Il valore complessivo dell’economia spaziale a livello globale nel 2025 ammontava a 626 miliardi di dollari, con una crescita annuale media che negli ultimi anni è restata superiore all’8%: l’economia spaziale è considerato uno dei settori in più rapida crescita, con stime che affermano che il valore complessivo potrebbe superare il triliardo di dollari entro il 2030, soprattutto grazie a quelli che sono considerati gli investimenti della New Space Economy, caratterizzata dall’aumento degli investimenti privati in un settore che per decenni era quasi interamente sotto il controllo di agenzie governative e investitori nazionali.
Anche in Europa la crescita degli investimenti privati ha cambiato il panorama dell’economia spaziale: il report annuale rilasciato dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA) evidenzia per l’anno 2025 non solo le prime conseguenze della crescita del settore privato, ma anche la crescente attenzione dei Paesi Europei in un settore che assume una rilevanza sempre maggiore per la sicurezza, la difesa e l’autonomia strategica di ciascuna nazione.
L’ESA è un ente intergovernativo (e quindi non legato all’Unione Europea), che facilita la cooperazione e la coordinazione tra i programmi e le politiche spaziali dei 23 Paesi europei che ne sono membri, sviluppando, inoltre, alcune tra le missioni spaziali europee più rilevanti. Nel suo ruolo di facilitazione della cooperazione tra i membri, l’analisi della situazione economica nel settore e della competitività spaziale europea su scala globale sono importanti strumenti per indirizzare i futuri sviluppi politici e legislativi per superare gli ostacoli presenti alla crescita del settore.
Dall’analisi dei dati relativi al 2025, emerge la posizione di controtendenza dei Paesi europei: mentre a livello globale gli investimenti pubblici nello spazio scendono, favorendo invece la crescita a doppia cifra degli investimenti privati, tra i Paesi europei sono gli investimenti pubblici, che hanno registrato un valore complessivo di 13,5 miliardi di euro, a trainare la crescita del settore, a cui si accompagna anche un aumento degli investimenti privati.
La particolare situazione europea è determinata dall’aumento decisivo del budget per la difesa anche nel settore spaziale, con un record di 35 miliardi di euro allocati dalla Germania per investire in tecnologie difensive spaziali per il periodo 2025-2030. Allo stesso modo la Francia ha contribuito all’aumento complessivo del budget, incrementando di 4 miliardi la spesa per le operazioni militari e raggiungendo una spesa complessiva di circa 10 miliardi di euro nel settore spaziale militare.
Nonostante l’ancora rilevante ruolo ricoperto dalle agenzie governative, anche il settore commerciale è cresciuto nel 2025, soprattutto nel segmento del mercato downstream, ovvero quello costituito dai servizi che operano tramite sistemi spaziali (come le comunicazioni satellitari) e dai servizi basati sui dati raccolti nello spazio. L’economia downstream è infatti cresciuta del 7%, raggiungendo i 94 miliardi di euro e portando i Paesi europei ad occupare il 20% del mercato downstream globale: una quota estremamente significativa, soprattutto considerando le proiezioni di crescita dei servizi spaziali previste per i prossimi anni.
Il report non manca però di evidenziare quali sono gli attuali ostacoli e limiti allo sviluppo di una solida economia spaziale europea, sottolineando soprattutto gli aspetti relativi agli investimenti ed alla competitività europea nei mercati globali.
Se infatti, da una parte, la crescita degli investimenti nel settore spaziale in Europa è garantita dalla crescita di investimenti governativi, dall’altra la distanza con gli Stati Uniti (in cui gli investimenti privati hanno registrato un aumento annuale del 177%) evidenzia un limite strutturale derivato soprattutto dal panorama finanziario europeo. Il settore spaziale richiede infatti alte intensità di capitale, mentre gli investimenti nell’industria ad esso collegata sono spesso considerati ad alto rischio, limitando quindi la possibilità di ottenere prestiti da banche od altri istituti finanziari. Mentre nel caso degli Stati Uniti, l’alta disponibilità di capitale e di liquidità da parte di imprenditori privati consente di raggiungere notevoli investimenti nel settore spaziale, nel caso della Cina, altra potenza spaziale globale, la crescita del settore è garantita dall’alto volume di investimenti governativi nelle aziende di stato, che sono anche gli attori principali nel settore spaziale del Paese.
Un altro ostacolo critico alla crescita della Space Economy per i Paesi europei è legato alla competitività: le due grandi potenze spaziali, Cina e Stati Uniti, catturano una quota enorme delle attività commerciali legate allo spazio, vincolandole all’uso esclusivo nazionale per questioni di approvvigionamento e sicurezza domestica.
Questo limite strutturale ridurrebbe l’accesso delle imprese europee a solo il 20% del mercato globale del settore spaziale, mentre al contrario, i Paesi europei non adottano nessuna clausola di preferenza domestica, rendendo i mercati europei nel settore spaziale accessibili anche ad attori non europei.
La verticalizzazione delle attività spaziali, con agenzie come SpaceX, capaci di occuparsi sia della produzione di razzi e satelliti che del loro lancio, accompagnata dalla chiusura domestica (ed anche aziendale) delle supply chain relative al settore, sta ponendo un ostacolo ulteriore per i lo sviluppo europeo, con distorsioni di mercato e un quasi monopolio dei lanci spaziali che pone una distanza sostanziale rispetto alle capacità europee di raggiungere una piena autonomia nella produzione e nei lanci spaziali.
L’importanza strategica del settore spaziale e la rapidità della sua crescita hanno portato ad una rinnovata spinta per colmare il gap industriale e politico nel settore: se nel 2025 il Presidente francese Emmanuel Macron ha infatti affermato di voler contribuire a rendere l’Europa una potenza spaziale, riferendosi soprattutto alla necessità di ridurre la dipendenza europea dalle tecnologie satellitari statunitensi, nello stesso anno la Commissione europea ha approvato l’EU Space Act, il primo atto legislativo europeo per armonizzare le attività spaziali ed il loro framework giuridico nei Paesi dell’Unione, con l’intento non solo di favorire le imprese tramite il superamento degli ostacoli posti dalla frammentazione legislativa dei diversi Paesi UE, ma anche di affermare chiaramente l’intento di ribadire la competitività europea nelle attività spaziali, promuovendo una nuova era di sviluppo di tecnologie che sappiano garantire autonomia e sicurezza dei Paesi europei, garantendo inoltre il rispetto di criteri di sostenibilità ed innovazione che sono propri delle policy europee.
Il report dell’ESA restituisce l'immagine di un mercato spaziale europeo caratterizzato da una profonda dualità. Se da un lato l'economia continentale continua a crescere, spinta da investimenti pubblici record e da un settore downstream solido che la mantiene tra i leader mondiali, dall’altro il divario strutturale con Stati Uniti e Cina si fa sempre più ampio. Per difendere la propria autonomia strategica e garantire la sicurezza in un contesto dominato da monopoli verticali e mercati chiusi, l’Europa non può limitarsi a mantenere lo stato di crescita attuale. Per garantire un posto per i Paesi europei nella nuova corsa allo spazio ed il controllo sulle tecnologie che governano l’autonomia geopolitica dei Paesi, saranno necessari grandi cambiamenti non solo industriali e finanziari, ma anche nelle politiche stesse dei Governi, che dovranno restituire priorità a ricerca, innovazione e sviluppo tecnologico nel settore spaziale.
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L'Autore
Cristel Vinciguerra
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