Sulla scia degli accordi di cooperazione militare e marittima firmati nei mesi scorsi, la Turchia sta aumentando le operazioni e le partnership con la Somalia, diventando un attore sempre più influente nella fragile regione del Corno d’Africa.
L’intensificazione della cooperazione tra Mogadiscio e Ankara segue il riconoscimento della Repubblica del Somaliland da parte di Addis Abeba, avvenuto nel gennaio del 2024. Nell’ambito del memorandum firmato fra i due Paesi, l’Etiopia ha riconosciuto il Somaliland in cambio della possibilità di utilizzo del porto di Berbera e di 20 km di costa sul Golfo di Aden per 50 anni, destinati a scopi commerciali e alla costruzione di una base navale.
Mogadiscio ha risposto intensificando la già quindicennale partnership strategica con Ankara ed esprimendo la sua totale opposizione all’accordo tra Etiopia e Somaliland, definendolo “minatorio della sovranità somala”. L’accordo, valido per 10 anni, prevede che la Turchia fornisca equipaggiamento e addestramento alla marina somala, oltre a cooperazione nelle operazioni di difesa dalla pirateria e sicurezza marittima, in cambio del 30% delle risorse provenienti dalla ZEE somala.
Con questa mossa, la Turchia ha ulteriormente rafforzato la sua influenza geopolitica nel Corno d’Africa e nell’area del Mar Rosso. A marzo, Ankara e Mogadiscio hanno siglato a Istanbul un altro accordo nell’ambito della cooperazione energetica: per aumentare le proprie capacità di sfruttamento delle riserve petrolifere sottomarine, la Somalia si è infatti rivolta al suo principale partner. Tuttavia, è necessario sottolineare che anche altre società americane si occupano già di alcuni settori del mare territoriale somalo. Come riportato da Agenzia Nova, il Ministro dell’Energia Alparslan Bayraktar ha dichiarato che la Turchia ha ottenuto licenze per tre aree delle acque territoriali somale, “ognuna di 5 km quadrati”. Secondo il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti, le riserve petrolifere somale potrebbero ammontare a 30 miliardi di barili.
A conferma della solidità dei rapporti bilaterali, la Turchia ha annunciato l’invio di navi da guerra per proteggere la nave da esplorazione Oruc Reis, che a ottobre inizierà le operazioni di esplorazione nelle aree di licenza. La cooperazione energetica tra Ankara e Mogadiscio seguirà il modello della produzione e condivisione delle risorse, con la Turchia che si riserva il diritto di raffinare il petrolio estratto, pagando le royalties dovute alla Somalia e collaborando all’esportazione del prodotto raffinato. Il ritorno per la Somalia, che continua a combattere il terrorismo di Al-Shabab e dei ribelli nei propri territori, sarebbe notevole, dato che il Paese ha sempre avuto l’intenzione di approfondire e accelerare le operazioni di esplorazione, rimaste quasi sempre ferme dagli anni ’90.
Tuttavia, la Somalia non si limita a collaborare solo con la Turchia. In questo scenario si inserisce con forza anche l’Egitto, da lungo tempo rivale dell’Etiopia, soprattutto sul fronte delle dispute legate alla costruzione della Diga del Rinascimento sul Nilo. Recentemente, Il Cairo, come riportato da Reuters, ha inviato un secondo carico di armi a Mogadiscio, suscitando preoccupazioni soprattutto a Hargeisa. Il ministro degli Esteri del Somaliland ha infatti dichiarato che “La proliferazione incontrollata di armi in un ambiente già fragile aumenta il rischio di una corsa agli armamenti, con varie fazioni che probabilmente cercheranno di acquisire i propri arsenali per tutelare i propri interessi”. D’altra parte, queste mosse avranno sicuramente allertato Paesi come gli Emirati Arabi Uniti, l’Arabia Saudita, il Kenya e altri stati dell’Africa Orientale, più vicini all’Etiopia e potenzialmente favorevoli a un riconoscimento del Somaliland.
In definitiva, il Corno d’Africa si conferma uno dei teatri geopolitici più complessi e delicati, dove l’intreccio di interessi economici, militari e politici continuerà a ridefinire equilibri e alleanze nel breve-medio periodo e nei prossimi anni.
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L'Autore
Matteo Francescucci
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