Il governo della Macedonia del Nord è stato criticato per l’emendamento di una legge che pone fine al divieto delle campagne pubblicitarie sponsorizzate dallo stato nei media privati. Molti giornalisti e Ong temono che questo possa reintrodurre un controllo più serrato dello stato sui media e limitare, di conseguenza, la libertà di espressione, sovvertendo quanto fatto in precedenza.
Gli emendamenti alla legge
Il 28 febbraio, il parlamento macedone ha supportato l’introduzione di una modifica dell’articolo 102 della "Legge sui servizi audio e audiovisivi", che permette al governo e ai comuni di gestire campagne mediatiche riguardanti tematiche dello stato, finanziate con fondi pubblici, su media (TV e radio) appartenenti a privati.
La modifica è stata approvata con 78 voti favorevoli su 120. L'emendamento è stato supportato sia dal partito in carica, l’Unione Socialdemocratica, che dall’opposizione. Il cambiamento della legge è stato firmato a marzo dall’attuale presidente macedone Stevo Pendarovski. Il divieto di questa pratica era stato precedentemente introdotto dallo stesso governo nel 2017. Inoltre, secondo le nuove disposizioni, è possibile utilizzare lo 0,1% di tutte le imposte per finanziare queste campagne: nel 2023, la somma sarebbe ammontata a 2,3 milioni. Gli argomenti promossi dalle suddette campagne – e che saranno ritenuti quindi di interesse statale – verranno decisi da una commissione, i cui rappresentanti saranno scelti sia dal partito al governo che dall’opposizione, sotto il controllo del Ministero della Società e dell’Informazione, che gestirà quindi la distribuzione dei fondi destinati ai media.
Le critiche e le implicazioni
Il nuovo emendamento ha preoccupato molti giornalisti e Ong, che vedono in questa modifica un tentativo di limitare la libertà di espressione. L’associazione dei giornalisti della Macedonia del Nord (ZNM), l’Unione indipendente dei giornalisti e dei lavoratori dei Media (SSNM) e altre organizzazioni hanno condannato questo cambiamento in una dichiarazione congiunta. Infatti, il timore è che i media si ritrovino ad essere dipendenti dai finanziamenti del governo, influenzando quindi la libertà di stampa, dato che questa dipendenza può portare all’autocensura o ad un’informazione di parte. Inoltre, sono vulnerabili alla possibilità del governo di preferire o “punire” certi media rispetto ad altri in relazione ai contenuti che promuovono, minando così la stampa indipendente e le possibili critiche che potrebbero andare contro il partito in carica. Nella dichiarazione, i giornalisti hanno infatti affermato che “è giunto il momento di istituire un fondo per il pluralismo dei media, che sosterrebbe [...] la produzione di programmi diversificati, in opposizione alla pubblicità di Stato che serve come strumento di influenza e controllo politico”, aggiungendo che questo cambio di legge pone il partito in carica in una posizione di vantaggio e limita la diversità di opinioni rappresentate nei media.
Al momento, la Macedonia del Nord è classificata al 36° posto nell’indice globale della libertà di stampa.
I precedenti e le nuove elezioni
Se vengono presi in considerazione anche gli eventi di qualche anno fa, questo emendamento solleva ulteriori critiche. Infatti, il divieto di sponsorizzare campagne statali su canali privati è stato reso legge per la prima volta nel 2017 dal partito dell’Unione Socialdemocratica, che aveva affermato a suo tempo che questa pratica “è un crimine”. Lo stesso partito ha sostenuto l‘eliminazione di questo divieto nel 2024. La scelta nel 2017 è stata una conseguenza delle azioni del precedente governo, il cui primo ministro Nikola Gruevski (in carica dal 2006 al 2016 – la sua coalizione ha vinto le elezioni per quatto volte) ha speso più di 26mila euro in 7 anni per sponsorizzare campagne pubbliche in media privati. Queste campagne si sono dimostrate uno strumento utilizzato per rafforzare il proprio potere e controllo sulle informazioni e per fare propaganda. Per questo Gruevski è stato oggetto di critica dai media indipendenti del paese, dato che di fatto si è servito regolarmente di questa corruzione indiretta dei media per cercare di comprarsi il favore della popolazione. Oggi Gruevski si trova in Ungheria, dove ha acquisito lo status di rifugiato politico per sottrarsi alle accuse di corruzione in Macedonia del Nord. Per questo l’emendamento solleva preoccupazioni in quanto è stato introdotto in concomitanza con le elezioni politiche del paese, il cui secondo round è avvenuto l’8 maggio 2024. Gordana Siljanovska-Davkova, candidata del partito di opposizione di destra VMRO DPMNE è risultata vincitrice, battendo il precedente presidente Pendarovski, appartenente ad un partito più filoeuropeista.
L’emendamento alla legge è stato presentato in parlamento nel novembre del 2023, utilizzando una procedura abbreviata riservata alle riforme richieste per essere in linea con l’UE.
Le relazioni con l’Unione Europea
Una delle giustificazioni per l’introduzione dell’emendamento di legge è stata che avvicinerebbe il paese alle normative europee. L'allineamento con le leggi dell’UE è infatti necessario per la Macedonia se vuole progredire nel suo percorso verso l’entrata nell’Unione. Il paese ha infatti ottenuto lo status di candidato, ma l’apertura dei negoziati di adesione all’UE è stata approvata solo nel 2020 a causa delle dispute con la Grecia per l’utilizzo del nome “Macedonia” e nel 2022 è stato dato il via a questi negoziati, ritardati a causa di problemi con la Bulgaria su tematiche riguardanti lingua e identità. Tuttavia, si pensa che la questione dell'adesione all'Unione Europea sia solamente un pretesto, infatti,
come afferma l’ex ministro degli affari esteri macedone Nikola Dimitrov, la legge non aiuta la popolazione macedone, bensì ha un fine politico: per il futuro della Macedonia del Nord è importante che la sua libertà di stampa non retroceda, sia per i suoi cittadini, ma anche per non compromettere la sua entrata nell’Unione Europea.
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L'Autore
Angela Sartori
Angela Sartori si è laureata in Interdisciplinary Research and Studies on Eastern Europe (MIREES) presso l'Università di Bologna. Le tematiche che ha affrontato durante il suo corso di studi si sono concentrate principalmente sui fenomeni migratori e sulle problematiche legate alle minoranze etniche, nonché sulle relazioni lasciate dall'eredità sovietica in particolare in Ucraina, nella Federazione Russa e negli stati del Caucaso meridionale.
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