Mentre il conflitto tra Hamas e Israele continua a mietere vittime nella Striscia di Gaza, a preoccupare sempre di più le organizzazioni internazionali è l'aggravarsi della situazione umanitaria, dovuta, tra le altre cause, alla scarsa disponibilità di beni alimentari. I bambini, vittime silenziose di questa guerra, stanno pagando il prezzo più alto.
L’escalation delle ostilità, iniziata nell’ottobre 2024, ha provocato non solo innumerevoli decessi, ma anche la distruzione di quasi tutte le infrastrutture civili e lo sfollamento di centinaia di migliaia di persone. In un contesto simile, l’accesso a beni essenziali come cibo, acqua, elettricità e cure sanitarie è diventato difficile, se non addirittura impossibile.
Dall’inizio del conflitto, numerosi bambini sono stati uccisi o presi in ostaggio. Molti sono diventati orfani, privati non solo dell’accesso all’istruzione e al gioco, ma anche dell'affetto delle loro famiglie. Secondo una stima diffusa dall'UNICEF, negli ultimi 21 mesi più di 17.000 bambini hanno perso la vita e circa 33.000 sono rimasti feriti. L’Ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani ha inoltre riportato che, tra il 27 maggio e il 7 luglio, 798 civili palestinesi, compresi molti bambini, sono stati uccisi mentre cercavano di procurarsi cibo. Al 21 luglio, secondo Thameen Al-Kheetan, portavoce dell’agenzia, sono stati registrati 1.054 decessi in circostanze analoghe.
I continui attacchi alla popolazione hanno compromesso gravemente la produzione e la distribuzione idrica, lasciando il 95% delle famiglie a Gaza in condizioni di grave carenza d'acqua. Secondo il cluster WASH (acqua, igiene e servizi igienici), la crisi continua a peggiorare a causa dell'assenza di carburante. Al 20 luglio, 573 strutture e beni WASH su un totale di 696 si trovavano all’interno della zona militarizzata israeliana, rendendone l'utilizzo estremamente difficile e rischioso, con conseguente aumento del rischio di epidemie e infezioni. Anche il sistema sanitario è stato duramente colpito: numerosi ospedali e cliniche non sono più operative o funzionano solo parzialmente a causa della carenza di personale, carburante e forniture mediche.
Osama Tawfiq, storico impiegato dell’ospedale al-Shifa, racconta la drammatica situazione: "There is no food for the patients. Children are dying of hunger inside the hospital. I’ve worked here for 20 years, and never in my life have I seen someone die of starvation until now."
Il World Food Programme (WFP) ha riportato che la malnutrizione colpisce 90.000 donne e bambini che necessitano urgentemente di trattamento. Circa una persona su tre non mangia da giorni. Un chilo di farina costa 100 dollari, perciò il cibo fornito dai camion umanitari è l’unica risorsa che la maggior parte dei palestinesi può permettersi. Secondo il Food Security Sector (FSS), nella Striscia di Gaza si cucinano attualmente meno di 160.000 pasti nelle cucine comunitarie, portando il resto della popolazione a cercare di procurarsi alimenti nei punti di distribuzione militarizzati.
Nel 2025, il mese con meno ricoveri per malnutrizione è stato febbraio, periodo del cessate il fuoco. Al contrario, solo nel mese di maggio, 5.119 bambini tra i 6 mesi e i 5 anni sono stati ricoverati per ricevere cure nutrizionali. Di questi, 636 presentavano una grave malnutrizione acuta (SAM), considerata la forma più letale. Tra febbraio e maggio, i casi di SAM sono aumentati del 146%. Stando a Edouard Beigbeder, direttore regionale dell’UNICEF per il Medio Oriente e il Nord Africa, dall’inizio dell’anno fino alla fine di maggio è stata registrata una media di 112 bambini ricoverati al giorno.
Oltre alla scarsità di cibo, a preoccupare è soprattutto la combinazione tra malnutrizione acuta e malattie infettive gravi, come l’epatite A, che rischiano di innescare pericolosi cicli di morte. I bambini denutriti, infatti, sono più vulnerabili a gravi complicazioni in presenza di patologie concomitanti.
La quantità di RUTF (alimenti terapeutici pronti all’uso), fondamentali per il trattamento della SAM, è insufficiente rispetto al numero crescente di casi di denutrizione. Le scorte presenti nella Striscia di Gaza non riescono a coprire il fabbisogno delle persone in condizioni critiche, limitando così l’efficacia degli interventi sanitari. Oltre ai bambini, anche le donne in gravidanza subiscono gravi conseguenze a causa dei bassi livelli di igiene e della scarsa disponibilità di acqua. Queste condizioni non solo aumentano il rischio di trasmissione di malattie, ma contribuiscono significativamente alla crescita dei casi di nascite pretermine. Centinaia di donne, malnutrite o affette da altre patologie, scegliendo di lasciare il poco cibo disponibile ai figli già nati, rischiano di perdere quelli che portano in grembo o di non riuscire ad allattarli correttamente una volta venuti al mondo.
In una guerra che da 21 mesi provoca sofferenze inimmaginabili, la fame sta devastando chi ancora sopravvive. Secondo le stime del Food Security Sector (FSS), tra aprile 2025 e marzo 2026, il numero di bambini che necessiteranno di cure per la SAM potrebbe salire da 60.000 a oltre 70.500.
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L'Autore
Chiara Giovannoni
Chiara Giovannoni, classe 2000, è laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche all’Università di Bologna. Attualmente frequenta il corso di laurea magistrale in Strategie Culturali per la Cooperazione e lo sviluppo presso l’Università Roma3.
Interessata alle relazioni internazionali, in particolare alla dimensione dei diritti umani e alla cooperazione.
E’ volontaria presso un’organizzazione no profit che si occupa dei diritti dei minori in varie aree del mondo.
In Mondo Internazionale ricopre la carica di autrice per l’area tematica Diritti Umani.
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