Dalla Colombia ai nuovi fronti di guerra

Il mercato internazionale degli ex soldati colombiani

  Articoli (Articles)
  Angela Sartori
  01 marzo 2026
  5 minuti, 41 secondi

Negli ultimi anni la Colombia sta assistendo ad un fenomeno preoccupante: un numero crescente dei suoi ex soldati sta abbandonando il paese per arruolarsi in eserciti di altri stati e combattere in conflitti stranieri. Moltissime testimonianze arrivano dal fronte ucraino, dalla guerra civile in Sudan e dal Messico. Le cause mettono in luce la fragile situazione sociale dello stato colombiano nei confronti dei suoi veterani di guerra.

Il problema dei veterani

La Colombia è lo stato con il secondo esercito sudamericano più grande dopo il Brasile, con più di 260 mila truppe attive. Per circa 60 anni la Colombia è infatti stata teatro di una guerra civile tra il governo centrale e i gruppi armati ribelli, come le FARC, Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia - Ejército del Pueblo. Questo ha portato alla necessità di un numeroso contingente di soldati, sia da parte del governo che dei ribelli, in particolare intorno agli anni 2000, quando gli scontri si sono intensificati. Con la pace, firmata nel 2016, la situazione, sebbene rimanga attualmente instabile, è migliorata. Il risultato è stata una minore esigenza di soldati da parte dell’esercito nazionale.

Inoltre, l’età pensionabile media di un soldato colombiano è intorno ai 40 anni. Di conseguenza, molti dei soldati attivi durante gli anni 2000 hanno raggiunto l’età di congedo. Ed è proprio da questo momento che per molti di loro sono iniziati i problemi, principalmente di natura economica. Lo stipendio di un soldato si aggira intorno ai 1000$, mentre la pensione di solito è sui 400$, meno della metà, e per molti non è una cifra sufficiente per vivere. Per questo molti cercano altri lavori, ma per un ex soldato non ci sono molte scelte. Uno dei ripieghi più comuni è lavorare nell’ambito della sicurezza per aziende private, che, purtroppo, non è molto remunerativo. Una variante meglio retribuita è rimanere nella stessa sfera, ma al servizio di organizzazioni criminali, ancora molto presenti nello stato colombiano. Oltre ad essere illegale, l’incolumità degli ex soldati è sottoposta ad un rischio maggiore. La terza opzione, e tra le più popolari, è l’arruolamento presso eserciti stranieri.

Dove e perché combattono oggi

I soldati colombiani sono molto apprezzati all’estero. Visto il lungo periodo di conflitto che ha caratterizzato il loro paese, hanno avuto esperienza diretta sul campo. Inoltre sanno utilizzare anche armi e sistemi di comunicazioni secondo gli standard della NATO, data la stretta collaborazione che lo stato colombiano ha avuto con gli Stati Uniti. Sono anche considerati meno costosi rispetto ai soldati occidentali.

Il fenomeno degli ex soldati colombiani all’esterno non è nuovo: in passato hanno combattuto in Afghanistan, Yemen, Libia e Somalia. Oggi si trovano maggiormente in Ucraina e in Sudan. Trovano gli annunci di arruolamento sui social o con il passaparola. La paga offerta è decisamente più alta rispetto a quelle che avrebbero potuto trovare in patria. In Sudan lo stipendio va dai 1500$ ai 3000$, mentre in Ucraina si arriva perfino ai 5000$ per le situazioni più a rischio.

Si stima che attualmente in Ucraina siano presenti dai 1000 ai 2000 soldati colombiani, mentre dall’inizio dell’invasione russa si ritiene che ci siano stati almeno 7000 in totale. Molti dei contratti per l’Ucraina offrono compensi ai familiari in caso di morte.

Tra i 300 e i 550 sono periti durante gli scontri, rendendo la Colombia il contingente straniero con più perdite in Ucraina e per questo la bandiera colombiana è presente nei monumenti commemorativi delle vittime a Kyiv.

I colombiani che si ritrovano a combattere in Sudan, invece, sono arruolati dagli Emirati Arabi Uniti attraverso agenzie private, anche se hanno sempre negato il loro coinvolgimento. Si stima che gli Emirati Arabi Uniti abbiano iniziato ad arruolare soldati colombiani intorno al 2010, all’inizio per tenere sotto controllo gli impianti petroliferi. Col tempo, sono stati sempre più coinvolti in conflitti in cui gli UAE esercitano la loro influenza, come in Sudan. Qui, sebbene molti soldati considerino le dinamiche di questo conflitto più “calme” rispetto ai loro trascorsi in Colombia, si ritrovano a fare gli insegnanti alle nuove reclute, che spesso sono bambini.

Oltre a questo, ci sono ovviamente ulteriori conseguenze per i soldati e i loro familiari. Spesso, in caso di morte, è comunque difficile riuscire ad avere un risarcimento, anche se pattuito, e diventa complicato anche recuperare la salma. Inoltre, molti dei veterani che tornano in Colombia riportano traumi non solo fisici, ma anche psicologici.

Il governo è preoccupato anche da quei militari che, tornando, possono offrire le competenze acquisite alle organizzazioni criminali. Questo sembra però non essere stato ancora messo in pratica.

Tra diritto internazionale e reintegrazione post-conflitto

Il quadro giuridico di queste persone rimane comunque dibattuto. Nel dicembre del 2025, il Congresso colombiano ha ratificato la convenzione delle Nazioni Unite contro i mercenari. Questa scelta è stata supportata dal governo del presidente Gustavo Petro, in carica dal 2019. Tuttavia, è solo uno scarno tentativo di contrastare un fenomeno ben più complesso. Non solo la convenzione è valida per gli stati che l’hanno effettivamente ratificata, e molti di quelli che assumono i veterani colombiani non l’hanno fatto, ma, secondo la sua definizione del termine “mercenario”, i colombiani in Ucraina non possono essere considerati tali. Secondo la definizione della Convenzione, i soldati che combattono per l’Ucraina non sono di fatto mercenari, dato che prendono la stessa paga dei soldati ucraini e sono regolarmente inseriti nelle Forze Armate Ucraine.

Inoltre, secondo il diritto internazionale, i mercenari non hanno lo stesso status degli altri combattenti. Di conseguenza, godono di protezioni molto più limitate, sia in caso di morte sia se venissero imputati di crimini commessi durante il conflitto, dei quali possono essere ritenuti personalmente responsabili.

Questo fenomeno solleva interrogativi profondi sul contesto sociale in cui si trovano molti ex soldati in Colombia. Per anni hanno svolto un ruolo ritenuto essenziale per la sicurezza del paese, con una retribuzione relativamente stabile. Con la fine del conflitto, però, molti di loro si sono ritrovati ai margini. Esistono programmi di reintegrazione, ma si stanno dimostrando insufficienti, dato che, oltre alle basse pensioni, le competenze acquisite in ambito militare spesso non trovano un corrispettivo nel mercato del lavoro civile. Il risultato è una mobilità forzata che riflette più le fragilità del sistema interno che una reale volontà di combattere altrove. In questo senso, la gestione del dopoguerra, più che il conflitto stesso, sta determinando oggi il destino di un’intera generazione di militari.

Mondo Internazionale APS - Riproduzione Riservata ® 2026

Condividi il post

L'Autore

Angela Sartori

Angela Sartori si è laureata in Interdisciplinary Research and Studies on Eastern Europe (MIREES) presso l'Università di Bologna. Le tematiche che ha affrontato durante il suo corso di studi si sono concentrate principalmente sui fenomeni migratori e sulle problematiche legate alle minoranze etniche, nonché sulle relazioni lasciate dall'eredità sovietica in particolare in Ucraina, nella Federazione Russa e negli stati del Caucaso meridionale.

Categorie

Diritti Umani

Tag

Sudan Gustavo Petro mercenaries