La Tunisia sta attuando misure repressive contro le organizzazioni umanitarie per la migrazione

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  Emma Zurru
  23 dicembre 2025
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Il 15 dicembre avrebbe dovuto svolgersi a Tunisi il processo contro alcuni operatori umanitari della sezione tunisina dell’ONG francese France Terre d’Asile, impegnata nell’assistenza a persone migranti e rifugiate.

Gli imputati, i 3 operatori dell’ONG Sherifa Riahi, Yadh Bousseimi e Mohamed Joo e 20 funzionari municipali della città di Soussa, sono accusati di “favoreggiamento dell’ingresso e del soggiorno illegali” di migranti in Tunisia e rischiano la detenzione fino a 10 anni, ma le accuse parrebbero vaghe e generiche. Alcuni di loro si trovano in stato di arresto da maggio 2024.

Il processo è stato rinviato a inizio gennaio, ma intanto diverse parti della società civile chiedono il ritiro delle accuse, perché la protezione e l’assistenza ai migranti sono previste da convenzioni internazionali che la Tunisia ha ratificato e non possono quindi costituire un reato.

L’ONG Terre d’Asile era registrata regolarmente in Tunisia, secondo la normativa locale, e operava a stretto contatto con le autorità locali – per questo nel processo sono coinvolti anche dei funzionari municipali. Il processo ai loro danni violerebbe il diritto alla libertà di associazione e, soprattutto, criminalizza le operazioni umanitarie impedendo il rispetto dei diritti delle persone rifugiate, in transito e richiedenti asilo, l’assistenza verso i quali è tutelata dal diritto alla libertà di associazione, sancito nel Patto internazionale sui diritti civili e politici e dalla Dichiarazione delle Nazioni Unite sui difensori dei diritti umani. Non può poi essere comparato al traffico di persone secondo la Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale, ratificata dalla Tunisia.

Secondo Amnesty International è da maggio 2024 che in Tunisia si è intensificata la repressione contro le organizzazioni della società civile, e in modo particolare quella delle organizzazioni che si occupano di migrazione: si sono susseguiti detenzioni e arresti arbitrari, congelamenti di beni e ordini di sospensione delle attività.

Nonostante il diritto di asilo politico sia riconosciuto nella costituzione tunisina e la Tunisia abbia ratificato nel 1951 la Convenzione di Ginevra, il paese non ha una legge sull’asilo, perché il testo non è mai stato adottato. Per questo, le questioni di asilo erano interamente delegate all’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati.

A giugno del 2024, però, le autorità tunisine hanno di fatto eliminato la possibilità di fare richiesta d’asilo nel paese, ordinando all’UNHCR di sospendere la registrazione delle domande e la determinazione dello stato di rifugiato, senza una ragione nota.

La condanna più preoccupante secondo Amnesty è avvenuta il 24 novembre ai danni del personale del Consiglio Tunisino per i Rifugiati, il cui fondatore e direttore dei progetti è stato condannato a due anni di carcere, anche se, avendo sottratto i 18 mesi di detenzione preventiva già scontati e sospesi i sei rimanenti, è stato scarcerato. L’associazione collaborava con l’UNHCR per fornire assistenza essenziale, come ad esempio alloggio di emergenza, a coloro che erano in attesa di risposta alla domanda d’asilo.

Tra le altre organizzazioni che hanno subito indagini e detenzioni ci sono l'ONG Mnemty per l’antirazzismo, il cui presidente è in carcere da maggio 2024; dal novembre dello stesso anno è detenuto anche il presidente di Bambini della luna di Medenine per i diritti dell’infanzia, e dal dicembre è in custodia cautelare la direttrice esecutiva dell’Associazione per la promozione del diritto alla differenza.

La Tunisia è un paese spesso di passaggio, in particolare per tutti i migranti provenienti dall’Africa subsahariana diretti in Europa. Con la sospensione delle attività dell’UNHCR e gli attacchi alle organizzazioni, l’accesso ai servizi di assistenza e alla protezione dei diritti umani in Tunisia è fortemente compromesso e, secondo la presidente di Amnesty International Francia, Anne Savinel-Barras, “rivela una strategia dello stato profondamente inquietante, volta a smantellare le basi dello spazio civico”.

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Società

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