L’Unione Europea è oggi riconosciuta come uno dei principali attori globali nella lotta alla crisi climatica. L’attuale leadership europea è però il risultato di un lungo processo evolutivo: la politica ambientale, infatti, non era espressamente sancita nei Trattati istitutivi, mentre oggi è diventata una delle politiche più integrate a livello comunitario.
Nel Trattato di Roma del 1957, la tutela ambientale era di fatto strumentale al perseguimento degli interessi economici e dell’integrazione del Mercato Comune. Solo a partire dagli anni Settanta, con l’aumento della sensibilità pubblica e l’emergere di gravi crisi ecologiche transfrontaliere, la Comunità Economica Europea ha iniziato a legiferare in materia ambientale, pur in assenza di una base giuridica specifica.
Il passo decisivo è arrivato con l’adozione dell’Atto Unico Europeo del 1987, all’interno del quale il Titolo VII era esplicitamente dedicato all’ambiente. I principi chiave sanciti nell’Atto Unico sono tuttora centrali; tra questi: prevenzione, ovvero evitare il danno piuttosto che ripararlo; correzione alla fonte, cioè intervenire laddove nasce l’inquinamento; chi inquina paga, vale a dire una esplicita responsabilizzazione dei soggetti inquinanti; e integrazione, ossia l’inclusione della tutela ambientale in tutte le altre politiche europee.
L’adozione dell’Atto Unico ha quindi segnato il passaggio da politiche frammentarie a una politica ambientale strutturata, fondata su una strategia preventiva, orizzontale e multilivello. Questo ha permesso all’Unione Europea, a partire dagli anni Novanta, di assumere un ruolo di leadership nella governance della crisi climatica globale, esercitando sia leadership diplomatica che leadership esemplare.
La prima si manifesta nella capacità dell'UE di guidare i negoziati e promuovere azioni internazionali collettive. L’abilità dell’Unione di svolgere un ruolo centrale nello sviluppo del Protocollo di Kyoto – anche in assenza del sostegno statunitense – e il suo ruolo decisivo nei negoziati dell'Accordo di Parigi, mantenendo una posizione chiave anche dopo il ritiro degli Stati Uniti durante l'amministrazione Trump, ne sono un chiaro esempio. La seconda, invece, si basa sulla capacità dell’UE di influenzare altri attori dimostrando l'efficacia delle proprie politiche interne. A seguito dell'Accordo di Parigi, l'UE si è impegnata a ridurre in modo significativo le proprie emissioni interne di gas serra, puntando ad almeno il 40% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990, indipendentemente dall'esito della COP21.
Un altro esempio virtuoso di politica europea è il Green Deal Europeo. Introdotto nel 2019, include infatti l’ambizioso impegno dell’UE a raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, trasformando l’Europa nella prima regione a impatto climatico zero. Ha previsto anche un rafforzato obiettivo intermedio di riduzione delle emissioni di almeno il 55% entro il 2030. Questa strategia integra l'azione per il clima in diversi settori, tra cui energia, trasporti, agricoltura e industria, con l'obiettivo di creare un'economia europea sostenibile e resiliente.
Accanto al Green Deal, la seconda Commissione Von der Leyen ha inoltre promosso il Clean Industrial Deal, il piano pluriennale per sostenere la transizione verde nel settore industriale. L’obiettivo è conciliare la neutralità climatica con la protezione del tessuto produttivo, promuovendo autonomia strategica e competitività sullo scenario globale. L’UE punta infatti a ridurre la dipendenza da Paesi terzi per le forniture di materiali critici e a sostenere settori chiave come l’idrogeno verde, il solare, le batterie e le pompe di calore. In questo modo, l’Unione cerca di conciliare decarbonizzazione e competitività, rafforzando la propria leadership ambientale non solo sul piano normativo e diplomatico, ma anche su quello produttivo e tecnologico.
In conclusione, gli ultimi decenni hanno caratterizzato un’evoluzione che – da marginale e frammentata – ha reso la politica ambientale una delle leve strategiche dell’integrazione europea. Le criticità rimangono però rilevanti: disuguaglianze interne, contesto geopolitico incerto, complessità burocratiche. Per questi motivi, la vera sfida, oggi, è riuscire a rendere concrete le politiche adottate per riuscire concretamente a raggiungere gli importanti obiettivi sostenibili.
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L'Autore
Enrico Milanesio
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ambiente e sviluppo Unione Europea politica ambientale