La fossa comune di Guaviare: otto corpi e nessun colpevole
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Il 2 luglio 2025, nel dipartimento colombiano di Guaviare, al confine con l’Amazzonia, sono stati ritrovati otto corpi in una fossa comune. Le vittime erano leader religiosi e attivisti, appartenenti a una missione cristiana e scomparsi mesi prima. Il massacro è attribuito a dissidenti delle FARC-EP, in particolare alla fazione “Armando Ríos”. Questo episodio ha riacceso l’attenzione su come la pace firmata nel 2016 non abbia eliminato la violenza, ma ne abbia trasformato le modalità.
I fatti in breve
Le otto vittime erano membri di una missione cristiana originaria del dipartimento di Arauca, impegnata in attività umanitarie e di supporto alle comunità locali, soprattutto in educazione, assistenza sociale e promozione della pace in un territorio controllato da gruppi armati illegali. Questi leader svolgevano un ruolo fondamentale nel rafforzare la coesione sociale e nella resistenza non violenta contro il dominio delle fazioni armate e delle attività illecite.
Secondo le autorità, il massacro è stato compiuto da dissidenti delle FARC-EP, in particolare dalla fazione “Frente Armando Ríos”, guidata da Iván Mordisco. Questo gruppo è attivo nella regione amazzonica e continua a praticare narcotraffico e controllo territoriale attraverso intimidazioni e violenza. Si ritiene che l’uccisione sia legata alla volontà di impedire la formazione di nuove cellule nemiche, come quelle dell’ELN, e di mantenere il controllo assoluto del territorio.
La conferma della responsabilità dei dissidenti è arrivata grazie al ritrovamento di fotografie delle vittime nel telefono cellulare di un guerrigliero catturato, collegando direttamente il gruppo al massacro.
Questo caso ha scosso profondamente la Colombia, evidenziando come la pace firmata nel 2016 tra governo e FARC-EP, pur avendo portato al disarmo di gran parte dei guerriglieri, non abbia posto fine alla violenza. I vuoti di potere nelle zone rurali sono stati riempiti da dissidenti e gruppi criminali, mantenendo elevate la conflittualità e le violazioni dei diritti umani.
Controllo del territorio e attacco alla libertà di culto
Guaviare è una delle regioni più vulnerabili della Colombia, dove la mancanza di uno Stato forte ha lasciato il campo libero a gruppi armati post-FARC. In questa terra di confine tra illegalità e natura incontaminata, narcotraffico, estorsioni e sfruttamento ambientale dominano, impuniti. Chiunque cerchi di opporsi, di promuovere il cambiamento o di organizzare la comunità diventa un bersaglio facile. Le vittime, figure pubbliche come educatori e leader spirituali, sono state eliminate non solo per togliere loro la vita, ma per lanciare un chiaro messaggio di terrore e controllo.
L’uccisione di questi leader religiosi rappresenta un attacco diretto ai pilastri della coesione sociale e della libertà religiosa in molte aree rurali, dove la fede non è solo devozione ma anche sostegno, educazione e protezione. Distruggere chi incarna questi valori significa spezzare ogni forma di resistenza non violenta e indebolire la comunità stessa. Questo crimine non è solo un problema di sicurezza, ma una ferita profonda ai diritti umani fondamentali: la libertà di culto, la dignità personale e il diritto alla verità e alla giustizia.
La fossa come simbolo di impunità
Secondo la Fiscalía General, alcune vittime sono state costrette a scavare la propria tomba, un atto atroce che richiama gli aspetti più brutali dei conflitti armati. La fossa comune non è solo un luogo fisico: è un dispositivo di cancellazione, un tentativo di negare non solo la vita, ma anche la memoria e la dignità di quelle persone. La sua scoperta rappresenta una sconfitta dello Stato colombiano, incapace di proteggere otto cittadini uccisi e sepolti nel silenzio, senza giustizia.
Il presidente Gustavo Petro ha condannato duramente il crimine, definendolo un vero e proprio “attacco alla libertà religiosa”. Anche la Chiesa e le Nazioni Unite hanno espresso profonda indignazione. Tuttavia, al di là delle parole, rimangono questioni irrisolte:
- Chi tutela oggi le comunità rurali?
- Quali garanzie hanno i leader sociali e religiosi per svolgere il loro ruolo?
In assenza di risposte concrete, il ciclo di paura e violenza si perpetua.
Assenza dello Stato, assenza di pace
Secondo l’ONG Indepaz, nel 2024 in Colombia si sono verificati più di 90 massacri e oltre 150 leader sociali sono stati assassinati. Il processo di pace del 2016 ha disarmato parte dei gruppi armati, ma ha lasciato ampi vuoti di potere nelle zone rurali, che sono stati rapidamente occupati da dissidenti e gruppi criminali. La fossa comune di Guaviare non è che l’ultimo, tragico sintomo di un male profondo: l’impunità sistemica e l’incapacità dello Stato di garantire sicurezza e diritti al di fuori dei centri urbani.
Scrivere
di otto corpi trovati in una fossa nella selva colombiana non è solo
cronaca nera, ma il racconto di un fallimento collettivo. Il diritto
alla vita, alla libertà religiosa e alla partecipazione comunitaria
non può essere garantito a metà Paese e negato all’altra metà.
Ogni fossa comune è una ferita aperta e finché lo Stato non sarà
presente con giustizia e protezione nei luoghi più remoti, sarà
impossibile parlare davvero di pace.
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L'Autore
Gaia Ciceri
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Colombia Fosse comuni FARC Gustavo Petro