Orban: incognita o figura chiave alle prossime elezioni europee?

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  Tiziano Sini
  20 maggio 2024
  3 minuti, 5 secondi

Per quanto la campagna per le elezioni europee del prossimo 8 e 9 giugno sembri partita un po' in sordina, con l’avvicinamento alla scadenza elettorale molti spunti stanno emergendo. Un andamento non casuale, vista la congiuntura geopolitica attuale, condizionata da assetti altrettanto complessi e per certi aspetti piuttosto confusi, sintomo di un periodo di transizione che sta coinvolgendo le strutture politiche ed istituzionali, di vario livello, nel panorama europeo.

Il quadro appare ancora più intricato e preoccupante se lo si analizza attraverso la prospettiva delle sfide che, non solo stanno mettendo a dura prova il sistema, ma probabilmente, anche con ordini di grandezza più drammatici, ne condizioneranno il futuro. Le strategie per affrontarle dovranno essere concertate proprio dalla nuova classe politica che uscirà dalle prossime elezioni.

L'immagine che descrive questa tornata elettorale è quella di un contesto colmo di incognite, tra cui una delle maggiori è rappresentata dal discusso leader ungherese, Viktor Orban.

Che il nome di Orban e del suo partito Fidesz, siano associati a una visione anti-establishment ed euroscettica non è una novità. Tuttavia, dopo la spaccatura interna del fronte di Visegrad a causa delle posizioni divergenti nei confronti dell’Ucraina, Orban ha giocato il ruolo di vera “spina del fianco” delle istituzioni europee in diversi dossier, agendo quasi in solitaria.

Come era pronosticabile, con l’avvicinarsi delle elezioni si sono moltiplicati gli attacchi del Presidente ungherese nei confronti dell’UE. Non da ultimo, quello durante il discorso presentato lo scorso mese sulle scale del Museo Nazionale di Bucarest, dove Orban non si è tirato indietro dal tracciare una linea fra l’Ungheria e il “mondo occidentale” - di cui tuttavia pare ancora fare parte - accusando quest’ultimo di aver smarrito le proprie radici e di essere la causa della distruzione del sistema. Orban ha poi terminato il discorso con una frase piuttosto sibillina: “Se vogliamo preservare la libertà e la sovranità dell’Ungheria, non abbiamo scelta: Dobbiamo occupare Bruxelles”, con un riferimento alle prossime elezioni europee[1].

Se questo rimane il piano prettamente comunicativo, al di là della propaganda elettorale, rimane ancora tutta da decifrare la strategia che verrà portata avanti da Fidesz, essenziale per definire il posizionamento del partito all’interno del nuovo Parlamento europeo. Molti sono i movimenti già in atto, con avvicinamenti e negoziazioni tra i membri del partito di Orban e il Gruppo ECR (Conservatori e Riformisti Europei) attualmente guidato dal Premier italiano Giorgia Meloni, in particolare attraverso l’ex Presidente polacco e leader di Diritto e Giustizia, Mateusz Morawiecki.

Si tratta, però, di una scelta molto delicata, perché da una parte porterebbe un buon numero di voti nelle casse del raggruppamento, già in forte ascesa; dall’altra, invece, rischierebbe di indebolire le strategie condotte proprio dal Premier italiano volte a ritagliarsi un ruolo dirimente nella discussione della nomina del futuro Presidente della Commissione[2].

Dall’altro lato, nelle ultime settimane sembrano intensificarsi i rapporti fra Fidesz, uscito dal gruppo dei Popolari europei (PPE), e ID (Identità e Democrazia), di cui fanno parte la Lega di Salvini e Rassemblement National di Marine Le Pen, attualmente tenuto a debita distanza dalle posizioni apicali attraverso un vero e proprio “cordone sanitario”, in particolare per le posizioni euroscettiche e di vicinanza alla Russia di Putin.

La partita potrebbe, tuttavia, chiudersi anche dopo l’esito delle elezioni, in modo da attenuare i veti che al momento sembrano pesare su potenziali alleanze e che potrebbero portare, come già è pronosticabile, a uno spostamento del baricentro politico verso destra.

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