Messico, la neoeletta presidente Sheinbaum continuerà il lavoro di López Obrador

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  Alessandro Dowlatshahi
  05 giugno 2024
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Per la prima volta in oltre duecento anni di storia il Messico avrà una presidente donna. Alle elezioni presidenziali di domenica 2 giugno Claudia Sheinbaum, 62 anni, del partito di sinistra Morena, ha preso circa il 60 per cento dei voti, battendo la rivale della coalizione di destra Fuerza y Corazon por Mexico, Xochitl Galvez, che ha accumulato circa il 28 per cento delle preferenze. I risultati sono stati resi noti dall’Istituto nazionale elettorale (Ine) e hanno confermato le previsioni dei giorni scorsi.

La piaga dei narcos

Il governo di Sheinbaum dovrà affrontare il gravoso aumento della violenza dei cartelli di narcotrafficanti in Messico. Nell’ultimo lustro, gli omicidi sono stati oltre 30 mila all’anno, con una media nel 2023 di 23 vittime ogni 100 mila abitanti (una quota quaranta volte superiore all’Italia).

Durante la campagna elettorale di quest’anno, oltre 30 persone coinvolte in politica sono state uccise dai clan narcos nel Paese. Si tratta di un record nella storia delle votazioni messicane. Oltre alle vittime, la società di consulenza politica Integralia ha contato in questi mesi più di 500 persone soggette ad attacchi violenti per ragioni politiche, e oltre 300 attacchi verbali e minacce rivolte a candidati.

Negli ultimi anni i cartelli criminali hanno messo le mani in politica, corrompendo e minacciando funzionari pubblici ed esponenti di partiti. In questo modo, diversi clan sono riusciti a penetrare in diversi uffici statali e ad accedere a importanti stanze dei bottoni nel Paese.

Una donna al comando

A partire dal prossimo 1 ottobre, la 62enne Claudia Sheinbaum occuperà la residenza presidenziale del Palazzo Nazionale di Città del Messico. Proveniente da una famiglia ebrea originaria della Lituania e della Bulgaria, Sheinbaum si è laureata in fisica all’Università Nazionale Autonoma del Messico (UNAM), ha conseguito un dottorato di ricerca in ingegneria energetica e ha pubblicato oltre cento articoli su temi come l’ambiente, la sostenibilità e l’energia. Per le sue competenze è stata scelta come membro dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) dell’ONU.

Nel 2000 è entrata in politica in qualità di assessora all’Ambiente nella capitale, grazie al sostegno del suo mentore politico, Andrés Manuel López Obrador, anche conosciuto con l’acronimo AMLO, alla guida del Paese centroamericano dal dicembre del 2018. Nel 2015 Sheinbaum è diventata capo del governo di Città del Messico con la neonata lista di AMLO Morena, dopo aver ottenuto il 48 per cento delle preferenze alle elezioni amministrative.

Nella campagna elettorale di quest’anno Sheinbaum ha ricalcato la linea politica del suo predecessore. Per quanto riguarda la sicurezza, ha dichiarato che avrebbe voluto portare avanti la retorica “Abrazos, no balazos” (“Abbracci, non proiettili”), orientata a diminuire la repressione e ad agevolare la crescita economica in zone meno prospere del Paese. «Il Messico ci è già passato, la guerra non serve a niente, genera solo più violenza», ha detto Sheinbaum, ritenendo più efficace sul lungo periodo la strategia di creare prospettive per i giovani che quella di ingaggiare una sanguinosa guerra coi narcos.

In tema di politiche sociali, inoltre, ha assicurato che non avrebbe interrotto le politiche di sostegno ai poveri. López Obrador, nei sei anni del suo mandato, aveva infatti garantito a 25 milioni di famiglie aiuti statali, l’aumento del salario minimo e sovvenzioni per benzina ed elettricità. Tra le proposte di Sheinbaum, c’è il progetto di mandare in pensione le donne tra i 60 e i 64 anni.

La rivale sconfitta

Xochitl Galvez, 61 anni, ha invece imperniato la sua campagna elettorale unicamente sul tema della sicurezza, proponendosi come reale alternativa a una situazione decisamente problematica nel Paese. Sotto il governo di AMLO, il narcotraffico ha avuto gioco facile: oltre 180 mila persone sono state uccise, e un numero imprecisato sono disperse.

In un comizio, in particolare, ha affermato: «Gli abbracci ai criminali sono finiti» e poi «In Messico i criminali hanno un partito tutto loro e si chiama Morena». E nelle settimane appena precedenti al voto ha alzato i toni, lanciando slogan trumpiani del tipo “Ho due ovaie così”, per indicare che lei e il suo partito avrebbero affrontato la piaga dei clan di narcotrafficanti con coraggio e determinazione.

Falko Ernst, esperto di politica messicana presso l'International Crisis Group, ritiene che la sconfitta di Galvez si possa attribuire al fatto che i partiti della sua coalizione «rappresentano i vecchi tempi di corruzione e cattive politiche di sicurezza».

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    America del Sud

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