La Spagna è stata accusata da diverse ONG di non star rispettando il diritto all’asilo nell’affrontare la questione migratoria a Ceuta.
Tre mesi dopo l’inizio della crisi migratoria verificatasi a Ceuta a fine luglio 2026, ancora molte persone restano bloccate nell’enclave spagnolo.
Il governo Sanchez sta cercando di rispondere alla situazione accelerando l’espulsione dei migranti verso il Marocco, rischiando così di minare il diritto all’asilo di chi teme il rientro nel proprio Paese per questioni politiche, di genere o di orientamento sessuale.
Un uomo transessuale di nome Maad, di 23 anni, afferma: “se ritorno là, mi uccideranno o mi ucciderò io”. Diversi migranti affermano di essere migrati dal Marocco per fuggire alle discriminazioni legate alla loro identità di genere.
Circa 12.000 migranti sono ritornati in Marocco da questa estate in maniera “volontaria”, secondo quanto riportano le autorità spagnole. Queste affermano anche di aver già risposto a circa 700 di 1200 domande d’asilo che sono state presentate.
Tuttavia, 8 ONG, tra cui figurano Oxfam e Amnesty, chiedono maggiore trasparenza al governo spagnolo e mettono in luce le pressioni che sono state esercitate sui migranti. La direttrice di Amnesty International Spain, Esteban Beltrán, afferma di temere che, anziché rimpatri volontari, siano in atto espulsioni di massa, come invece affermano le autorità spagnole. Le ONG mettono in luce la necessità di tutelare specialmente coloro che fuggono da conflitti e/o a cui manca una assistenza legale.
Martedì 13 ottobre, giorno in cui il re Filippo VI si é recato simbolicamente a Ceuta, otto ONG hanno anche annunciato di avere intenzione di rivolgersi al Difensore Civico Spagnolo per denunciare la poca trasparenza delle autorità spagnole per quanto riguarda i rimpatri volontari e i loro obblighi per quanto riguarda i diritti di asilo, la protezione legale effettiva e il principio di non-respingimento. Ramses Mohamed Azumik, membro di Emil (una delle associazioni firmatarie), afferma che “numerosi migranti non sono debitamente informati sui loro diritti”, e che “noi sappiamo che evacuando le spiagge per fare spazio prima della visita reale, la polizia ha detto ai migranti che restando a Ceuta rischiano di essere espulsi per minimo cinque anni. Eppure, la realtà è più complessa.
Azumik ha parlato di un “abbandono istituzionale” che colpisce soprattutto bambini, donne vittime di violenza e persone LGTQIA+. Inoltre, coloro che provengono da Paesi in stato di guerra, come lo Yemen o il Sudan, sono gradualmente respinti in Marocco, senza essere informati sul loro diritto a richiedere domanda di asilo.
Le ONG hanno inoltre sottolineato il fatto che da fine luglio continuano “a denunciare le violenze verbali, fisiche e psicologiche di cui i migranti sono vittime da parte della polizia e dei militari”.
La situazione a Ceuta resta dunque delicata. La pressione politica che ha portato le autorità spagnole ad accelerare i rimpatri sta minacciando il diritto all’asilo e all’assistenza legale dei migranti. Nonostante l’ondata di migranti che sono approdati a Ceuta sia politicamente complessa e amministrativamente da gestire per il governo spagnolo, è bene ricordare che i diritti dei richiedenti asilo rientrano nel Diritto Internazionale dalla Convenzione di Ginevra del 1951, ed includono quello di non essere espulsi e rinviati al confine, l’accesso alla giustizia e l’assistenza pubblica.
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L'Autore
Giovanni Graziano
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migrazione Diritti umani richiedenti asilo Rifugiati