L’indagine della Commissione europea su Snapchat: contesto, accuse e possibili sviluppi

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  Giulia d'Angelis
  26 aprile 2026
  3 minuti, 25 secondi

Nel marzo 2026, la Commissione europea ha avviato un procedimento formale nei confronti della piattaforma Snapchat, segnando un nuovo capitolo nella crescente regolamentazione delle grandi piattaforme digitali in Europa. L’indagine si inserisce nel quadro del Digital Services Act (DSA), la normativa europea che impone standard stringenti in materia di sicurezza online, trasparenza e tutela degli utenti, in particolare dei minori.

Il contesto normativo: il Digital Services Act

Il DSA rappresenta uno dei pilastri della strategia digitale dell’Unione europea. Entrato in vigore per disciplinare le piattaforme online di grandi dimensioni, esso impone obblighi specifici alle c.d. “Very Large Online Platforms” (VLOPs), tra cui Snapchat. Questi obblighi riguardano la gestione dei rischi sistemici, la moderazione dei contenuti illegali e la protezione degli utenti vulnerabili.

Nel caso di Snapchat, l’indagine nasce proprio dal sospetto che la piattaforma non rispetti pienamente tali obblighi. La Commissione ha basato la propria decisione su analisi dei rapporti di rischio forniti dalla stessa azienda tra il 2023 e il 2025, oltre che su ulteriori informazioni raccolte nel 2025.

Le principali accuse: sicurezza e tutela dei minori

Il cuore dell’indagine riguarda la protezione dei minori, uno dei temi più sensibili per le istituzioni europee. Secondo la Commissione, infatti, Snapchat potrebbe esporre i giovani utenti a diversi rischi significativi.

In primo luogo, vi sono dubbi relativi alla verifica dell’età. Attualmente, la piattaforma si basa principalmente sull’autodichiarazione degli utenti, un sistema considerato insufficiente per impedire l’accesso ai minori di 13 anni o per garantire un’esperienza adeguata agli adolescenti.

Un secondo aspetto critico riguarda il rischio di adescamento. Bruxelles sospetta che adulti possano fingere di essere coetanei per entrare in contatto con minori, con potenziali finalità di sfruttamento sessuale o reclutamento in attività illegali.

Inoltre, la Commissione ha espresso preoccupazione per la diffusione di contenuti che promuovono o facilitano l’accesso a prodotti illegali o vietati ai minori come sostanze stupefacenti, sigarette e alcolici. I sistemi di moderazione della piattaforma sarebbero, secondo l’UE, insufficienti a contrastare efficacemente questi fenomeni.

Impostazioni predefinite e “dark pattern”

Un ulteriore punto sotto esame riguarda le impostazioni predefinite degli account. La Commissione ritiene che queste non garantiscano un livello adeguato di privacy e sicurezza, soprattutto per i più giovani. Ad esempio, alcune funzionalità come i suggerimenti automatici di contatti o le notifiche attive di default potrebbero esporre i minori a interazioni indesiderate.

Particolare attenzione è riservata anche ai c.d. dark pattern, ovvero interfacce progettate per influenzare le scelte degli utenti in modo ingannevole. Secondo le istituzioni europee, Snapchat potrebbe utilizzare tali tecniche rendendo più difficile per gli utenti comprendere o modificare le impostazioni di sicurezza e privacy.

Meccanismi di segnalazione e trasparenza

La Commissione ha inoltre sollevato dubbi sull’efficacia dei sistemi di segnalazione dei contenuti illegali. Tali strumenti, secondo le accuse, non sarebbero né facilmente accessibili né intuitivi, limitando la capacità degli utenti di denunciare abusi o contenuti dannosi.

Questo aspetto è particolarmente rilevante nel contesto del DSA, che richiede alle piattaforme di offrire meccanismi chiari e trasparenti per la segnalazione e la gestione dei contenuti illegali.

Le possibili conseguenze dell’indagine

L’apertura di un procedimento formale conferisce alla Commissione ampi poteri. Bruxelles può richiedere ulteriori informazioni, condurre ispezioni e, in caso di violazioni accertate, imporre sanzioni o misure correttive. In alternativa, Snapchat potrebbe proporre impegni volontari per adeguarsi alle normative europee.

L’indagine potrebbe durare diversi mesi e rappresenta un banco di prova importante per l’applicazione del DSA. Non si tratta infatti di un caso isolato: altre grandi piattaforme come Meta, TikTok e X sono già finite sotto la lente delle autorità europee.

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L'Autore

Giulia d'Angelis

Giulia d’Angelis è nata a Fondi (LT) nel 2000. Ha frequentato il corso di Laurea Triennale in Scienze politiche e Relazioni internazionali presso La Sapienza, Università di Roma, e si è laureata nell’ottobre 2022 con una tesi sulla Presidenza Sassoli. Ha poi frequentato il corso di Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali e Istituzioni Sovranazionali, presso la medesima Università, laureandosi nell’ottobre 2024 con una tesi sull'allargamento dell'Unione europea. Da sempre appassionata di attualità internazionale, sta approfondendo in particolare l’analisi dell’Unione europea e delle sue politiche, concentrandosi anche sulla proiezione esterna dell’Unione e sui paesi candidati all’adesione nell’Ue.

Attualmente fa parte di Mondo Internazionale come Autrice presso Mondo Internazionale Post - Organizzazioni Internazionali, dove ha modo di analizzare nello specifico le politiche europee e il loro impatto.

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