impunità e garantire giustizia alle vittime di crimini efferati; dall’altro, la sua efficacia dipende dalla volontà politica degli Stati e dalla loro disponibilità a collaborare. 

Il futuro della Corte, quindi, è legato alla capacità della comunità internazionale di rafforzarne il ruolo e superare le resistenze politiche che ne limitano l’operato.

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Giorgia Savoia

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Società

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CPI Corte Penale Internazionale genocidio Crimine di guerra crimini contro l'umanità crimine crimine di aggressione complementarietà