La crisi politica francese scuote una fragile Europa

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  Tiziano Sini
  11 dicembre 2024
  3 minuti, 14 secondi

La crisi politica che si è aperta negli ultimi giorni in Francia è stato l’ennesimo colpo a un sistema che ormai da più di un anno vive in fortissima sofferenza, e a cui lo stesso Macron, Presidente della Repubblica francese, non ha saputo porre rimedio e invertirne la tendenza Nonostante una chiamata alle urne eccezionale la scorsa estate, le frizioni e i fragili equilibri hanno portato alle dimissioni del Premier Michel Barnier, il cui governo è durato solamente tre mesi, dopo un pesante voto di sfiducia[1].

Nel panorama politico francese sembra delinearsi, infatti, una forte polarizzazione intorno ai due principali schieramenti politici : il Rassemblement National guidato da Marine Le Pen, che mai come in questo momento sembra in ascesa, e la coalizione di sinistra del Nuovo Fronte Popolare che, nonostante le numerose divergenze interne, racchiude le diverse anime della gauche, come i Socialisti e La France Insoumise. Quest’ultimi usciti di fatto come i grandi vincitori dalle elezioni estive, dopo una sfida serrata, con la destra.

Di fronte a una situazione di estrema fragilità e nonostante le numerose pressioni da parte delle opposizioni per spingerlo alle dimissioni, è evidente come Macron stia cercando di tirare dritto promettendo di continuare il suo mandato e programmando nei prossimi giorni la formazione di un nuovo esecutivo di scopo che, accogliendo anche esponenti delle opposizioni, riesca ad approvare il budget.

La profonda crisi francese in parte ricalca quanto successo nelle scorse settimane anche in Germania, dove la cosiddetta “coalizione tricolore”, formata da socialisti, verdi e liberali, è entrata in crisi. La causa principale sono le gravi spaccature interne e di posizione non più conciliabili fra le parti, come dimostrato dalla contrapposizione dello stesso Presidente Scholz con il Ministro delle finanze, il liberale Christian Lindner, poi licenziato. A decidere le sorti del governo, anche in questo caso, sarà il prossimo voto di sfiducia, fissato per il 16 dicembre, anche se le sorti dell'esecutivo paiono già segnate, con le prossime elezioni da tenersi entro il prossimo gennaio.[2]

Anche considerando la fortissima polarizzazione politica che sta emergendo a livello internazionale, questo scenario sembra più complicato di quello del 2016, quando si susseguirono le elezioni di Trump negli USA e la Brexit. Tuttavia, nonostante le difficoltà, al tempo i sistemi nazionali e di quello europeo dimostrarono una tenuta molto forte. La situazione attuale, invece, appare per certi aspetti più drammatica, non solo per la duplice crisi politica ed economica che attanaglia la locomotiva d’Europa, costituita da Francia e Germania, ma anche per l’inconsistenza e le fragilità emerse negli ultimi mesi a seguito delle elezioni europee e della formazione della nuova Commissione. L’apertura a coalizioni di destra ed equilibri fragili da mantenere, infatti, hanno fatto partire in maniera claudicante il nuovo corso politico dell'Unione.

Proprio sul piano europeo, inoltre, è importante evidenziare un fatto piuttosto rilevante delle ultime ore, che testimonia questa turbolenta fase: il viaggio della Presidente Von der Leyen a Montevideo. Dopo un lungo periodo di gestazione, la visita ha come obiettivo la chiusura dei negoziati tecnici di uno degli accordi commerciali e di libero scambio più dibattuti ed economicamente importanti della storia: il Mercosur.

Una scelta, questa, che non è stata accolta positivamente da molti leader europei, profondamente contrari a questo accordo, i cui impatti stimati saranno profondi sull’economia europea. Una tra le voci contrarie è quella dello stesso Macron, da sempre estremamente scettico e critico verso l’accordo. Proprio durante la crisi dell’esecutivo, il Presidente francese ha tenuto a contattare la Presidente della Commissione europea, ritenendosi profondamente deluso e definendo inaccettabile l’accordo in via di definizione[3].



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Tiziano Sini

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