L'enorme inquinamento provocato dal pet food

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  Valeria Fraquelli
  11 marzo 2026
  4 minuti, 31 secondi

Negli ultimi anni il numero di animali domestici che vivono nelle nostre case è aumentato notevolmente, tanto che siamo abituati a pensare ai nostri piccoli amici a quattro zampe come membri a tutti gli effetti della nostra famiglia.

Ci occupiamo di loro al meglio, compriamo cibo e giochi, ci preoccupiamo per la loro salute e cerchiamo sempre di riservare loro le giuste attenzioni. 

Dall'altra parte però, come ho accennato in un articolo di qualche tempo fa, l'inquinamento provocato dal pet food è diventato un problema globale, ma di cui nessuno parla mai, e dobbiamo correre ai ripari prima che sia troppo tardi.

La sostenibilità infatti dovrebbe entrare il prima possibile anche nella produzione del pet food: quando andiamo a fare la spesa per i nostri animali domestici dobbiamo ricordare che anche il cibo per animali inquina e cercare di limitare i cibi industriali può essere un primo passo sulla strada per un mondo più pulito.

Negli ultimi tempi si assiste ad un “crescente interesse per cibo definito sostenibile con il conseguente lancio di nuovi marchi che promettono maggiore attenzione per l’ambiente. Crocchette o umido qualitativamente migliori significano spesso alta concentrazione di carne, condizione che si riflette sull’aumento di risorse utilizzate per la produzione” e per questo cercare di nutrire gli animali con cibi veramente naturali e più semplici fa bene alla natura. E non solo, con una dieta sana si ammalano di meno e vivono più a lungo e anche il portafoglio, perché preparare un pasto per i nostri animali è più economico che comprare crocchette e scatolette. Nel cibo industriale sono presenti sostanze chimiche molto pericolose che possono far male agli animali e anche alla natura perché si infiltrano nel terreno, contaminando acqua e aria. 

Ma si deve prestare attenzione al packaging, alla pubblicità, in rete o in tv, e al marketing agguerrito. “Quello a cui si assiste è il tentativo di catturare l’attenzione dei proprietari di cani e gatti enfatizzando qualche ingrediente anche se presente in percentuale irrisoria, oppure utilizzando diciture fallaci”.

Purtroppo, è facile cadere nelle trappole del marketing che offre nomi altisonanti e rassicuranti, confezioni che promettono un mondo ideale, in cui magari sono raffigurati cani e gatti che giocano in uno splendido giardino con tanto di scritte che richiamano il benessere dei nostri amici a quattro zampe e dell’ambiente.

L'impatto ambientale del pet food è innegabile: sostanze chimiche potenzialmente pericolose, grande uso d’acqua, continui danni nei confronti della natura e dell’ambiente, la deforestazione, tante zone che vengono coltivate solo per essere usate come cibo per animali, l’aria che viene inondata da miasmi terribili a causa di chimica dannosa e carne spesso di pessima qualità e tenuta in pessime condizioni igieniche sono solo una piccola parte dei problemi dal cibo per i nostri amici a quattro zampe.

Tutto ciò è subordinato al profitto: i soldi vanno oltre la salute e l’ambiente, vanno oltre l’amore che proviamo per i nostri cani e gatti. Il giro economico attorno al pet food è davvero enorme, basta pensare che solo in Italia il settore del pet food genera un fatturato annuo di 2,7 miliardi di euro, un ritorno economico gigantesco.

La carne è stata la padrona incontrastata del pet food e non importava se fosse di pessima qualità o trattata con sostanze chimiche. Negli ultimi anni, però, alcune aziende “stanno sviluppando alternative con un minore impatto ambientale, come: pet food a base di insetti, ricchi di proteine e meno impattanti; utilizzo di sottoprodotti selezionati provenienti da filiere locali e a km 0 e proposte plant-based, ossia diete completamente vegetali anche per animali”.

Ormai anche i consumatori stanno diventando più consapevoli dell’importanza di una dieta equilibrata e di prodotti sani per i loro compagni pelosi. Questo ha spinto l’industria del pet food a sviluppare nuove soluzioni innovative e a rispondere alle esigenze dei consumatori, sempre più attenti anche all’ambiente.

L'affetto che proviamo per i nostri piccoli amici, la nostra voglia di offrire loro prodotti sempre migliori che rispettino il loro stomaco e la loro natura ci stanno salvando da una mentalità distruttiva che distrugge tanto quanto cinquantasette campi da calcio e genera un numero sconvolgente di emissioni.

Sappiamo tutti cosa c'è nel cibo per animali, spesso sottoprodotti di origine vegetale e animale, carne trattata meccanicamente, sostanze chimiche, sappiamo cosa sono e l'enorme impatto ambientale che hanno, e quindi sappiamo bene che è ora di cambiare, di trattare meglio noi stessi e i nostri animali.

In conclusione, leggere bene le etichette e preferire una dieta casalinga per i nostri amici animali può aiutare a diminuire l’enorme impatto ambientale del pet food per lasciare un mondo più pulito alle generazioni future.

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L'Autore

Valeria Fraquelli

Mi chiamo Valeria Fraquelli e sono nata ad Asti il 19 luglio 1986. Ho conseguito la Laurea triennale in Studi Internazionali e la Laurea Magistrale in Scienze del governo e dell’amministrazione presso l’Università degli Studi di Torino. Ho anche conseguito il Preliminary English Test e un Master sull’imprenditoria giovanile; inoltre ho frequentato con successo vari corsi post laurea.

Mi piace molto ascoltare musica in particolare jazz anni '20, leggere e viaggiare per conoscere posti nuovi ed entrare in contatto con persone di culture diverse; proprio per questo ho visitato Vienna, Berlino, Lisbona, Londra, Malta, Copenhagen, Helsinki, New York e Parigi.

La mia passione più grande è la scrittura; infatti, ho scritto e scrivo tuttora per varie testate online tra cui Mondo Internazionale. Ho anche un mio blog personale che tratta di arte e cultura, viaggi e natura.

La frase che più mi rappresenta è “Volere è potere”.

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