Se da un lato la necessità di regolare i rapporti tra Francia e Germania ha accelerato l’integrazione economica dell’Europa attraverso l’istituzione della CECA, dall’altro la questione franco-tedesca ha rappresentato uno dei nodi irrisolti che ha impedito la costituzione di un’architettura di difesa congiunta. Un’ambivalenza che continua a riemergere nei successivi e più recenti tentativi di integrazione, mostrando quanto sia difficile trasferire questa convergenza nel settore della difesa.
Europeizzare per controllare
Dopo la Seconda Guerra Mondiale emergono due esigenze apparentemente incompatibili: la Francia vuole impedire che la Germania torni a rappresentare una minaccia, mentre gli Stati Uniti considerano sempre più necessario il riarmo della Germania occidentale per contenere la minaccia espansionistica dell’URSS. Europeizzare per controllare è l’idea principe che ha cercato di guidare la costituzione di un apparato di difesa sovranazionale. Infatti, la Comunità Europea di Difesa (CED) nasce come soluzione al problema del riarmo tedesco: anziché ricostituire una forza militare nazionale autonoma, la Germania occidentale sarebbe stata riarmata all’interno di una struttura sovranazionale, rendendo così il suo ritorno militare più accettabile agli occhi della Francia. Il progetto si scontra, tuttavia, con una contraddizione fondamentale: proprio la Francia, che aveva promosso l’integrazione come strumento per controllare il riarmo tedesco, non accetta le implicazioni che questa comporta in termini di condivisione della sovranità militare. È il 1954 quando l’Assemblea Francese blocca il processo di ratifica della CED.
Dalla difesa europea alla garanzia atlantica
Una delle preoccupazioni che spingono il dibattito politico francese verso il rifiuto della CED è proprio la possibilità del ritorno della potenza militare tedesca. Eppure, il fallimento della soluzione sovranazionale non impedisce il riarmo tedesco: la Germania occidentale viene riarmata e integrata nel sistema di sicurezza atlantico attraverso l’adesione alla NATO. Nel tempo, la successiva e progressiva espansione dell’Alleanza Atlantica ha reso meno urgente la necessità di una difesa europea completamente autonoma. Nonostante UE e NATO ribadiscano periodicamente la necessità di una cooperazione sinergica per far fronte a minacce cangianti e trasversali, la realtà dimostra che una reale complementarità tra i due organismi fatica a concretizzarsi, facendo sì che la NATO resti il principale pilastro della sicurezza europea. Le critiche del presidente degli Stati Uniti Donald Trump nei confronti della NATO hanno riportato al centro del dibattito la necessità di potenziare l’autonomia strategica europea, in quanto le minacce di disimpegno pesano su un sistema che non riesce a crescere e ad affermarsi.
Il ritorno del dilemma franco-tedesco
Di recente Francia e Germania si sono trovate nuovamente di fronte alla difficoltà di tradurre la volontà di cooperazione in un progetto condiviso: lo stallo del progetto SCAF a causa del mancato coordinamento industriale tra Dassault Aviation e Airbus è sintomo di un problema più ampio. Infatti, attribuire il naufragio dell’iniziativa alle sole divergenze industriali rischia di invertire il rapporto tra esigenze politiche e militari. La costruzione di una capacità militare comune non può essere subordinata alla capacità delle imprese coinvolte di trovare autonomamente un compromesso. E' la politica a dover costituire il baricentro decisionale, definendo gli obiettivi strategici e subordinando a questi gli interessi militari e industriali.
“Un’Europa più forte in una NATO più forte”
Se Francia e Germania faticano a condividere il controllo sulla costruzione di un sistema d’arma convenzionale, fino a che punto può spingersi una cooperazione che arriva a toccare la deterrenza nucleare? Lo scorso 17 luglio Francia e Germania hanno istituzionalizzato il “Nuclear Steering Group”, presieduto congiuntamente dal presidente francese e dal cancelliere tedesco, con la partecipazione dei ministeri degli Esteri e della Difesa. Entro il 2026 è inoltre prevista la partecipazione di forze convenzionali tedesche a un’esercitazione nucleare francese. Storicamente, la Francia ricerca la leadership nel processo di costruzione di difesa europea e vede nell’eventualità di estendere il proprio ombrello nucleare un’occasione per concretizzare quest’ambizione. Francia e Germania hanno chiarito che la suddetta cooperazione non rappresenterà un’alternativa alla deterrenza nucleare dell’Alleanza Atlantica e ai meccanismi di nuclear sharing a cui Berlino continuerà a partecipare. Alla luce di ciò, è giusto chiedersi fino a che punto può definirsi autonoma una difesa europea che continua a individuare nella NATO, e quindi nella garanzia strategica statunitense, il proprio principale pilastro. La formula di un’Europa più forte all’interno di una NATO più forte tenta di conciliare autonomia europea e legame transatlantico, ma lascia irrisolta la distinzione tra una maggiore responsabilità europea nella NATO e una vera capacità europea di agire indipendentemente da essa.
Conclusioni
Dalla CED allo SCAF fino alle attuali discussioni sulla deterrenza nucleare, il limite dell’integrazione europea sembra emergere proprio quando dalla condivisione dei costi si deve passare alla condivisione delle decisioni. I rapporti franco-tedeschi evidenziano come il problema della difesa europea rimanga, quindi, prima ancora che militare o industriale, profondamente politico. La deterrenza nucleare avanzata proposta dalla Francia rappresenterebbe solo uno degli strumenti di integrazione e non la soluzione definitiva. Inoltre, l’eventuale, seppur utopico, totale disimpegno statunitense dai territori alleati andrebbe a porre un vuoto di deterrenza che potrebbe essere colmato soltanto dall’estensione dell’ombrello nucleare francese a favore di tutti Paesi membri dell’UE, rischiando però soltanto una sostituzione del ruolo di senior partner senza effettivamente giungere ad una cooperazione paritaria in cui il burden sharing non riguardi soltanto la ripartizione dei costi e degli oneri militari, ma si estenda anche alla condivisione delle responsabilità strategiche.
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L'Autore
Beatrice Parisi
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