L’inizio del Giubileo e l’attenzione sulle carceri

Il 2025 sarà l’anno della svolta?

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  Giorgia Savoia
  07 gennaio 2025
  3 minuti, 15 secondi

È iniziato il 2025, anno santo per la Chiesa cattolica, anno in cui si celebra il Giubileo.

Questo evento, che si tiene ogni 25 anni, rappresenta un periodo di rinnovamento spirituale per i fedeli, offrendo l'opportunità di ottenere l'indulgenza plenaria attraverso la confessione, la comunione e la preghiera.

Pellegrini di speranza” è il tema scelto da Papa Francesco, che ha voluto dare un segnale forte e inedito: dopo aver aperto la prima Porta Santa della Basilica di San Pietro in Vaticano, ha deciso di aprire la Seconda al carcere di Rebibbia. Nessun Papa prima d’ora l’aveva mai fatto. La speranza è stata il filo conduttore dell’omelia che ha tenuto durante la messa nel carcere, alla quale ha partecipato anche il Ministro della Giustizia Carlo Nordio.

“Ma più importante è quello che significa: è aprire il cuore. Cuori aperti. E questo fa la fratellanza. I cuori chiusi, quelli duri, non aiutano a vivere. Per questo, la grazia di un Giubileo è spalancare, aprire e, soprattutto, aprire i cuori alla speranza. La speranza non delude mai! Pensate bene a questo. Anche io lo penso, perché nei momenti brutti uno pensa che tutto è finito, che non si risolve niente […] È questo il messaggio che voglio darvi; a tutti, a tutti noi. Io il primo. Tutti. Non perdere la speranza. La speranza mai delude. Mai. Delle volte la corda è dura e ci fa male alle mani … ma con la corda, sempre con la corda in mano, guardando la riva, l'ancora ci porta avanti. Sempre c’è qualcosa di buono, sempre c’è qualcosa che ci fa andare avanti.”

Anche il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha dedicato parte del suo discorso di fine anno al tema delle carceri:

“L’alto numero di suicidi è indice di condizioni inammissibili. Abbiamo il dovere di osservare la Costituzione che indica norme imprescindibili sulla detenzione in carcere. Il sovraffollamento vi contrasta e rende inaccettabili anche le condizioni di lavoro del personale penitenziario. I detenuti devono poter respirare un'aria diversa da quella che li ha condotti all’illegalità e al crimine.”

Un gesto simbolico quello del Papa e del Presidente della Repubblica per riportare all’attenzione dell’opinione pubblica le condizioni inammissibili di vita all’interno degli istituti penitenziari.

La speranza è proprio ciò che manca, come è dimostrato da dati oggettivi: il 2024 è stato l'anno record per numero di suicidi in carcere, pari a 90. Oltre ai suicidi, il 2024 è stato in generale l’anno con il maggior numero di decessi, pari a 243.

Questi dati non possono passare inosservati, come non può diventare lettera morta la promessa contenuta nell’art. 27, III comma, della Costituzione: 

Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.

Se le pene non consistessero in trattamenti contrari al senso di umanità, non avremmo un numero così alto di suicidi, né un tasso di sovraffollamento pari al 132,6%, con oltre 62mila persone presenti che possono contare su poco meno di 47mila posti disponibili.

La vera speranza per il 2025 è che la classe politica risponda all’appello del Papa e del Presidente della Repubblica, adottando le riforme necessarie per rendere i principi costituzionali contenuti nell’art. 27 effettivi. Solo in questo modo la pena potrà essere dignitosa, umana e orientata alla rieducazione del condannato, contribuendo alla sua reintegrazione nella società e alla prevenzione di eventuali recidive.


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Giorgia Savoia

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Società

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