Lo scorso maggio si è tenuta la visita del Presidente cinese Xi Jinping in Europa: è dal marzo del 2019 che il leader non veniva nel continente europeo. Durante la sua visita, che ha toccato vari Paesi europei, dalla Francia alla Serbia e all’Ungheria, numerosi sono stati gli argomenti oggetto di dibattito. Tuttavia, il filo rosso dei confronti sono state le relazioni commerciali Ue-Cina.
Infatti, da decenni l'Europa vede ormai una bilancia commerciale negativa per quanto riguarda i commerci con la Cina, tanto che i prodotti cinesi importati rappresentano negli ultimi tempi il doppio rispetto a quelli esportati dall’Ue nello Stato del dragone. Le cause di questo saldo negativo nella bilancia commerciale possono essere ricercate nell’overcapacity cinese, che ha riversato la sovrapproduzione interna sui mercati europei.
Il governo cinese, infatti, - dal 2020 in poi - ha concentrato l’intervento statale in economia a sostegno della produzione e degli investimenti allo scopo di riprendersi dalla crisi generata dalla pandemia da Covid-19 e stimolare anche i consumi interni. Tuttavia, proprio tali consumi non sono aumentati in relazione ad un incremento esponenziale della produzione, il che ha fatto sì che il governo puntasse sul sostegno alle esportazioni, insieme a generose sovvenzioni al settore manifatturiero, stimolando la produzione orientata all’export. L’Europa, che è invece governata da rigide regole su sussidi pubblici verso produzioni interne al fine di mantenere inalterata la concorrenza sul mercato unico europeo, si trova in una situazione di netta inferiorità rispetto alla concorrenza dei prodotti cinesi, che giungono sul mercato interno a prezzi altamente competitivi a causa delle sovvenzioni pubbliche di Pechino sulla produzione.
Il Presidente cinese, recatosi a Parigi lo scorso maggio, ha incontrato il Presidente francese Emmanuel Macron e la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, la quale dopo i colloqui ha dichiarato che "la Cina continua a sostenere in modo massiccio il suo settore manifatturiero e questo, unito alla domanda interna che non aumenta, non consente al resto del mondo di assorbire il surplus cinese. L'Unione europea non esiterà a prendere decisioni difficili, ma necessarie per proteggere la propria economia e sicurezza". Nonostante le dichiarazioni di Von der Leyen, però, il Presidente Macron ha cercato di richiamare alla necessità di instaurare relazioni commerciali equilibrate, mostrando allo stesso tempo alla Cina un’amicizia profonda e di lungo termine: non a caso, la Francia possiede una serie di industrie che dipendono da acquirenti cinesi, in particolare nel settore cosmetico e del brandy, per cui è diffidente rispetto all'idea di imporre sanzioni su Pechino. Francia e Cina hanno firmato inoltre una serie di accordi bilaterali di cooperazione in ambito di sviluppo ecologico, aviazione, agroalimentare, commercio e scambio culturale.
La visita in Europa di Xi Jinping ha toccato anche la Serbia e l'Ungheria, due dei Paesi europei più filocinesi. È proprio lì che l’influenza di Pechino è maggiore in Europa grazie alla stretta cooperazione economica che il Paese del dragone intrattiene con questi due partner europei. La visita del Presidente ha portato alla conclusione di ulteriori accordi bilaterali con questi due Paesi, a conferma della forte presenza cinese sul territorio europeo. Con la Serbia - in aggiunta a 29 accordi di cooperazione economico-giuridica - dal 1° luglio 2024 entreranno in vigore accordi di libero scambio, mentre con l’Ungheria sono stati siglati 16 nuovi accordi di cooperazione sulla Belt and Road Initiave (BRI) su commercio, investimenti, scienza e tecnologia e altri settori, facendo sì che la Cina incassi le lodi del win-win, ossia la crescita dell’economia nazionale, con buona pace dei competitor occidentali, e l'espansione della BRI cinese sul suolo europeo.
Con questi nuovi accordi, Pechino mantiene forti legami con i Paesi europei, sia all’interno che all’esterno dell’Unione, rafforzando la propria presenza sul continente nonostante la generale avversione europea verso la competitività dell'economia cinese.
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L'Autore
Elisa Modonutti
Studentessa di Scienze internazionali e diplomatiche, amante della lettura, dei viaggi e con una curiosità innata di scoprire il mondo che ci circonda
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