Quando il "Boys Will be Boys" uccide, la violenza di genere inizia da bambini.
I dati riportano uno scenario terribile: ogni 72 ore, in Italia, una donna viene uccisa da qualcuno a lei vicino o che sosteneva di amarla.
L’idea che questa sia una pura casualità è stata smentita da diversi studi. Non è altro infatti che il culmine violento di una cultura tossica che inizia molto prima della tragedia finale, è un processo che in realtà ci accompagna sin da quando siamo bambine, attraverso la minimizzazione.
Nonostante i discorsi sull’uguaglianza, le lotte continue e le manifestazioni, gli stereotipi di genere continuano ad essere trasmessi anche in ambienti come la scuola o la famiglia. Secondo Istat, gran parte delle giovani italiane minimizza atteggiamenti aggressivi dei compagni perché socialmente normalizzati: esempi come la gelosia, le prepotenze, gli insulti o le prese in giro passano come scherzi o piuttosto come fasi adolescenziali o, peggio ancora, come interesse.
Quante volte abbiamo sentito frasi del tipo: “I ragazzi sono così, non ci si può far niente”? o ancora: “se ti tratta male è perché è interessato a te”.
Questo tipo di minimizzazione non è innocuo: crea terreno fertile per relazioni sbilanciate, dove la violenza psicologica può insinuarsi senza essere riconosciuta. Manipolazione, controllo, isolamento sociale: tutte forme di abuso che lasciano cicatrici invisibili e, nei casi peggiori, preparano la strada alla futura minimizzazione delle violenze.
Femminicidio: un crimine di genere specifico
Non si tratta di un “omicidio generico”: il femminicidio è un fenomeno preciso. In Italia, nel 2025 sono già stati monitorati 77 femminicidi, oltre a 68 tentativi riportati dalla cronaca, su un totale di 91 casi di morti indotte da violenza di genere. Non è follia improvvisa o colpo di testa: è il risultato di relazioni basate su controllo e possesso e l’incapacità di gestire le proprie emozioni.
L’errore comune è pensare che siano “casi isolati”. In realtà, è un sistema che si ramifica anche in altre forme di violenza, presenti anche precedentemente.
La violenza psicologica che segna per sempre
Gaslighting, isolamento, insulti e manipolazione non lasciano lividi, ma lasciano traumi profondi. Molte vittime sviluppano sintomi da stress post-traumatico (PTSD), ansia e depressione, anche quando l’abuso non è fisico. Non è solo un problema individuale: è culturale, perché si nutre di una società che minimizza, giustifica e spesso ridefinisce la responsabilità dell’abuso.
Trend europeo e italiani
Secondo l’EIGE, il femminicidio in Europa rimane stabile, ma in molti Paesi, Italia inclusa, i dati del 2024 mostrano una leggera crescita dei casi registrati. La legge da sola non basta: senza un cambiamento culturale e una prevenzione educativa, la violenza continua a ripetersi generazione dopo generazione.
Il 25 novembre non deve essere solo una giornata di memoria: deve essere un momento per chiedere un cambiamento.
Ambienti di scuola sicuri che insegnino rispetto, famiglie che non minimizzino e una società pronta a riconoscere la violenza prima che sia troppo tardi. Serve un’educazione affettiva seria, ancora oggi sottovalutata e spesso screditata dalla politica.
Ma attenzione: non è un’educazione “solo per le ragazze”.
Anche gli uomini subiscono violenza psicologica e coercitiva (spesso concretamente realizzata in insulti, controllo, minacce, manipolazione) e troppo spesso non vengono riconosciuti come vittime.
Insegnare relazioni sane, paritarie e rispettose fin dall’infanzia significa smantellare la cultura del possesso per prevenire abusi psicologici e proteggere tutti, senza distinzione di genere.
Mondo Internazionale APS - Riproduzione Riservata ® 2025
Condividi il post
L'Autore
Fabiana Cuccurese
Categorie
Tag
Violenza di genere Educazione affettiva abusi femicide gender-based violence