La fine del New START e il vuoto nel controllo delle armi nucleari

  Articoli (Articles)
  Tiziano Sini
  12 febbraio 2026
  3 minuti, 12 secondi

Il 5 febbraio 2026 è scaduto il trattato New START, l’ultimo accordo rimasto tra Stati Uniti e Russia, finalizzato a limitare rispettivamente i propri armamenti nucleari strategici. Con la sua fine, per la prima volta dalla Guerra Fredda, le due maggiori potenze atomiche del mondo non sono più vincolate da alcun accordo giuridicamente vincolante sul numero di testate e sui sistemi di lancio. È un passaggio storico che apre una fase di forte incertezza per la sicurezza globale.

Il New START era entrato in vigore nel 2011 e rappresentava l’evoluzione più recente di una lunga serie di trattati sul controllo degli armamenti nucleari. Stabiliva limiti precisi: ciascun Paese poteva schierare al massimo 1.550 testate nucleari strategiche operative e non più di 700 sistemi di lancio, tra missili balistici intercontinentali, missili lanciati da sottomarini e bombardieri pesanti. Oltre ai numeri, il trattato prevedeva un articolato sistema di verifiche, ispezioni reciproche e scambi di dati, considerati fondamentali per mantenere trasparenza e ridurre il rischio di errori di calcolo

Già prima della sua scadenza, però, il New START era diventato in gran parte inefficace. Le ispezioni erano state sospese dal 2020, inizialmente a causa della pandemia e poi per il peggioramento delle relazioni tra Washington e Mosca. Nel 2023 la Russia aveva annunciato la sospensione della propria partecipazione al trattato, pur dichiarando di voler continuare a rispettarne i limiti in modo unilaterale. Gli Stati Uniti avevano fatto una dichiarazione simile, ma senza un accordo formale e senza meccanismi di controllo attivi: il trattato era ormai svuotato.

La sua scadenza non è quindi arrivata all’improvviso, ma segna comunque un punto di rottura. Come sottolineano diversi osservatori, l’assenza di limiti legali non implica automaticamente un aumento immediato degli arsenali, ma elimina un importante strumento di stabilità. Senza obblighi di trasparenza, ogni mossa dell’altro diventa più difficile da interpretare, aumentando il rischio di sospetti, reazioni preventive e, nel lungo periodo, di una nuova corsa agli armamenti.

Le reazioni internazionali sono state improntate alla preoccupazione. Il segretario generale delle Nazioni Unite ha parlato di un “momento grave” per la pace e la sicurezza globale, ricordando che il controllo degli armamenti nucleari è stato per decenni uno dei pilastri della prevenzione dei conflitti tra grandi potenze. Visione condivisa anche da numerosi esperti, che hanno avvertito che la fine del New START indebolisce di fatto l’intero sistema di non proliferazione.

Stati Uniti e Russia, dal canto loro, si accusano reciprocamente della responsabilità del fallimento. Washington sostiene che qualsiasi nuovo accordo dovrebbe includere anche la Cina, il cui arsenale nucleare è in crescita, mentre Mosca denuncia l’impossibilità di negoziare in un contesto di forte ostilità politica e militare. Pechino, invece, respinge l’idea di un trattato trilaterale, ritenendo sproporzionato confrontare il proprio arsenale con quelli di USA e Russia.

Dallo scenario attuale sembra quindi evidente come, nel breve periodo, sia improbabile che venga negoziato un nuovo trattato sostitutivo, viste le numerose tensioni internazionali, fra cui la guerra in Ucraina, i cui negoziati fra Russia, Ucraina e gli stessi Usa che stentano a decollare.

Allo stesso tempo, però, il contesto attuale desta ancora più preoccupazione, soprattutto, se quest’ultima scelta viene letta come l’ennesima decisione dedita al cambiamento ed alla proiezione in una fase storica senza precedenti, dove, appunto, la fine del trattato New START è solo l’ultima tappa della fine di quel multilateralismo che ha caratterizzato parte del Novecento e i primi anni Duemila, ma ritenuto un passo fondamentale al raggiungimento della pace e degli equilibri globali.

Mondo Internazionale APS - Riproduzione Riservata ® 2026

Condividi il post

L'Autore

Tiziano Sini

Tag

USA nuclear weapons Russia Cina Multilateralism