Negli Stati Uniti un giudice ha bloccato l’espulsione di bambini guatemaltechi

L’amministrazione Trump ha tentato di espellere nel cuore della notte 76 minori non accompagnati

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  Chiara Giovannoni
  30 settembre 2025
  4 minuti, 7 secondi

Nella notte tra il 30 e il 31 agosto, un gruppo di minori sotto la protezione dell’Ufficio per il Reinsediamento dei Rifugiati (ORR), un’agenzia responsabile della cura e dell’assistenza ai bambini non accompagnati, è stato prelevato e fatto salire su un aereo diretto in Guatemala. Il tempestivo intervento degli avvocati dei bambini ha permesso che la procedura venisse interrotta grazie a un’ordinanza d’emergenza della giudice Sparkle L. Sooknanan, emessa intorno alle 4 del mattino del 31 agosto. Secondo Angie Salazar, direttore ad interim dell’Agenzia ORR, l’operazione farebbe parte della “fase uno” di un piano governativo per rimpatriare 327 bambini guatemaltechi non accompagnati su un totale di 600-700 attualmente in custodia dell’agenzia. 

La causa è stata intentata dal National Immigration Law Center, una Ong che si occupa della difesa dei migranti, e include 10 bambini guatemaltechi tra i 10 e i 17 anni, quasi tutti con procedimenti di immigrazione in corso. Il vicepresidente del contenzioso della Ong ha definito la decisione del tribunale “una vittoria significativa”. Gli avvocati dei bambini coinvolti sottolineano che molti di loro hanno richieste di asilo pendenti o richieste di protezione legate a casi di abusi, negligenza o abbandono. Circa 30 dei 327 bambini in lista per il rimpatrio risultano contrassegnati nel database del ORR con indicatori di abuso, tra cui traffico di esseri umaniviolenza di gang

Abigail Jackson, portavoce della Casa Bianca, si è espressa dichiarando che è stato sotto al Presidenza Biden che centinaia di migliaia di bambini sono stati “contrabbandati attraverso il confine meridionale da pericolosi trafficanti di esseri umani e lasciati orfani in America”. Allo stesso modo, Tricia McLaughlin, una portavoce del Dipartimento della Sicurezza Interna, ha definito la decisione del giudice “vergognosa e immorale” oltre ad essere una mossa per colpire il Presidente, in quanto impedisce ai bambini di ricongiungersi con le loro famiglie.

In un primo momento il governo aveva infatti sostenuto che, in accordo con il Paese di provenienza, il rimpatrio dei minori in questione aveva lo scopo di ricongiungerli con i propri genitori. Tuttavia, il giudice distrettuale Timothy Kelly, nominato dallo stesso Trump, sostiene in un'ingiunzione preliminare dello scorso 18 settembre, che quella spiegazione si sia "sbriciolata come un castello di carte". Non risultano infatti prove che i genitori di questi bambini abbiano cercato di ricongiungersi con i figli, anche a causa della difficoltà e, spesso, impossibilità, per i funzionari di rintracciare la maggior parte delle famiglie. 

Secondo un promemoria citato dal senatore Ron Wyden durante una testimonianza di Robert F. Kennedy, Segretario alla Salute e ai Servizi Umani, davanti a una commissione del Senato lo scorso giovedì 4 settembre, le famiglie dei minori in questione non si aspettavano il loro ritorno. Tra le varie testimonianze, un genitore ha dichiarato ai funzionari che, se la figlia fosse stata rimandata in Guatemala, avrebbe fatto di tutto per farla uscire nuovamente dal Paese, poiché in passato era stata minacciata di morte

L’ingiunzione preliminare del giudice Timothy Kelly estende il blocco delle deportazioni emesse per la prima volta il 31 agosto dalla giudice Sparkle L. Sooknanan, nominata da Biden nel 2024. La decisione vieta all’amministrazione Trump di rimpatriare i bambini guatemaltechi non accompagnati che non abbiano ricevuto un ordine definitivo di rimozione o il permesso, da parte del procuratore generale, di tornare volontariamente in Guatemala. 

Solo nel 2024, i bambini non accompagnati che sono giunti negli Stati Uniti dal Guatemala sono stati 31.621, seguiti da Honduras, Messico e El Salvador. Secondo la legge statunitense, i bambini immigrati non accompagnati che arrivano ai confini degli Stati Uniti vengono inviati in rifugi gestiti dal governo federale. A differenza degli adulti che attraversano illegalmente il confine con gli Stati Uniti, i minori non possono essere sottoposti a procedure di espulsione accelerata e devono essere trasferiti in centri di accoglienza gestiti dal Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani (HHS). Quest’ultimo è tenuto ad ospitarli fino alla maggiore età o fino a quanto non possano essere affidati ad un parente già residente nel Paese, a uno sponsor o ad una famiglia affidataria. Questa fase risulta particolarmente delicata per il minore in quanto rappresenta il momento in cui molti bambini presentano domanda di asilo o altri visti speciali per situazioni a rischio.

Con decine di migliaia di minori che ogni anno raggiungono i confini statunitensi, la vicenda mette in luce profonde tensioni tra l’apparato politico e giuridico statunitense che sono destinate a segnare il dibattito americano ancora a lungo.

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L'Autore

Chiara Giovannoni

Chiara Giovannoni, classe 2000, è laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche all’Università di Bologna. Attualmente frequenta il corso di laurea magistrale in Strategie Culturali per la Cooperazione e lo sviluppo presso l’Università Roma3.

Interessata alle relazioni internazionali, in particolare alla dimensione dei diritti umani e alla cooperazione.

E’ volontaria presso un’organizzazione no profit che si occupa dei diritti dei minori in varie aree del mondo.

In Mondo Internazionale ricopre la carica di autrice per l’area tematica Diritti Umani.

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