UE-Mercosur: un accordo tra speranze, divisioni e nuove sfide

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  Valentina Cannito
  30 novembre 2024
  4 minuti, 48 secondi

L'Accordo di libero scambio UE-Mercosur rappresenta una delle trattative commerciali più ambiziose degli ultimi decenni. Dal 1999, l'Unione Europea e il Mercosur, blocco economico composto da Argentina, Brasile, Uruguay, Paraguay (con Bolivia in fase di integrazione), lavorano per finalizzare un'intesa che potrebbe trasformare radicalmente le relazioni economiche tra le due regioni.

Nonostante il potenziale economico e strategico, la trattativa si è rivelata particolarmente complessa e prosegue da oltre 25 anni. La Commissione europea, sotto l’attuale guida di Ursula von der Leyen, ha intensificato gli sforzi per concludere l’accordo, ma il percorso resta complesso: oltre al consenso dei quattro Paesi del Mercosur, è necessaria l'approvazione dei 27 Stati membri dell'Unione Europea.

Nel frattempo, il dibattito si sviluppa su due fronti principali. A livello internazionale, durante il G20 tenutosi a Rio de Janeiro il 18-19 novembre, Ursula von der Leyen ha rafforzato i colloqui con i leader latinoamericani, evidenziando i vantaggi economici e strategici di un accordo che potrebbe rafforzare la cooperazione tra le due regioni. Sul fronte interno, però, l’UE deve affrontare resistenze significative: i ministri dell’Agricoltura degli Stati membri discutono le implicazioni dell’accordo, con un focus sulle possibili ricadute per i produttori europei.

Mentre Paesi come Germania e Spagna spingono per concludere l’accordo entro la fine del 2024, altri, in particolare Italia e Francia, si oppongono nella sua forma attuale. Le principali critiche si concentrano sulle potenziali conseguenze per i settori agricoli europei, preoccupati dall'ingresso di prodotti latinoamericani a basso costo, che potrebbero minare la competitività dei produttori locali. Le due nazioni chiedono garanzie più solide per proteggere le loro filiere e una maggiore attenzione alle questioni ambientali e sociali legate alla produzione nei Paesi del Mercosur.

Le diverse posizioni degli Stati membri

La Francia si conferma tra i principali oppositori. Il primo ministro francese, Michel Barnier, non ha usato mezzi termini nel dichiarare che l'accordo avrà un "impatto devastante sull'agricoltura e l'allevamento". Anche il ministro per l'Europa e gli Affari Esteri della Francia, Jean-Noël Barrot, ha definito l'accordo "inaccettabile", sottolineando che "non possiamo imporre rigide regole ai nostri produttori in Europa senza richiedere ai nostri partner commerciali di rispettare gli stessi standard". Anche il Belgio condivide questa posizione: il ministro federale dell'Agricoltura, David Clarinval, ha richiesto l’inserimento di "clausole a specchio" che garantiscano piena reciprocità in termine di norme e obblighi.

L’Italia, a sua volta, ha espresso forti riserve. Il ministro per l’Agricoltura italiano Francesco Lollobrigida, ha dichiarato che “così come è impostato il trattato Ue-Mercosur non è condivisibile. Pur auspicando un mercato più aperto e regolato da trattati, è evidente che le attuali economie, organizzazione del lavoro e rispetto delle norme di carattere ambientale siano estremamente differenti tra i due contesti”.

Successivamente, è intervenuto anche il vicepremier Antonio Tajani, che ha lasciato intendere una possibile apertura, affermando che il governo italiano è “favorevole in principio” all’accordo di libero scambio, ma ha sottolineato che “ci sono dei punti che devono essere risolti perché non sono di pieno soddisfacimento per l’Italia”.

In contrasto con queste posizioni, Paesi come Germania e Spagna sostengono con forza la finalizzazione dell’accordo. Quest’ultima, in particolare, è strettamente legata all’America Latina, non solo per i profondi legami culturali, ma anche per l’importanza delle relazioni commerciali con la regione. Il ministro dell’Agricoltura spagnolo, Luis Planas Puchades, ha criticato quella che ha definito una "mitologia distorta" sul Mercosur, poco aderente alla realtà attuale. Ha inoltre sottolineato che, soprattutto dopo le recenti elezioni negli Stati Uniti, l’UE dovrebbe evitare atteggiamenti di chiusura e, al contrario, ampliare la rete di accordi commerciali con Paesi terzi per preservare la propria influenza economica e commerciale.


Resistenze interne e nuove alleanze del Mercosur

Per Ursula von der Leyen, tuttavia, le difficoltà non si limitano alle resistenze interne dei Paesi membri. Il settore agricolo, in particolare quegli agricoltori a cui la presidente della Commissione ha garantito maggiore attenzione nel suo prossimo mandato, si oppone con forza all’ingresso di prodotti agroalimentari provenienti dal Mercosur, ritenuti una minaccia per la competitività del mercato europeo.

Anche i Paesi del Mercosur sembrano meno motivati a concludere l’accordo. Sebbene l’UE esporti in Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay beni per un valore complessivo di 55,7 miliardi di euro l’anno, collocandosi come secondo partner commerciale dopo la Cina, per il Mercosur l’Europa rappresenta soltanto il decimo mercato per volume di scambi. A testimonianza di questo cambiamento, nel 1999 il 40% delle esportazioni agricole del Brasile era diretto verso l’Europa, mentre oggi tale quota si è ridotta al 13%. Inoltre, il blocco sudamericano ha concluso lo scorso anno un accordo con Singapore e sta lavorando intensamente per stringere intese con Corea del Sud e Giappone, con l'obiettivo di potenziare le esportazioni di prodotti alimentari verso i mercati asiatici.


Una sfida ancora aperta

In conclusione, l’Accordo di libero scambio UE-Mercosur rimane una sfida complessa, bloccato tra resistenze interne all’UE e un calo di interesse da parte dei Paesi sudamericani, sempre più orientati verso altre potenze economiche. Sebbene le potenzialità strategiche ed economiche dell’intesa siano evidenti, le divergenze tra gli Stati membri dell’Unione e le pressioni dei settori agricoli europei rappresentano ostacoli significativi. La capacità dell’UE di superare queste difficoltà sarà cruciale per determinare se l’accordo potrà effettivamente trasformarsi in una realtà, rafforzando le relazioni tra le due regioni o rimanendo un progetto incompiuto.

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Valentina Cannito

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