La guerra tra Russia e Ucraina continua in Iran: la battaglia dei droni è globale

Cooperazione militare e scambio di intelligence, ma anche droni a basso costo: come il conflitto in Iran rischia di coinvolgere l'Ucraina e l'Europa

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  Giuliana Băruș
  21 aprile 2026
  5 minuti, 39 secondi

La Russia ha intensificato la condivisione di informazioni di intelligence e la cooperazione militare con l'Iran, fornendo immagini satellitari e tecnologie avanzate per i droni al fine di supportare Teheran nel colpire le forze statunitensi nella regione.

Secondo quanto riferito da fonti a conoscenza dei fatti, Mosca sta cercando di supportare il suo più stretto alleato mediorientale nella lotta contro la potenza militare di Israele e Stati Uniti, e di prolungare così una guerra che le apporta vantaggi sia militari che economici.

Il Wall Street Journal ha riportato per primo, già a marzo scorso, l'intensificarsi di tale cooperazione: dal 28 febbraio 2026, Mosca ha ampliato la condivisione di informazioni di intelligence e la collaborazione militare per aiutare Teheran a rimanere in gioco nella lotta contro la potenza militare statunitense e israeliana. Il Cremlino ha definito la notizia “fake news”.

L'offerta di Putin 
Interrompere la cooperazione con l'Iran se gli USA tagliano gli aiuti all'Ucraina: è questa una delle diverse proposte riguardanti il conflitto in Iran avanzate dalla Russia agli Stati Uniti, che le hanno respinte tutte.

Mosca avrebbe infatti proposto alla Casa Bianca un quid pro quo in base al quale il Cremlino avrebbe smesso di condividere informazioni di intelligence con l'Iran come le coordinate precise delle basi militari statunitensi in Medio Oriente – se Washington avesse cessato di fornire all'Ucraina informazioni di intelligence sulla Russia.

La fonte del WSJ ha aggiunto che gli Stati Uniti hanno anche respinto una proposta per il trasferimento dell'uranio arricchito iraniano in Russia, notizia riportata per la prima volta da Axios.

La corsa al riarmo 
Sei settimane di incessanti bombardamenti aerei hanno prosciugato le scorte dei sistemi di difesa aerea in Medio Oriente. Ora inizia la corsa al riarmo.

Con un fragile cessate il fuoco in vigore tra Stati Uniti e Iran, i più stretti alleati americani nella regione – e alcuni dei migliori clienti per i sistemi d'arma Usa – stanno scrutando il mondo alla ricerca di sistemi di difesa missilistica alternativi, ingegnandosi per trovare rapidamente soluzioni che consentano di rafforzare le difese. Diversi attacchi iraniani hanno infatti già colpito strutture militari situate in Bahrein, Qatar, Kuwait e Arabia Saudita, dove si trovano importanti basi statunitensi e infrastrutture strategiche.

Se da una parte Mosca sta attivamente sostenendo lo sforzo bellico di Teheran, dall'altra i Paesi del Golfo sono alla ricerca di sistemi di difesa avanzati e a basso costo. E qui entra in gioco l’Ucraina.

Guerre di droni: la convergenza strategica tra Ucraina e Iran 
Nei primi mesi dell'invasione russa dell'Ucraina, l'Iran trasferì i suoi droni Shahed alla Russia per utilizzarli contro città, villaggi e infrastrutture ucraine. Dopo vi trasferì anche la tecnologia per la produzione dei droni e stabilì linee di coproduzione all'interno della Federazione russa. Presto Mosca arrivò a produrre quasi 400 Shahed al giorno.

In persiano e in arabo la parola significa “martire” o “testimone della fede”. Nella retorica militare iraniana il termine richiama l’idea del sacrificio e dell’attacco finale: il drone, infatti, è progettato per colpire l’obiettivo distruggendosi nell’impatto, un mezzo che “sacrifica” se stesso per colpire il nemico. Oggi l'Iran e l'Ucraina sono due teatri di guerra interconnessi.

Ora, mentre la produzione giornaliera di droni della Russia aumenta, quella di Kyiv è di gran lunga più avanzata in termini di adattamento ed efficacia. Secondo una recente analisi dell'Hudson Institute, l'Ucraina utilizza nella guerra circa 10 mila droni al giorno. Questi droni colpiscono in profondità il territorio russo e aggirano i sistemi di difesa di Mosca, ormai obsoleti. Eliminano obiettivi in ​​prima linea, responsabili di quasi l'80% delle perdite russe, migliaia ogni settimana. Proteggono le vite ucraine, con i sistemi di droni di difesa che abbattono quelli Shahed grazie a intercettori rifornibili.

Negli oltre quattro anni di guerra, costretta dalla necessità di difendersi, l'Ucraina ha sviluppato un'industria della produzione di droni e della difesa di primato mondiale. La Russia è però ancora in grado di lanciare attacchi di massa letali, come quello della scorsa settimana che ha causato 18 morti. Il ministero della Difesa di Kyiv ha quindi annunciato l'intenzione di produrre oltre 7 milioni di droni solo nel 2026, una quantità che la maggior parte delle aziende di difesa occidentali non è in grado di eguagliare.

I droni ucraini sono anche economicamente vantaggiosi. Secondo un recente rapporto dello Snake Island Institute, centro di sicurezza ucraino indipendente, un intercettore di Kyiv costa fino a dieci volte meno di uno Shahed iraniano, usato sia da Mosca che da Teheran: tra i 3 e i 5 mila dollari contro i 20-50 mila dollari.

Secondo un'analisi del Foreign Policy Research Institute, nelle prime 96 ore dell'Operazione Epic Fury le batterie di difesa missilistica Patriot degli Stati Uniti e dei loro partner del Golfo hanno sparato 943 colpi inclusi i missili intercettori Patriot PAC-3 MSE ciascuno del costo di circa 4,5 milioni di dollari.

Ora Volodymyr Zelensky ha offerto a Qatar e Emirati Arabi Uniti di abbattere i droni iraniani spendendo solo qualche migliaio di dollari anziché milioni.


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In un attacco avvenuto il 15 aprile 2026, Kyiv avrebbe abbattuto 309 dei 324 droni lanciati dalla Russia su tutto il Paese

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L'Autore

Giuliana Băruș

Studi in Giurisprudenza e Diritto Internazionale a Trieste.
Oltre che di Diritto (e di diritti), appassionata di geopolitica, giornalismo – quello lento, narrativo, che racconta storie ed esplora mondi fotoreportage, musica underground e cinema indipendente.

Da sempre “permanently dislocated un voyageur sur la terreabita i confini, fisici e metaforici, quelle patrie elettive di chi si sente a casa solo nell'intersezionalità di sovrapposizioni identitarie: la realtà in divenire si vede meglio agli estremi che dal centro. Viaggiare per scrivere soprattutto di migrazioni, conflitti e diritti e scrivere per viaggiare, alla ricerca di geografie interiori per esplorarne l’ambiguità e i punti d’ombra creati dalla luce.

Nel 2023, ha viaggiato e vissuto in quattro paesi diversi: Romania, sua terra d'origine, Albania, Georgia e Turchia.
Affascinata, quindi, dallo spazio post-sovietico dell'Europa centro-orientale; dalla cultura millenaria del Mediterraneo; e dalle sfaccettate complessità del Medio Oriente.

In Mondo Internazionale Post è autrice per la sezione Organizzazioni Internazionali”.

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