“IL PEGGIOR DISASTRO CLIMATICO DELLA STORIA”
Il vissuto del Brasile dal punto di vista ambientale ha già attraversato dei momenti catastrofici e di emergenza e urgenza per calamità naturali. Era il 1941 quando fu registrata quella che fu, fino ad oggi, la peggior alluvione nella storia del Paese, quando il fiume Guaiba raggiunse i 4,76 metri. Quest’anno a partire dal 27 aprile il Brasile ha dichiarato lo stato di calamità naturale, perché le continue pioggia hanno devastato il Paese e in particolare lo Stato del Rio Grande Do Sul. Stato che conta ben 12 milioni di abitanti al confine con Argentina e Uruguay che sta registrando la peggior inondazione mai avvenuta prima con un innalzamento del fiume Guaiba questa volta arrivato a registrare 5,33 metri.
497 città sono state colpite dall’alluvione, segnalate più di 200 case senza acqua, 15.000 abitazioni allagate, più di 600.000 sfollati, il numero dei feriti sale a circa 800, le morti accertate oltre le 150 e i dispersi più di 150. Conseguenza in tutto il Paese come per la centrale idroelettrica i Bento Goncalves che è crollata provocando 30 morti. In realtà la città più colpita è la capitale Porto Alegre che ha chiuso temporaneamente l’aeroporto internazionale.
“Il peggior disastro climatico della storia” lo definisce Eduard Leite, governatore del Rio Grande.
Non è la prima volta che il Brasile vive emergenze di questo tipo, con strade distrutte, ponti crollati, interruzioni di comunicazione ed elettricità, infatti già solo nel 2023 sono state conteggiati 12 eventi climatici estremi, in particolare nei mesi di luglio settembre e novembre erano avvenuti eventi alluvionali importanti.
LE CAUSE DEI DISASTRI AMBIENTALI
Ma quali sono le cause dirette e indirette del fenomeno? La fragilità del continente sudamericano vede più fattori incidenti.
Il primo elemento è quello delle forti pioggie torrenziali eccezionali, dovute alla presenza diaria calda e umida e dovute alla presenza del ciclone El Nino provienente dall’Oceano pacifico, che con la sua pressione atmosferica ha intensificato temporali, alluvioni e anche periodi di siccità contribuendo agli scombussolamenti meteorologici.
Naturalmente il disastro ambientale dipende anche in un più ampio spettro dalla zona esondata. Infatti la zona colpita è quella del Corrado brasiliano, la più grande savana tropicale dopo l’Africa. Negli ultimi anni si è intensificata la deforestazione illegale del Cerrado che, a differenza della foresta amazzonica, non gode di un riconoscimento di protezione che è invece in vigore per le foreste pluviali. Ciò alimenta la continua deforestazione dei prodotti Rho idi carne che cercano di rispondere alla domanda sempre più crescente. Domanda che, per lo più, secondo le ricerche e le denuncia del Think-Thank Global Witness proviene in grande parte dall’Ue e dal Regno Unito. La conseguenza è che le specie animali e vegetali non sono tutelate e così vi è un’alterazione dell’ecosistema esistente.
Ad influenzare notevolmente vi è pertanto il riscaldamento globale e il cambiamento climatico.
Oltre a ciò l’uomo ha inciso. Ulteriormente anche con la sua attività urbanistica, infatti la crescita demografica della fine del XX secolo ha comportato l’espansione del mercato immobiliare, generando a sua volta un sovraffollamento urbano, occupando tantissime zone a rischio tra cui canali e sponde del fiume.
In tutto ciò i cittadini brasiliani criticano uno Stato i cui interventi in passato sono stati limitati e a volte anche dannosi ma criticano anche l’attuale governo di Lula per via della scarsa prontezza, immediatezza della risposta e della poca prevenzione.
LE POLITICHE AMBIENTALI E I COSTI DELLE CONSEGUENZE
Le critiche al governo di Lula non sono mancate poiché nonostante la prontezza della prestazione di soccorso immediata la popolazione riportata che si sarebbe potuto essere molto più efficienti in termini di risposte emergenziali tramite un maggior numero di mezzi militari, di rifornimenti sanitari, di acqua potabile e di viveri visto l’alto numero di sfollati.
La pressione sociale potrebbe aver fatto reagire Lula portandolo a visitare la zona colpita già tre volte e nominando ufficialmente un ministro speciale per la ricostruzione del Rio Grande Do Sul.
In realtà gli investimenti dopo il 1941in termini di prevenzione di disastri ambientali quali esondazioni furono e consistettero nella costruzione di un sistema anti-alluvione che fungesse da difesa. Tale sistema si compone di 68 km di dighe, 19 sistemi di pompaggio, 14 paratoie e il cosiddetto Muro di Mauá lungo 3 km interrato per anche 3 km. La problematica legata a questa misura è dovuta alla poca manutenzione avvenuta negli anni, elemento che ha portato alla sua non piena funzionalità ed efficacia.
D’altronde l’attività di Bolsonaro e dal sostegno della società agroindustriale ha adottato politiche ambientali fortemente a sfruttamento delle risorse naturali. Lula invece s propose fin da subito, anche in campagna elettorale, come promotore della tutela della foresta pluviale e del rispetto preso tramite l’Accordo di Parigi.
Per adesso le previsioni vedono un miglioramento della condizione meteorologica, le stime dei danni dell’alluvione al settore agricolo corrispondono a circa 967 milioni di reis ovvero circa 176 milioni di euro, senza contare i costi dei danni alla popolazione civile e alle loro vite.
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L'Autore
Serena Basso
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