Qual è il futuro del Quadro Finanziario Pluriennale?

Il prossimo Quadro Finanziario Pluriennale da 1.2 trilioni per le priorità europee

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  Riccardo Carboni
  13 luglio 2025
  3 minuti, 58 secondi

Il Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) è lo strumento con cui l’Unione europea definisce la propria strategia di spesa su un periodo di sette anni. Il prossimo QFP, relativo al periodo 2028-2034, sarà presentato dalla Commissione europea il 16 luglio 2025 e si preannuncia come una delle riforme più ambiziose, in quanto suo compito è delineare in anticipo le priorità politiche, fissare i tetti di spesa e garantire la stabilità finanziaria del bilancio europeo. Con l’attuale bilancio pari a circa 1,2 trilioni di euro, il nuovo QFP punta a trasformare radicalmente il modo in cui l’Europa finanzia la crescita, la difesa, la ricerca e la transizione verde e digitale.

La novità più significativa della proposta è la creazione dell’European Competitiveness Fund (ECF), una sorta di fondo strategico centrale che raccoglierà risorse e strumenti oggi frammentati in molteplici programmi. Il suo obiettivo è quello di mobilitare grandi quantità di capitale privato e pubblico per progetti europei di rilevanza strategica in settori come intelligenza artificiale, spazio, difesa, clean tech, biotech e digitalizzazione, contribuendo a colmare il divario di investimenti con Stati Uniti e Cina. Il fondo sarà dotato di una struttura snella, basata su un “single rulebook” che semplificherà l’accesso ai finanziamenti, e premierà i progetti considerati prioritari attraverso l’attribuzione di un “Sigillo di Competitività”: un’etichetta che permetterà loro di attingere a risorse europee, nazionali e private. Secondo la bozza, il fondo potrà beneficiare di contributi finanziari e non finanziari da parte di Stati membri, istituzioni UE, soggetti privati e organismi internazionali. Nonostante non siano ancora stati indicati importi precisi, il fondo dovrebbe accorpare fino a 14 linee di bilancio esistenti, tra cui l’Innovation Fund, il Digital Europe Programme, parti del Connecting Europe Facility, l’European Defence Fund, il programma ASAP per la produzione di munizioni, l’EDIRPA, l’EDIP, InvestEU, EU4Health, il programma spaziale europeo e il satellite IRIS². L’idea è quella di riunire, sotto un’unica cornice, strumenti oggi separati per rafforzare la sovranità industriale europea. Tuttavia, l’ambizione del fondo ha sollevato preoccupazioni.

Nella versione preliminare del piano, anche Horizon Europe, il più importante programma di ricerca europeo con circa 96 miliardi di euro, era incluso nell’ECF. Dopo forti critiche da parte del mondo accademico e della comunità scientifica, preoccupata per un possibile spostamento di risorse dalla ricerca fondamentale verso obiettivi più immediati come la difesa, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha promesso che Horizon resterà autonomo, pur essendo “strettamente collegato” al fondo, per meglio allineare la ricerca con le esigenze industriali. Ciononostante, permangono timori diffusi: l’ECF potrebbe gradualmente subordinare le priorità scientifiche a quelle economico-strategiche, rischiando di penalizzare la ricerca di base e l’innovazione a lungo termine. Dal punto di vista tecnico, il fondo farà uso di tutta la “cassetta degli attrezzi” finanziaria dell’UE, come prestiti, sovvenzioni, equity, blending, appalti e garanzie. Il modello si ispira al programma InvestEU, che ha già dimostrato di poter catalizzare fondi privati a partire da garanzie pubbliche, anche se la Corte dei conti europea ha avvertito che tali strumenti raramente generano i moltiplicatori attesi. 

In parallelo, la Commissione intende rivedere il sistema delle risorse proprie per aumentare l’autonomia finanziaria dell’Unione, con proposte come l’estensione del mercato ETS, la tassa sulle multinazionali e il tanto discusso meccanismo di aggiustamento del carbonio alle frontiere (CBAM). Una parte del dibattito riguarda anche la possibilità di introdurre uno strumento permanente di debito comune, sull’esempio di NextGenerationEU, per finanziare investimenti strategici e rispondere a emergenze come le crisi geopolitiche. Questa idea incontra la ferma opposizione di alcuni Paesi, come Germania, Olanda e Svezia, contrari a mutualizzare ulteriormente i debiti senza un controllo diretto sulle spese. Anche sul piano politico idee divergenti non mancano, con Francia, Polonia, Italia e una parte del Parlamento europeo che chiedono un bilancio più ambizioso e flessibile, mentre I contributori netti spingono per contenere la spesa complessiva. Il Parlamento, in particolare, ha chiesto che il programma Horizon resti completamente autonomo anche dopo il 2028 e che venga dotato di risorse aggiuntive.

L’ECF, se approvato, rappresenterebbe un cambio di paradigma nella gestione delle risorse UE, con un’unica piattaforma per indirizzare gli investimenti verso le priorità strategiche dell’Unione. Il successo della riforma dipenderà dalla capacità di garantire risorse sufficienti senza sacrificare settori fondamentali, nonostante i negoziati previsti (entro la fine del 2027) possano ancora modificarne la struttura.

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L'Autore

Riccardo Carboni

Classe 1999, laureato in Scienze internazionali e Diplomatiche presso l’Università di Bologna e da sempre appassionato di affari internazionali. Studente all’ultimo anno di Master in International Relations presso la LUISS, ha approfondito tematiche riguardanti la sicurezza internazionale seguendo forum e partecipando a programmi di pianificazione militari secondo la dottrina NATO. Autore all’interno di Mondo Internazionale per l’area tematica “Organizzazioni Internazionali”.

Born in 1999, he holds a bachelor’s degree in International and Diplomatic Sciences from the University of Bologna and have always been passionate about international affairs. Currently a final-year student in the Master's degree program in International Relations at LUISS, he has delved into issues related to international security by following forums and participating in military planning programs based on NATO doctrine. Author and contributor to Mondo Internazionale for the "International Organisations” section.

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