L’Impatto della crisi venezuelana sullo storico alleato cubano

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  Valeria Guida
  16 gennaio 2026
  4 minuti, 48 secondi

Le tensioni tra Cuba e Stati Uniti: le origini

È noto che le relazioni tra gli Stati Uniti e i Paesi latinoamericani siano state storicamente caratterizzate dalla celebre “Dottrina Monroe”, sostenuta dall’omonimo Presidente statunitense di allora, secondo cui tutte le questioni relative al continente erano di competenza degli Stati Uniti, i quali non avrebbero tollerato alcuna influenza esterna.

Il caso di Cuba, ex colonia spagnola, divenuta Stato indipendente nel 1898, in seguito alla vittoria contro lo Stato dominatore, è noto per le sue relazioni con gli Stati Uniti, divenute acerrime durante la Guerra Fredda, soprattutto in seguito alla crisi dei missili di Cuba del 1962. Quest’ultima rappresentò un’ escalation della Guerra Fredda, scoppiata in seguito alla scoperta statunitense dell’installazione di missili a medio raggio sull’isola di Cuba da parte dell’Unione Sovietica. Questi sarebbero stati in grado di colpire le coste americane, data l’estrema vicinanza. Ciò fu possibile grazie all’avvicinamento del Presidente cubano Fidel Castro all’Unione Sovietica di Nikita Chruscev in seguito alla rivoluzione cubana. In risposta a tale iniziativa, il Presidente John F. Kennedy reagì imponendo una quarantena navale sull’isola e chiedendo il ritiro delle armi nucleari, mentre l’umanità si stava preparando al rischio reale di una guerra nucleare tra superpotenze. Grazie a un’intensa attività diplomatica, l’Unione Sovietica alla fine decise di ritirare i missili, mentre gli Stati Uniti, in cambio si impegnarono a non invadere l’isola. Questo evento è ricordato come il momento più vicino a una guerra nucleare nella storia moderna ed ebbe il vantaggio di portare alla creazione del “Telefono Rosso” tra Washington e Mosca, per evitare futuri errori di comunicazione, favorendo successivi accordi di controllo degli armamenti.

Ciò nonostante, i rapporti tra Cuba e Stati Uniti sono rimasti molto tesi nel corso degli anni successivi. A partire da quell’anno, infatti, Cuba è stata soggetta a un embargo imposto dagli Stati Uniti. Sebbene la Guerra Fredda si fosse conclusa e Cuba avesse cessato di essere un avamposto sovietico in America Latina, il regime comunista è sopravvissuto ed è proseguito col fratello di Fidel Castro, Raul, rimanendo dunque una presenza di ispirazione populista per i popoli latinoamericani.

La situazione è gravemente peggiorata sin dalla prima Presidenza di Donald Trump, durante il quale l’embargo economico è stato reso più stringente. Più di recente, fin dall’inizio della sua seconda Presidenza, il tycoon ha stabilito l’applicazione della “Dottrina Donroe” - un gioco di parole tra il nome e il cognome del Presidente Monroe - ribadendo l’intenzione di ottenere la supremazia sul continente americano. In effetti, dopo una tensione durata mesi, il 2 gennaio 2026 Trump ha catturato il Presidente venezuelano Nicolás Maduro. Questo evento ha fatto riemergere molte tensioni presenti nell’intero continente latinoamericano, comprese quelle con Cuba.

Il legame tra Cuba e Venezuela

Cuba costituisce un Paese che, a differenza di altri nella regione, possiede un indirizzo strategico e una politica estera indipendente da quella degli Stati Uniti. Inoltre, è caratterizzata da una classe politica abbastanza solida, dunque risulta alquanto difficile da invadere. In effetti, ha stretto rapporti con molti Paesi ostili all’ establishment statunitense, tra cui il Messico, la Colombia, ma soprattutto il Venezuela.

Già il 30 ottobre 2000, L’Avana e Caracas avevano firmato un accordo di cooperazione (Convenio integral de cooperación), che prevedeva la fornitura di petrolio in cambio dell’invio di esperti in vari settori legati alla salute e all’educazione. Tale accordo creò la base per un legame a lungo termine, emblematicamente rappresentato dalla creazione, nel 2004, di una vera e propria organizzazione multilaterale denominata Bolivarian Alternative for the Americans” (ALBA). Tutto ciò ha permesso di instaurare negli anni successivi un forte legame che ha generato ulteriori accordi, i cui temi ricorrenti sono petrolio ed energia, in cambio di personale medico, educazione e formazione, così come lo sviluppo industriale e tecnologico.

Le possibili conseguenze dell’asse cubano-venezuelano agli occhi degli Stati Uniti

“Cuba è stata sostenuta per anni da grandi quantità di petrolio e denaro provenienti dal Venezuela. In cambio, ha fornito servizi di sicurezza agli ultimi due dittatori venezuelani. Ma ora è tutto finito!”, ha dichiarato Trump su Truth Social.

Otto giorni dopo l’arresto di Maduro - la cui protezione è costata la vita a una trentina di cubani - Trump ha preso di mira tutti i Paesi storicamente alleati del Venezuela, compresa Cuba.

Alla suddetta asserzione, ha aggiunto che “A Cuba non arriveranno più petrolio e soldi. Zero!”, esortando il Paese a “fare un accordo prima che sia troppo tardi” e suscitando l’indignazione del Presidente cubano Dìaz Canel, che su X ha affermato che la sua nazione è "pronta a difendere la patria fino all'ultima goccia di sangue”. Canel ha anche aggiunto che “Cuba è una nazione libera, indipendente e sovrana”, sottolineando il profondo sentimento di indipendenza che unisce il popolo cubano.

A fronte di tutto ciò, il Presidente Trump ha lasciato intendere di essere disposto a raggiungere un accordo con L’Avana, dal momento che ritiene che un’azione militare, oltre a essere dispendiosa, non sarebbe nemmeno utile, in quanto Cuba potrebbe rischiare di crollare da sola, non potendo più contare sul supporto venezuelano.

In effetti, nel corso degli ultimi dieci anni, circa 2 milioni di cubani hanno lasciato l’isola, amplificando ulteriormente la debolezza del sistema economico e sociale.

Ora bisognerà solo attendere per scoprire in che modo le minacce di Trump si concretizzeranno.

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Valeria Guida

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America del Sud

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