La richiesta di rimpatrio degli afghani irregolari

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  Wiam Kessab
  25 ottobre 2025
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Venti Stati membri dell’Unione europea, tra cui Italia, Germania, Grecia, Paesi Bassi e Polonia, hanno inviato una lettera congiunta alla Commissione europea per sollecitare un rafforzamento delle procedure di rimpatrio dei cittadini afghani presenti irregolarmente sul territorio comunitario. La missiva, indirizzata al commissario per gli Affari Interni e la Migrazione Magnus Brunner e all’Alta rappresentante per la politica estera Kaja Kallas, evidenzia l’urgenza di un approccio coordinato e condiviso per gestire i casi di persone senza diritto di soggiorno nell’Unione.

Secondo i firmatari, la mancata possibilità di rimpatri verso l’Afghanistan, in vigore dal 2021 a causa dell’assenza di un accordo formale con Kabul, rappresenta “una minaccia per la sicurezza pubblica e mina la fiducia dei cittadini nelle politiche di asilo”. La lettera sottolinea inoltre che il rimpatrio ordinato, dignitoso e sicuro di chi non ha titolo a restare, in particolare dei soggetti pericolosi per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale, costituisce “un elemento essenziale di una politica migratoria credibile e sostenibile”.

Tra i firmatari figurano, oltre all’Italia, Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Repubblica Ceca, Estonia, Finlandia, Germania, Grecia, Ungheria, Irlanda, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Slovacchia e Svezia. I governi chiedono inoltre di rafforzare il ruolo dell’Agenzia europea Frontex, sia nel coordinamento operativo dei rimpatri volontari sia nel supporto ai programmi di reintegrazione dei cittadini afghani rientrati nel loro Paese.

I dati riportati nella lettera evidenziano le difficoltà pratiche finora incontrate: nel 2024, su 22.870 ordini di rimpatrio emessi nei confronti di cittadini afghani, solo 435 persone sono effettivamente tornate in Afghanistan, pari a un tasso di appena il 2%. Per i firmatari, tale discrepanza dimostra la necessità di una risposta comune e più efficiente a livello europeo, con meccanismi centralizzati e procedure uniformi.

La questione dei rimpatri è diventata particolarmente urgente in Germania, dove lo scorso luglio il governo ha organizzato un volo diretto a Kabul con 81 cittadini afghani condannati o con richieste di asilo respinte. L’operazione, mediata dal Qatar, ha suscitato proteste in diverse città, tra cui Colonia, e ha attirato le critiche dell’ONU, di Amnesty International e del commissario europeo per i Diritti umani Volker Türk, che hanno evidenziato il rischio concreto di torture, trattamenti inumani e persecuzioni una volta giunti in Afghanistan.

Nonostante le preoccupazioni dell’ONU, la Germania, sotto il governo conservatore del cancelliere Friedrich Merz, sta tentando di negoziare un’intesa tecnica con le autorità talebane per ripristinare voli regolari di espulsione, senza che ciò implichi un riconoscimento politico del regime. Altri Paesi europei stanno valutando la possibilità di seguire un percorso simile, seppur con cautela, vista la complessità diplomatica e il contesto di grave instabilità nel Paese asiatico.

La Commissione europea ha confermato di aver avviato “contatti esplorativi a livello tecnico” con le autorità de facto dell'Afghanistan, in coordinamento con il Servizio europeo per l’Azione esterna (SEAE). Secondo il portavoce Markus Lammert, l’istituzione sta lavorando per rafforzare il coordinamento tra Stati membri, con particolare attenzione ai soggetti considerati una minaccia per la sicurezza pubblica. La Commissione ha inoltre ricordato la proposta di regolamento presentata a maggio, volta a rafforzare la politica comune di rimpatrio, e ha invitato Parlamento e Consiglio a un’adozione rapida della normativa.

La ministra belga per l’Asilo e le Migrazioni, Anneleen Van Bossuyt, promotrice della lettera, ha sottolineato come l’impossibilità di rimpatriare gli afghani, anche quelli condannati, rappresenti una minaccia per la sicurezza interna e comprometta la fiducia dei cittadini nelle politiche di asilo europee. Van Bossuyt ha inoltre evidenziato come i cittadini afghani costituiscano “il secondo gruppo più coinvolto in incidenti gravi nei centri di accoglienza” nei Paesi membri.

La situazione in Afghanistan, tuttavia, resta estremamente delicata: attentati, violenze e violazioni dei diritti umani continuano a mietere vittime civili. Ravina Shamdasani, portavoce dell’Alto Commissariato ONU per i Rifugiati (UNHCR), ha confermato che il Paese non è sicuro per i rimpatri, mentre Arafat Jamal, dell’Ufficio ONU per i Diritti Umani, ha denunciato arresti arbitrari, persecuzioni delle donne e repressione delle minoranze. Attualmente, la Russia è l’unico Paese a riconoscere ufficialmente il governo talebano, un elemento che complica ulteriormente il quadro politico e umanitario.

Con l’invio di questa lettera, i governi europei intendono stabilire strumenti comuni per una gestione più efficace e coerente dei rimpatri, rafforzando la cooperazione tra Commissione, Stati membri e Frontex. La questione dei cittadini afghani irregolari, secondo gli esperti, rimane destinata a diventare uno dei temi più delicati e divisivi nel dibattito politico europeo delle prossime settimane, ponendo l’Unione davanti a una sfida che unisce sicurezza interna, diritto internazionale e rispetto dei diritti umani.

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L'Autore

Wiam Kessab

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Wiam Kessab, classe 2001, ha conseguito la laurea triennale presso la Fondazione UniverMantova in mediazione linguistica; lingue per le relazioni internazionali.

Attualmente sta frequentando il corso di laurea magistrale in relazioni internazionali e diplomazia, curriculum in diritto internazionale ed economia presso l’Università degli studi di Padova.

Durante i suoi studi ha sviluppato un forte interesse sia per le relazioni internazionali che per le lingue.

Attualmente è autrice di Mondo internazionale Post per "Società e Legge".

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Wiam Kessab, born in 2001, graduated from the Fondazione UniverMantova in language mediation; languages for international relations.

She is currently attending the Master's degree course in international relations and diplomacy, curriculum in international law and economy at the University of Padua.

During her studies, she developed a strong interest for the international relations and languages.

She is currently author of International World Post for 'Society and Law'.



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