Malnutrizione infantile a Gaza

Una crisi nella crisi

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  Chiara Giovannoni
  26 July 2025
  4 minutes, 13 seconds

Mentre il conflitto tra Hamas e Israele continua a mietere vittime nella Striscia di Gaza, a preoccupare in maniera sempre maggiore le organizzazioni internazionali è il continuo aggravarsi della situazione umanitaria dovuta, tra le altre cose, alla mancanza di accesso al cibo. I bambini, vittime silenziose di questo massacro, stanno pagando il prezzo più alto.

L’escalation del conflitto, iniziata nell’ottobre 2024, ha provocato non solo migliaia di vittime, ma anche la distruzione della quasi totalità delle infrastrutture civili e lo sfollamento di centinaia di migliaia di persone. In un contesto simile, l’accesso a beni essenziali come cibo, acqua ed elettricità, oltre alle cure sanitarie, è diventato difficile, se non spesso impossibile.

Dall’inizio del conflitto, migliaia di bambini sono stati uccisi, presi in ostaggio, feriti. Molti sono diventati orfani, venendo privati non solo dell’accesso all’istruzione e al gioco, ma anche delle loro famiglie. Secondo una stima diffusa da UNICEF negli ultimi 21 mesi più di 17.000 bambini hanno perso la vita e circa 33.000 sono rimasti feriti. L’Ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani ha inoltre riportato che, tra il 27 maggio e il 7 luglio, 798 civili palestinesi, compresi molti bambini, sono stati uccisi mentre cercavano di procurarsi cibo. Al 21 luglio, secondo Thameen Al-Kheetan, portavoce dell’Ufficio, sono stati registrati 1.054 vittime legate ad episodi simili. 

I continui attacchi alla popolazione hanno compromesso gravemente la produzione e distribuzione di acqua, provocando insufficienza idrica per il 95% delle famiglie a Gaza. Secondo il WASH (acqua, servizi igienico-sanitari e igiene), la crisi idrica continua a deteriorarsi a causa di una grave carenza di carburante. Al 20 luglio, 573 strutture e beni WASH su 696 risultavano all’interno della zona militarizzata israeliana, rendendo particolarmente difficile e pericoloso il loro utilizzo, con un conseguente aumento del rischio di epidemie e di infezioni. Anche il sistema sanitario è stato duramente colpito: numerosi ospedali e cliniche non risultino più operative o funzionano a capacità ridotta a causa di mancanza di personale, carburante e forniture mediche.

Osama Tawfiq, impiegato storico dell’ospedale al-Shifa: there is no food for the patients. Children are dying of hunger insider the hospital. I’ve worked here for 20 years, and necer in my life have I seen someone die from starvation until now. 

Il World Food Programme (WFP) ha riportato che la malnutrizione sta toccando 90.000 tra donne e bambini che si trovano attualmente in urgenza di trattamento. Circa una persona su tre non mangia da giorni. Un chilo di farina costa 100$, quindi il cibo proveniente dai camion umanitari è l’unico che la maggior parte dei palestinesi può permettersi. Secondo il Food Security Sector (FSS) nella Striscia di Gaza vengono cucinati attualmente meno di 160.00 pasti nelle cucine comunitarie, portando il resto a cercare di procurarsi il cibo nei punti di distribuzione militarizzati.

Nel 2025, il mese con meno ricoveri per malnutrizione è stato febbraio, durante il cessate il fuoco. Al contrario, nel solo mese di maggio, 5.119 bambini tra i 6 mesi e 5 anni sono stati ricoverati per ricevere cure nutrizionali. Di questi 636 avevano una grave malnutrizione acuta (SAM), considerata la forma più letale. Tra febbraio e maggio, i casi di SAM sono incrementati del 146 percento. Secondo quanto riportato da Edouard Beigbeder, direttore regionale dell’UNICEF per il Medio Oriente e il Nord Africa, dall’inizio dell’anno fino a fine maggio, è stata registrata una media di 112 bambini al giorno. 

Oltre alla scarsità di cibo, a preoccupare è la combinazione nei bambini di malnutrizione acuta e di malattie infettive gravi come l’epatite A, che insieme rischiano di creare dei cicli mortali. I bambini denutriti, infatti, risultano maggiormente esposti a gravi complicazioni in presenza di più patologie.

La quantità di RUTF (alimenti terapeutici pronti all’uso), fondamentali per il trattamento della SAM, risulta insufficiente rispetto al numero crescente di casi di malnutrizione. Le scorte presenti nella Striscia di Gaza non riescono a coprire il fabbisogno di coloro che si trovano in gravi condizioni, andando a limitare l’efficacia degli interventi sanitari. Oltre ai bambini, gli scarsi livelli di igiene e di accesso all’acqua provocano gravi danni anche per le donne incinta. Questi, infatti, non aumentano solo il rischio di trasmissione delle malattie, ma rappresentano fattori importanti nell’aumento del rischio di nascite di bambini prematuri. Centinaia di donne, malnutrite o affette da altre patologie, scegliendo di lasciare il poco cibo presente ai figli già nati, rischiano di perdere i figli in grembo, o di non riuscire ad allattarli correttamente una volta nati.

In una guerra che negli ultimi 21 mesi ha prodotto sofferenze inimmaginabili, la fame sta devastando chi ancora sopravvive. Secondo le stime del Food Security Sector (FSS), tra aprile 2025 e marzo 2026, il numero di bambini che necessiteranno di cure per la SAM potrebbe salire da 60.000 a oltre 70.500


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L'Autore

Chiara Giovannoni

Chiara Giovannoni, classe 2000, è laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche all’Università di Bologna. Attualmente frequenta il corso di laurea magistrale in Strategie Culturali per la Cooperazione e lo sviluppo presso l’Università Roma3.

Interessata alle relazioni internazionali, in particolare alla dimensione dei diritti umani e alla cooperazione.

E’ volontaria presso un’organizzazione no profit che si occupa dei diritti dei minori in varie aree del mondo.

In Mondo Internazionale ricopre la carica di autrice per l’area tematica Diritti Umani.

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