La guerra (non) ha volto di donna

Ucraina, quarto anniversario del conflitto e la resistenza delle donne. “Non si torna indietro”: sempre più ucraine si arruolano nell'esercito per combattere la Russia

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  Giuliana Băruș
  24 febbraio 2026
  4 minuti, 13 secondi

Un numero crescente di donne ucraine si arruola nell'esercito, quando la guerra su vasta scala di Mosca contro Kyiv segna oggi il quarto anniversario. Questo accade mentre la fine dei combattimenti non sembra affatto più vicina di quanto non lo fosse a gennaio 2025, quando il presidente Trump si è (re)insediato alla Casa Bianca promettendo di mediare per ottenere rapidamente la pace. E si verifica in un momento in cui la disponibilità di uomini per il fronte continua a scarseggiare. Non la guerra dunque, ma la resistenza alla guerra è donna.  

Una seconda opportunità: dal carcere al fronte
“Per me, la mobilitazione delle condannate è un passo verso una nuova vita. Sono pronta a dedicarmi pienamente a questa causa”, dice un'ex detenuta ucraina reclutata per combattere nell'oblast di Zaporizhzhia. Crede che la prigione sia stata solo una fase, non qualcosa che definisce tutta la sua vita. Ora può costruire un futuro diverso. “Per i miei figli, non sarò più una mamma detenuta, ma una mamma soldato”.

I requisiti per vedersi commutare la pena carceraria nell'arruolamento sono stringenti. Il 1° Reggimento d'Assalto cerca volontarie senza dipendenza da droghe o alcol: i comandanti sono convinti che queste problematiche “diradino” il personale più rapidamente degli attacchi nemici. Altri requisiti includono l'assenza di gravi malattie infettive, come la tubercolosi o l'HIV, così come una stabilità emotiva in grado di reggere alla tensione della vita in prima linea. Dopo la selezione e la firma di un contratto con le Forze Armate dell'Ucraina, segue un breve addestramento sul campo. E, poi, il fronte, dove la sopravvivenza dipende dall'abilità, dalla forza e dalla fortuna.

Nella regione di Zaporizhzhia, la realtà della guerra comincia a prendere forma. Nonostante le condizioni siano estremamente dure e nulla può davvero preparare al campo di battaglia finché non lo si vive in prima persona, il tempo trascorso in reclusione ha reso le combattenti più resilienti. Per queste donne non c'è, però, ritorno. Se falliscono, ne pagheranno le conseguenze e saranno rimandate in prigione.

In prima linea 
L'esercito di Kyiv è diventato molto più ricettivo nei confronti delle donne rispetto ai primi giorni dell'invasione su vasta scala, quando gli uomini ucraini facevano la fila nei centri di reclutamento per diventare soldati.

Fino all'approvazione di una legge del 2018 da parte della Verchovna Rada, il parlamento monocamerale ucraino, l'esercito era un'istituzione patriarcale: alle donne non era legalmente consentito prestare servizio in posizioni di combattimento o studiare tutte le discipline nelle università militari.

Le donne che si arruolarono nei battaglioni quando la Russia invase parti dell'Ucraina orientale e meridionale nel 2014 combatterono in prima linea, ma furono classificate come non combattenti. Facevano parte dell'esercito, ad esempio, alcune biatlete ucraine, che erano, ovviamente, ottime cecchine, ma secondo i loro documenti risultavano essere cuoche.

Per gli Stati membri della NATO, già a metà degli anni '70, le donne avevano l'opportunità di ottenere un grado militare in paesi come Danimarca, Francia, Belgio, Canada, Germania, Gran Bretagna, Stati Uniti, Grecia, Paesi Bassi, Norvegia, Portogallo e Turchia. Molte di loro all'epoca si impegnavano non solo nell'assistenza medica e alimentare, ma anche, come avviene oggi, nelle truppe di terra e di frontiera, nell'artiglieria, nella marina e nell'aeronautica. Le prime menzioni relative alla partecipazione di massa delle donne alle campagne militari risalgono all'inizio del ventesimo secolo, ovvero agli anni della prima guerra mondiale. E le donne ucraine in questa lista erano tra le prime in termini numerici.

Oggi rappresentano circa il 20% dei cadetti militari di Kyiv: degli oltre 400.000 soldati attualmente in servizio nelle Forze Armate dell'Ucraina, circa un quinto sono donne e migliaia di loro prestano servizio ufficialmente in posizioni di combattimento. Tra queste ci sono pilote di caccia, comandanti di artiglieria, operatrici di droni e ingegnere in servizio in diverse unità militari.


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L'Autore

Giuliana Băruș

Studi in Giurisprudenza e Diritto Internazionale a Trieste.
Oltre che di Diritto (e di diritti), appassionata di geopolitica, giornalismo – quello lento, narrativo, che racconta storie ed esplora mondi fotoreportage, musica underground e cinema indipendente.

Da sempre “permanently dislocated un voyageur sur la terreabita i confini, fisici e metaforici, quelle patrie elettive di chi si sente a casa solo nell'intersezionalità di sovrapposizioni identitarie: la realtà in divenire si vede meglio agli estremi che dal centro. Viaggiare per scrivere soprattutto di migrazioni, conflitti e diritti e scrivere per viaggiare, alla ricerca di geografie interiori per esplorarne l’ambiguità e i punti d’ombra creati dalla luce.

Nel 2023, ha viaggiato e vissuto in quattro paesi diversi: Romania, sua terra d'origine, Albania, Georgia e Turchia.
Affascinata, quindi, dallo spazio post-sovietico dell'Europa centro-orientale; dalla cultura millenaria del Mediterraneo; e dalle sfaccettate complessità del Medio Oriente.

In Mondo Internazionale Post è autrice per la sezione Organizzazioni Internazionali”.

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