La sospensione del New START

Il destino dei trattati sul controllo degli armamenti nucleari

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  Matteo Gabutti
  02 maggio 2023
  9 minuti, 13 secondi

Il 21 febbraio 2023, a pochi giorni dall’anniversario del lancio dell’operazione militare speciale in Ucraina, il Presidente Vladimir Putin annunciava alla nazione e al mondo la sospensione della partecipazione russa dal New START, un trattato bilaterale con gli Stati Uniti sul controllo delle armi nucleari. Subito accolta come una potenziale e pericolosa escalation del conflitto, la notizia si è gradualmente e fisiologicamente intiepidita, messa in secondo piano dalle informazioni provenienti dal campo e dall’evoluzione delle dinamiche internazionali. A distanza di poco più di due mesi, ritorniamo dunque a discuterne più a freddo nel tentativo di contestualizzarla e di speculare sulle sue possibili conseguenze.

Tassonomia dei trattati sul nucleare

Per apprezzare l’importanza e la singolarità del New START è utile fare riferimento alla tassonomia dei trattati riguardanti le armi nucleari proposta dal Professor Dan Joyner. Secondo quest’ultimo, è fondamentale operare una distinzione tra tre tipi di obblighi legali previsti dagli accordi internazionali in materia. Il primo tipo concerne obblighi sul controllo degli armamenti, cuore di molti patti stretti tra USA e URSS durante la Guerra Fredda per implementare dei limiti sul numero di armi nucleari strategiche e sistemi di lancio delle due superpotenze in maniera coordinata e reciproca. Il secondo tipo è invece incentrato sugli obblighi di non-proliferazione, atti a evitare l’acquisizione di armi nucleari da parte di Paesi che non ne siano già provvisti. Il terzo tipo, infine, include gli obblighi di disarmo, che impongono impegni relativamente più comprensivi, ambiziosi e di lunga durata, dal momento che mirano esplicitamente all’eliminazione totale degli armamenti nucleari.

Sotto questa luce, il trattato New START si collocherebbe nel solco improntato sul controllo degli armamenti inaugurato dai celebri Trattati ABM (missili antibalistici) e SALT I del 1972, insieme al suo predecessore, il Trattato per la Riduzione delle Armi Strategiche (START I) in vigore dal 1994 al 2009. Divenuto effettivo a febbraio 2011, come i suoi antenati il New START persegue l’obiettivo di ridurre le tensioni, rafforzare la fiducia reciproca e limitare l’importanza strategica delle armi atomiche pur senza svuotare in toto gli arsenali nucleari. Più specificamente, oltre a stabilire dei tetti massimi – non oltre 1550 testate nucleari strategiche e non più di 700 missili a lungo raggio e bombardieri –, l’accordo istituisce un regime di monitoraggio fondato sullo scambio d’informazioni e mutue ispezioni – fino a 18 l’anno –, oltre che una Commissione Consultativa Bilaterale ove discutere questioni di trasparenza e ottemperanza alle regole. In vigore per dieci anni, il New START è stato esteso per un altro lustro, e scadrà dunque nel 2026. Lo scorso gennaio, tuttavia, per la prima volta gli Stati Uniti hanno formalmente accusato la Russia di aver violato il patto, e il mese successivo il Cremlino ha annunciato la sospensione della propria partecipazione.



Conseguenze

Nonostante l’annuncio di Putin, il ministero degli esteri russo ha precisato che la Federazione continuerà ad osservare le restrizioni previste. Tuttavia, come affermato da Andrey Baklitskiy dell’Istituto di Ricerca per il Disarmo dell’ONU, questo gesto è un “big deal” che potrebbe avvicinare pericolosamente una vera e propria uscita unilaterale di Mosca dal trattato. Allo stesso tempo, la decisione del Cremlino è stata largamente interpretata come “interamente simbolica” e politica, nelle parole di John Erath, direttore del Centro per il Controllo delle Armi e Non-Proliferazione. Si tratterebbe dunque di un mero strumento per indurre l’amministrazione Biden a venire incontro alla Russia riguardo alla fine del conflitto ucraino. Tuttavia, sebbene sovrastimare l’impatto dell’annuncio rischi di causare un’ulteriore recrudescenza, è chiaro che da ora verificare il rispetto reciproco degli obblighi legali sarà più difficile, e l’ombra di una nuova autentica corsa alle armi si profila come più verosimile, seppur ancora improbabile – banalmente per una questione di costi, soprattutto per una Russia in assetto da guerra.

In riferimento al conflitto in Ucraina, inoltre, secondo Heather Williams – direttore del Progetto su Questioni Nucleari e membro del Programma di Sicurezza Internazionale al Centro per gli Studi Strategici e Internazionali di Washington DC –, la sospensione del New START sarebbe il modo di Vladimir Putin di mostrarsi al mondo come il “bullo nucleare” che è. Il gesto suggerirebbe così un possibile affidamento più massiccio della Russia sul nucleare, alimentando la retorica della minaccia atomica a cui Putin è ricorso ripetutamente nell’ultimo anno. Essa va inoltre a rimpolpare la più ampia narrativa volta a ritrarre gli Stati Uniti come i primi responsabili della crisi – per esempio, accusando falsamente l’America di aver cancellato un incontro sulla stabilità strategica previsto per lo scorso novembre al Cairo. Infine, chiude uno degli ultimi forum di dialogo tra la Casa Bianca e il Cremlino.



The path forward

Rebus sic stantibus, l’idea che si stia assistendo alla morte dei trattati sul controllo delle armi nucleari non suona eccessivamente peregrina. Come ricorda ancora il Prof. Joyner, infatti, il New START è l’ultimo accordo di questo tipo tra USA e Russia. Senza un erede, la sua scadenza lascerebbe dunque le due superpotenze della Guerra Fredda senza alcun limite legale internazionale sull’accumulo o dispiegamento di tali armamenti per la prima volta dal 1972. Secondo il Professore, tuttavia, la cesura tra Russia e NATO evidenziatasi con l’annessione russa della Crimea nel 2014 avrebbe solo accelerato il declino di questo genere di patti internazionali. Questi ultimi avrebbero infatti perso gradualmente importanza dopo l’Undici settembre, quando la relativa distensione tra Washington e Mosca e la crescente preoccupazione americana verso “Paesi canaglia” e attori non-statali contribuirono a distogliere il focus dalla proliferazione nucleare tra grandi potenze – ritraendo invece come troppo stringenti per i rischi del nuovo millennio i limiti stabiliti, per esempio, dal trattato ABM, abbandonato dall’Amministrazione Bush Jr. nel 2002.

La riaccensione delle tensioni tra la Russia e l’Occidente e l’entrata in gioco sempre più assertiva della Cina, inoltre, hanno complicato ulteriormente il quadro d’insieme. In questo contesto, esperti come Laura Greco hanno paventato una corsa agli armamenti nucleari triangolare, con Mosca, Pechino e Washington intente a rafforzare e modernizzare i propri arsenali secondo la pericolosa logica a spirale del “dilemma della sicurezza” – una sorta di circolo vizioso in cui uno Stato, sentendosi minacciato dall’aumento della sicurezza di un altro, tenterà di incrementare la propria sicurezza, provocando però a sua volta simili reazioni negli altri Stati. Pertanto, la guerra in Ucraina avrebbe semplicemente fatto precipitare una situazione già di per sé in bilico.

L’attuale conflitto in Europa orientale potrebbe dunque aver apportato una spinta decisiva per la fine dell’era dei trattati formali sul controllo degli armamenti, destinati a lasciare spazio a misure di riduzione dei rischi più flessibili che rispondano a questioni geopolitiche mutevoli e incorporino attori e tecnologie nuove. Sotto quest’ottica, il controllo delle armi non sarebbe morto, ma piuttosto in evoluzione, sebbene sia prematuro immaginarne la direzione. In ogni caso, come evidenziato dalla vice Segretaria del Bureau of Arms Control, Verification & Compliance degli USA Mallory Stewart, nonostante – o anzi in vista – delle condizioni attuali, dove fiducia reciproca e trasparenza appaiono come risorse sempre più rare, “questo è esattamente il tempo in cui abbiamo più bisogno del controllo degli armamenti”. Citando di nuovo Laura Greco, “l’unica mossa vincente è abbandonare la pista [della gara al rialzo] e tornare al tavolo delle trattative. […] La diplomazia, a dispetto di tutte le sue sfide, è l’unico percorso da seguire (path forward)”.

Fonti consultate per il presente articolo

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Grego L, ‘A Nuclear Arms Race Is Unavoidable without Serious Intervention’ Financial Times (27 October 2021) <https://www.ft.com/content/e30c0402-32a1-4c96-846d-48f2a2da7276> accessed 27 April 2023

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L'Autore

Matteo Gabutti

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Matteo Gabutti è uno studente classe 2000 originario della provincia di Torino. Nel capoluogo piemontese ha frequentato il Liceo classico Massimo D'Azeglio, per poi conseguire anche il diploma di scuola superiore statunitense presso la prestigiosa Phillips Academy di Andover (Massachusetts). Dopo aver conseguito la laurea in International Relations and Diplomatic Affairs presso l'Università di Bologna, al momento sta conseguendo il master in International Governance and Diplomacy offerto alla Paris School of International Affairs di SciencesPo. All'interno di Mondo Internazionale ricopre il ruolo di autore per l'area tematica Legge e Società, oltre a contribuire frequentemente alla stesura di articoli per il periodico geopolitico Kosmos.

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Matteo Gabutti is a graduate student born in 2000 in the province of Turin. In the Piedmont capital he has attended Liceo Massimo D'Azeglio, a secondary school specializing in classical studies, after which he also graduated from Phillips Academy Andover (MA), one of the most prestigious preparatory schools in the U.S. After his bachelor's in International Relations and Diplomatic Affairs at the University of Bologna, he is currently pursuing a master's in International Governance and Diplomacy at SciencesPo's Paris School of International Affairs. He works with Mondo Internazionale as an author for the thematic area of Law and Society, and he is a frequent contributor for the geopolitical journal Kosmos.

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