L’euro digitale al photo finish: raggiungeremo l’indipendenza dai colossi americani dei pagamenti elettronici?

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  Leonardo Antonelli
  23 settembre 2026
  4 minuti, 20 secondi

La presidente della BCE, Christine Lagarde, lo aveva detto chiaramente alla presentazione delle icone e dei disegni selezionati per le nuove banconote: monete e banconote resteranno un caposaldo del nostro sistema economico europeo, nonostante la crescente digitalizzazione dei pagamenti.

Ma allora perché si parla contemporaneamente di banconote da emettere con nuovi disegni e di euro digitale?

Semplicemente perché le due cose possono e devono andare di pari passo, senza escludersi a vicenda. In economia, anche una vecchia ricetta può tornare utile e nessuna delle teorie economiche muore definitivamente. Se lo scopo delle banconote e delle monete è ormai assodato, dato che le usiamo da qualche millennio, quello dell’euro digitale è sì prettamente finanziario, ma ha anche una dimensione politica.

Per quanto riguarda il primo scopo, la Commissione europea ha progettato una moneta pubblica dematerializzata, a disposizione di ogni utente attraverso un portafoglio digitale. Quest'ultimo avrà un limite di spesa ancora da definire e permetterà di effettuare pagamenti online e offline, esattamente come funziona oggi con le carte di debito e credito. L’unica differenza è che l'euro digitale sarà emesso dalla BCE e distribuito attraverso prestatori di servizi di pagamento, a differenza degli attuali sistemi di pagamento privati, come Visa o Mastercard.

Ed è proprio qui che sta lo scopo politico. La Commissione europea, che ha avviato le discussioni sull’euro digitale nel 2023, si trova di fronte a una zona euro di 21 Paesi, nei quali circa il 61% dei pagamenti con carta viene effettuato attraverso sistemi di pagamento esteri (Visa, Mastercard o altri operatori privati).

Insomma, la Commissione si è chiesta: possibile che con una nostra moneta sovrana dobbiamo dipendere ancora così fortemente da sistemi americani, con tutti i rischi che questo comporta? Diciamo che la dipendenza va avanti da oltre 30 anni, ma vuoi l’aumento esponenziale dei pagamenti nell’ultimo decennio, vuoi il ritorno di Donald Trump, la stessa Commissione si è data una risposta accelerando il processo: l'obbiettivo è adottare la normativa entro la fine del 2026 (anche se l’euro digitale verrà introdotto solo nel 2029). Ora tocca al Parlamento europeo, su impulso del Consiglio europeo, legiferare in materia.

Com’è stato accolto nel mercato?

Al momento, non benissimo. Per gli operatori commerciali e per tutto il settore privato che ruota attorno ai pagamenti digitali, il rischio dell’euro digitale risiede nella sua forte componente statale e pubblica. Per questo motivo, potrebbe risultare poco competitivo rispetto alla gestione privata che spopola negli Stati Uniti, dove si sta discutendo, per esempio, il Genius Act, un provvedimento approvato lo scorso anno per dare alle monete private stabili una base normativa.

Per il settore del commercio, infatti, accettare obbligatoriamente l’euro digitale, in quanto moneta di emissione pubblica, potrebbe alterare la concorrenza proprio con le monete gestite dai privati. Al contrario, se l’euro digitale non diventasse obbligatorio, si correrebbe il rischio di una bassa diffusione e quindi di una sua inutilità.

Inoltre, sorge un problema legato alla privacy: se i futuri governi decidessero quanto ogni cittadino può spendere attraverso il limite al portafoglio, questi potrebbero anche, teoricamente, controllarne le spese.

La sfida

Tutti i dubbi e le preoccupazioni del mercato, però, si riducono a un aspetto che sarà fondamentale nella costituzione dell’euro digitale: le commissioni sulle transazioni.

È questa la sfida più grande che le istituzioni europee, BCE compresa, devono affrontare, sia per mettere tutti d’accordo sia affinché tutto l’impianto dell’euro digitale regga nel lungo periodo.

Il cerino è nelle mani dell’eurodeputato spagnolo Fernando Navarrete Rojas, esponente del Partito Popolare Europeo (PPE), il quale sta guidando il dossier attraverso il Parlamento europeo.

Le soluzioni

Il Consiglio, insieme al Parlamento europeo, ha proposto un "compensation model" (ossia le regole che stabiliranno quanto le banche potranno addebitare ai commercianti per le transazioni in euro digitale) che si basa su un tetto unico, calcolato sulla media ponderata delle commissioni bancarie applicate agli altri mezzi di pagamento digitali comparabili in tutta l'area euro.

Il Parlamento vorrebbe anche affiancare a questo un meccanismo personalizzato per i commercianti: accettando l'euro digitale al POS, non dovranno mai pagare più di quanto già paghino oggi per lo strumento comparabile più economico tra quelli che accettano (No worse off).

Esempio: Se un negoziante accetta X, Y e Z come metodi di pagamento e tra questi quello X è il più economico, le commissioni per l’euro digitale non dovranno mai superare quelle dello strumento X.

Tuttavia, la Banca d’Italia ha avanzato la proposta di inserire una soglia minima di acquisti (tra i 10 e i 15 euro), sotto la quale i commercianti, soprattutto quelli piccoli, non debbano pagare alcuna commissione. Anche altri Paesi, come Francia e Spagna, chiedono un’armonizzazione dei tassi applicati ai pagamenti elettronici, in modo da proteggere i piccoli e medi commercianti.

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