L’Europa insidia Visa e Mastercard: il nuovo Euro digitale

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  Jacopo Biagi
  11 novembre 2025
  4 minuti, 40 secondi

Negli ultimi anni l’uso dei contanti è andato via via riducendosi, lasciando sempre più spazio ai pagamenti elettronici, che sono ormai considerati più rapidi, sicuri ed efficienti. A livello globale, il settore delle carte di credito, di debito e dei wallet digitali ha registrato, dal 2019, una crescita media annua dell’8,8% fino a raggiungere ricavi per circa 1900 miliardi di dollari. In Italia, il numero delle transazioni elettroniche avviate dai consumatori è passato da 6 miliardi nel 2019 a 11 miliardi nel 2024, con una crescita media annua del 16,7% che porterà, secondo le stime, il numero di transazioni a 20 miliardi nel 2029.

Sebbene in Europa questa transizione verso i sistemi di pagamento elettronici sia stata accolta con favore, dal momento che rappresenta la miglior soluzione per il contrasto all’evasione fiscale e all’economia sommersa, essa nasconde tuttavia una potenziale criticità: la quasi totale dipendenza da enti con sede al di fuori dell’Europa. Nell’area euro, infatti, circa il 65% delle transazioni che avvengono con una carta elettronica sfrutta circuiti di pagamento esteri, di cui le americane Visa e Mastercard detengono la fetta maggiore del mercato. Attualmente, solo pochi paesi europei sono dotati di un circuito di pagamento autonomo e, anche in quei rari casi, come succede per il sistema italiano Bancomat, ha un’operatività limitata al solo territorio nazionale.

Per fronteggiare il monopolio dei colossi statunitensi in Europa è stato avviato un nuovo progetto interamente prodotto e gestito dalla Banca centrale europea (BCE) e dagli istituti di credito presenti sul territorio del nostro continente.

Questo progetto di euro digitale risale al 2 ottobre 2020 quando fu descritto per la prima volta nel rapporto pubblicato dalla BCE come uno strumento rivoluzionario che potesse dare soluzione a scenari come un potenziale calo drastico dell’utilizzo del contante come mezzo di pagamento o addirittura per scongiurare un’interruzione nella fornitura di servizi di pagamento da parte dei circuiti internazionali. Così, dal 2021 al 2023, le istituzioni coinvolte hanno dato il via ad una prima fase di indagine, in cui si sono tenute numerose consultazioni e colloqui per dare forma all’idea e alla struttura della nuova moneta dell’euro digitale.

A questo ha fatto seguito una biennale fase preparatoria, iniziata a novembre 2023, in cui si è cercato di gettare le fondamenta per l’emissione del prodotto. Tutti gli obiettivi prefissati per il progetto sono stati raggiunti e tutti questi anni di lavoro hanno portato ad una prima stesura di bozza di un regolamento per la gestione e il funzionamento del progetto. Inoltre, si è provveduto a selezionare tutti i potenziali fornitori per la piattaforma e l’infrastruttura digitale del nuovo euro, nonché a sperimentare e svolgere un’analisi tecnica con le parti interessate per garantire un progetto digitale che soddisfacesse elevati standard di privacy, qualità, sicurezza e fruibilità.

In una nota recentemente emessa dal Consiglio direttivo della Banca centrale europea è stato annunciato che il progetto, dopo aver passato con successo la fase preparatoria, si avvia verso lo stadio successivo in cui il progetto di una moneta unica virtuale europea inizierà a prendere vita, culminando nella sua prima emissione nel 2029.

L’euro digitale, sebbene conservi alcuni elementi che potrebbero ricordare le ormai ben più note criptovalute come Bitcoin e le stablecoin, sarà una forma di moneta elettronica unica nel suo genere, emessa e garantita dalla Banca centrale europea per affiancare i contanti e gli altri strumenti digitali già esistenti. Il design previsto dal progetto affida alla BCE il ruolo di garante del valore, 1:1 con l’euro cartaceo che tutti conosciamo, mentre la distribuzione sarà affidata a una rete di intermediari autorizzati e servizi regolamentati che garantiranno la disponibilità attraverso wallet digitali su smartphone, includendo anche soluzioni pensate per garantire il servizio offline con l’obiettivo di conservare l’immediatezza del contante quando la rete non è disponibile. Si tratta di un design intenzionalmente diverso da Bitcoin o dalle stablecoin in quanto centralizzato, regolamentato e pensato per essere tracciabile così da consentire l’applicazione di politiche monetarie e controlli antiriciclaggio.

Restano tuttavia presenti numerosi interrogativi sulla privacy nell’utilizzo di questo nuovo strumento digitale. Se da un lato la totale tracciabilità delle transazioni e delle singole monete è fondamentale per garantire la sicurezza degli utenti e scongiurare un utilizzo illecito del sistema, dall’altro lato la tracciabilità costante e dettagliata potrebbe compromettere la riservatezza stessa dei cittadini. La presidente della BCE Christine Lagarde è intervenuta in merito rassicurando che l’architettura della nuova moneta digitale garantirà transazioni private esattamente come sarebbe con l’utilizzo di contante. Anche Angelica Finatti, esperta di blockchain e direttrice commerciale di Fideiussioni Digitali, ha ribadito lo stesso concetto affermando che “Non c’è pericolo di controllo diffuso. Le transazioni saranno trattate come il contante e protette da rigorosi meccanismi di sicurezza stabiliti dalla BCE.”

L’iter legislativo per la disciplina e adozione del progetto è ancora in corso. La proposta di regolamento presentata dalla Commissione europea a giugno 2023 dovrà prima essere negoziata dal Parlamento europeo e dal Consiglio e successivamente, se il percorso procederà senza imprevisti, sarà adottata e successivamente recepita dagli Stati membri nel 2026. Solo dopo questo passaggio la BCE potrà decidere i passaggi successivi per la prima emissione dell’euro digitale.

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