L’urgenza delle calamità naturali in Brasile

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  Serena Basso
  29 maggio 2024
  4 minuti, 10 secondi

Il peggior disastro climatico della storia

Il vissuto del Brasile dal punto di vista ambientale ha già attraversato dei momenti catastrofici e di emergenza e urgenza per calamità naturali. Era il 1941 quando fu registrata quella che fu, fino ad oggi, la peggior alluvione nella storia del Paese, quando il fiume Guaiba raggiunse i 4,76 metri. Quest anno, a partire dal 27 aprile il Brasile ha dichiarato lo stato di calamità naturale, perché le continue pioggia hanno devastato il Paese e in particolare lo Stato del Rio Grande Do Sul. Questo Stato conta ben 12 milioni di abitanti ed è situato al confine con Argentina e Uruguay e sta registrando la peggior inondazione mai avvenuta prima con un innalzamento del fiume Guaiba, il quale è arrivato a misurare 5,33 metri.

Sono 497 le città colpite dall’alluvione, più di 200 sono le case senza acqua, 15.000 abitazioni allagate, più di 600.000 i sfollati, il numero dei feriti si attesta a circa 800, le morti accertate sono oltre 150 e i dispersi più di 150. La città più colpita è la capitale Porto Alegre che ha chiuso temporaneamente l’aeroporto internazionale.

“Il peggior disastro climatico della storia” lo definisce Eduard Leite, governatore del Rio Grande.

Non è la prima volta che il Brasile vive emergenze di questo tipo, con strade distrutte, ponti crollati, interruzioni di comunicazione ed elettricità. Infatti, già nel 2023 sono state conteggiati 12 eventi climatici estremi, in particolare nei mesi di luglio, settembre e novembre dove si sono registrati eventi alluvionali importanti.

Le cause dei disastri ambientali

Ma quali sono le cause dirette e indirette del fenomeno? La fragilità del continente sudamericano vede più fattori incidenti:

Il primo elemento è quello delle forti piogge torrenziali eccezionali, dovute alla presenza del fenomeno climatico El Niño, provenente dall’Oceano pacifico, il quale ha intensificato temporali, alluvioni e anche periodi di siccità contribuendo agli scombussolamenti meteorologici.

Il disastro ambientale dipende inoltre anche dalle caratteristiche dell'area colpita. Infatti, la zona in questione è il Corrado brasiliano, la più grande savana tropicale dopo l’Africa. Negli ultimi anni si è intensificata la deforestazione illegale del Cerrado che, a differenza della foresta amazzonica, non gode di un riconoscimento di protezione che è invece in vigore per le foreste pluviali. Ciò alimenta la continua deforestazione del territorio e il suo depauperamento, al fine di far fronte alla crescente domanda di esportazione di prodotti tipici. Domanda che secondo le ricerche e le denuncia del Think-Thank Global Witness proviene in grande parte dall’UE e dal Regno Unito. La conseguenza è che le specie animali e vegetali non sono tutelate e così vi è un’alterazione dell’ecosistema esistente.

Un altro elemento essenziale per capire le dinamiche e le cause dei disastri ambientali è il riscaldamento globale e il cambiamento climatico. Inoltre, anche le attività antropiche tra cui l'urbanizzazione del territorio dettato dalla crescita demografica della fine del XX secolo ha comportato l’espansione del mercato immobiliare, generando a sua volta un sovraffollamento urbano, occupando tantissime zone a rischio esondazione tra cui canali e sponde del fiume.

In tutto ciò i cittadini brasiliani criticano uno Stato i cui interventi in passato sono stati limitati e a volte anche dannosi ma criticano anche l’attuale governo di Lula per via della scarsa prontezza, immediatezza della risposta e della poca prevenzione.

Le politiche ambientali e i costi delle conseguenze

Le critiche al governo di Lula non sono mancate. Nonostante la prontezza dei servizi di emergenza, secondo la popolazione locale si sarebbe potuto essere molto più efficienti ed efficaci nelle operazioni di soccorso tramite l'impiego di un maggior numero di mezzi militari, di rifornimenti sanitari, di acqua potabile e di viveri visto l’alto numero di sfollati.

La pressione sociale potrebbe aver fatto reagire Lula portandolo a visitare la zona colpita già tre volte e nominando ufficialmente un ministro speciale per la ricostruzione del Rio Grande Do Sul.

In realtà, gli investimenti dopo il 1941 in termini di prevenzione di disastri ambientali, quali esondazioni, furono e consistettero nella costruzione di un sistema anti-alluvione che fungesse da difesa. Tale sistema si compone di 68 km di dighe, 19 sistemi di pompaggio, 14 paratoie e il cosiddetto Muro di Mauá lungo 3 km. La problematica legata a questa misura preventiva è dovuta alla scarsa manutenzione avvenuta negli anni, elemento che ha portato alla sua non piena funzionalità ed efficacia.

D’altronde, Bolsonaro durante il suo mandato ha adottato politiche ambientali fortemente a sfruttamento delle risorse naturali. Lula invece si propose fin da subito - anche in campagna elettorale - come promotore della tutela della foresta pluviale e del rispetto degli impegni presi - previsti dagli Accordi di Parigi.

Per adesso, le previsioni vedono un miglioramento della condizione meteorologica. Le stime dei danni dell’alluvione al settore agricolo corrispondono a circa 967 milioni di reis ovvero circa 176 milioni di euro, senza contare i costi dei danni alla popolazione civile e alle loro vite.

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Serena Basso

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