NATO: la nuova strategia internazionale sulle biotecnologie e le tecnologie per il potenziamento umano

Super Soldiers alle porte?

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  Tabatha Ferrari
  29 giugno 2024
  5 minuti, 6 secondi

Il 12 aprile 2024, la NATO ha pubblicato la sua prima strategia internazionale sulle biotecnologie e le tecnologie per il potenziamento umano (Human Performance Augmentation, HPA). Il documento, volto a promuovere un utilizzo difensivo e responsabile di queste tecnologie emergenti, sottolinea l’importanza di un approccio etico e sicuro, alla luce della convergenza tra intelligenza artificiale e biotecnologie che sta amplificando sempre di più i rischi di proliferazione per scopi dannosi, complicandone ulteriormente il monitoraggio.

Ma che cosa sono?

Le biotecnologie rappresentano un insieme di tecnologie avanzate che permettono di controllare e modificare le attività biologiche degli esseri viventi. Sono state identificate come prioritarie già nel 2019 e hanno continuato a evolversi rapidamente portando con sé implicazioni profonde in diversi settori.

Ad esempio, nel caso della medicina, tecniche all'avanguardia come CRISPR/Cas9 stanno rivoluzionando la capacità di modificare il genoma umano per trattare le malattie genetiche. Parallelamente, nell'ambito agricolo, le piante geneticamente modificate mostrano maggiore resistenza ai parassiti, incrementano la produttività e riducendo la dipendenza dai pesticidi. 

Ma le applicazioni delle biotecnologie non si limitano a questi ambiti. Sia l’Alleanza che i suoi avversari stanno costantemente investendo in tecnologie avanzate come biosensori abilitati dall'IA per monitorare minacce chimiche, biologiche, radiologiche e nucleari (CBRN). Inoltre, si stanno sviluppando materiali avanzati per infrastrutture ed equipaggiamenti militari, che siano più resistenti, autorigeneranti ed efficienti.

Questi sforzi sono parte di una tendenza ancora più ampia verso la “Human Augmentation”, che mira a potenziare e superare le normali capacità fisiche, cognitive e psicologiche degli individui attraverso l'uso di tecnologie all'avanguardia, quali:

  • Protesi Avanzate per migliorare o ripristinare le capacità motorie e sensoriali del personale militare tramite arti bionici ed esoscheletri, prodotti da aziende all'avanguardia come “Sarcos Robotics” e già testati dalla Marina Americana con l’obiettivo di aumentare la forza e la resistenza dei soldati.
  • Neurotecnologie, in grado di interagire direttamente con il sistema nervoso e destinate a migliorare le capacità cognitive dei militari attraverso le interfacce cervello-computer (BCI). Questa tecnologia è sviluppata nel contesto del progetto "Next Generation Nonsurgical Neurotechnology", finanziato da DARPA, l'agenzia statunitense per la ricerca avanzata della difesa. L'obiettivo finale è utilizzare queste interfacce per controllare armamenti e sciami di droni con la mente, consentendo ai soldati di gestire compiti multitasking durante missioni complesse e migliorare il processo decisionale. In parallelo, l'introduzione di farmaci specifici mira a ridurre la necessità di sonno, permettendo operazioni prolungate sotto stress senza compromettere le prestazioni operative.
  • Genetica modificata, altro campo in cui DARPA, insieme all'Innovative Genomics Institute, sta esplorando la possibilità di rendere i militari più resistenti alle radiazioni, in scenari bellici altamente rischiosi.

Preoccupazioni etiche

Nel corso degli anni, le biotecnologie hanno alimentato intensi dibattiti su varie questioni etiche, tra cui la protezione dei diritti umani, della dignità e dei valori condivisi.

Le interfacce cervello-computer (BCI) sollevano questioni cruciali riguardanti la privacy, l'autonomia e il rischio di accesso non autorizzato ai pensieri dei soldati, nonché la manipolazione dell'attività cerebrale stessa. A causa della loro capacità di interagire direttamente con il cervello e i sistemi vitali, questi dispositivi di potenziamento possono raccogliere infatti ampie quantità di dati personali e consentire la sorveglianza dei movimenti, delle attività e persino dei pensieri degli individui.

Inoltre, l'uso di tali tecnologie solleva preoccupazioni su come possano influenzare l'identità personale, il senso di sé e le dinamiche sociali, oltre a complicare l'attribuzione di responsabilità per eventuali conseguenze eticamente negative derivanti dal loro utilizzo. Un esempio tangibile è rappresentato dalla questione di chi sia responsabile se un sistema di riconoscimento facciale identifica erroneamente una minaccia.

Le biotecnologie rappresentano altresì una sfida per il rispetto dei principi etici fondamentali, come lo Jus ad Bellum (la giustificazione morale per il ricorso alla guerra) e lo Jus in Bello (le norme che regolano la condotta durante i conflitti, inclusi il trattamento dei civili e dei combattenti). Questi principi comprendono la distinzione tra combattenti e non combattenti, la proporzionalità delle azioni militari, la necessità delle misure adottate, il divieto di causare sofferenze non necessarie e il rispetto della non discriminazione. Le tecnologie di potenziamento umano potrebbero compromettere la capacità dei combattenti di rispettare questi principi, aumentando l'aggressività e minando la moralità del consenso, poiché obbligati a fare il loro dovere.

Strategia della NATO

Come sottolineato nel documento, gli alleati della NATO da questo momento in poi si impegneranno fermamente a garantire che le applicazioni delle tecnologie per il potenziamento umano rispettino sei principi fondamentali: legalità, responsabilità, sicurezza e protezione, autonomia umana, consenso informato e sostenibilità.

In sintesi, le tecnologie BHE saranno sviluppate e utilizzate in conformità con le leggi nazionali e internazionali e la Carta dei Diritti Umani. Sarà prioritario assicurare che l'uso di queste tecnologie avvenga in modo giudizioso, con chiare linee guida sulla responsabilità umana per garantire la rendicontabilità. L'implementazione di BHE sarà consentita solo dopo aver superato rigorose procedure di sicurezza, con l’obbiettivo di non compromettere il senso di giudizio e la libertà di coscienza degli individui, preservando la loro dignità innata e richiedendo il consenso esplicito. Infine, le tecnologie BHE saranno valutate attentamente per il loro impatto ambientale.

In conclusione, la NATO, insieme agli alleati, stanno focalizzando gli sforzi sulla creazione di strumenti atti a valutare i rischi e l'impatto di queste tecnologie, supportati da programmi formativi, un gruppo di esperti e il Fondo per l'innovazione della NATO. E’ evidente come queste tecnologie offrano notevoli benefici per il benessere fisico, sociale e psicologico del personale militare, ma sollevano anche questioni etiche, sociali ed economiche non di poco conto riguardanti l'equità, l'accessibilità e l'effetto sui mercati del lavoro. Pertanto, è essenziale sviluppare politiche chiare e una rigorosa governance per il loro uso soprattutto in ambito militare, coinvolgendo funzionari medici, legali e politici.

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L'Autore

Tabatha Ferrari

AUTRICE - ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI

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