L'articolo 18 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (1948) e l'articolo 18 del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici (1966) sanciscono la libertà di manifestare la propria religione o il proprio credo, individualmente e collettivamente, in pubblico e in privato. Questa disposizione appare fragile in Cina, dove l'accordo stipulato con la Santa Sede non ha fatto altro che aumentare le pressioni nei confronti della comunità cattolica. I cattolici cinesi sarebbero 12 milioni e negli ultimi anni hanno subito vere e proprie persecuzioni, che vanno dalla sorveglianza e dal controllo ideologico, fino alle restrizioni alla libertà di circolazione.
Il ruolo del presidente Xi Jinping
Nel 2013 è iniziato l'insediamento dell'attuale presidente Xi Jinping, la cui campagna religiosa verteva su un obiettivo di “sinicizzazione”: la Cina è ufficialmente atea, ma riconosce ufficialmente cinque religioni, quali il buddismo, il taoismo, l'islam, il cattolicesimo e il protestantesimo. La direttiva n. 19 del Comitato Centrale del Partito Comunista del 1982 aprì ad un nuovo regime di “tutela” dello Stato nei confronti dei movimenti religiosi, sottoponendo le confessioni religiose prima menzionate a controlli per assicurarne il confinamento alla sfera spirituale, senza raggiungere quella politica. In virtù di questa direttiva, nel 2018 era stato firmato un accordo tra la Cina e la Santa Sede che disciplinava la procedura e l'assegnazione di competenza per la nomina dei vescovi, tema che aveva generato tensione tra le due parti: secondo l'accordo, peraltro mai reso pubblico, i vescovi sono proposti dalla comunità cattolica locale e dalla Conferenza episcopale cinese, ma il Papa ha il diritto finale di approvazione o veto. Questo diretto controllo permette alla Cina di esercitare una forte pressione sulle comunità cattoliche locali.
L'ingerenza statale
Il problema si pone nel momento in cui la Cina consente ai cattolici di professare liberamente il loro credo solo nelle chiese sotto l'amministrazione del governo dell'Associazione Patriottica Cattolica Cinese: le chiese cattoliche che rifiutano di prestare giuramento al Partito Comunista Cinese sono potenzialmente a rischio di persecuzione e si possono addirittura definire underground catholics, ovvero “cattolici clandestini”. L'accordo con la Santa Sede è stato rinnovato tre volte e sarà quindi valido fino al 2028. Tuttavia, nessun papa ha mai esercitato il suo potere di veto, in quanto la Cina ha unilateralmente violato le clausole dell'accordo, nominando vescovi senza ottenere l'approvazione del pontefice. Pechino mette pressione alle comunità cattoliche fedeli al Papa operando detenzioni arbitrarie, sparizioni forzate, torturando o, ancora, soggiogando i vescovi agli arresti domiciliari: tutte queste informazioni, però, sono raccolte da Human Rights Watch basandosi su letture di documenti ufficiali e consultando esperti nel settore, i quali si trovano fuori dalla Cina, in quanto il governo cinese non autorizza ricercatori indipendenti nel Paese e punisce chi interloquisce con media stranieri.
Le restrizioni e il controllo
Oltre all'intensificazione del controllo ideologico, il governo cinese ha anche aumentato la sorveglianza nelle chiese cattoliche, attraverso l'installazione di telecamere per monitorarne le attività, l'imposizione di orari improbabili per celebrare le cerimonie religiose, al fine di scoraggiare l'affluenza, la richiesta in alcune aree di un'autorizzazione per poter partecipare alle attività religiose, e la limitazione dell'accesso dei bambini alle celebrazioni. Le autorità cinesi monitorano da vicino i movimenti e le attività dei vescovi, soprattutto nei confronti e verso le chiese straniere con cui dialogano e presso le quali si recano: nel dicembre 2025 il governo ha emanato un regolamento che disciplina le modalità di viaggio in entrata e in uscita del clero cattolico, che ordina a questi di richiedere i propri documenti di viaggio a deputati dipartimenti di supervisione. A questo di unisce un altro regolamento del 2025, che limita gli stranieri a diffondere idee, recitare sermoni ma anche produrre e vendere oggetti religiosi: è vietata, in sintesi, la diffusione di qualsiasi materiale religioso non controllato dallo Stato.
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L'Autore
Gaia Recrosio
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Cina Santa Sede Religione Cattolicesimo persecuzione