Le consultazioni elettorali che si sono svolte a fine ottobre in Irlanda e nei Paesi Bassi hanno rappresentato uno spartiacque nell’emergere dell’intelligenza artificiale generativa come fattore di rischio elettorale. In Irlanda, un video deepfake diffuso pochi giorni prima del voto mostrava falsamente la candidata Catherine Connolly annunciare il ritiro dalla competizione, simulando con precisione l’estetica e i toni di un notiziario della rete pubblica RTÉ. Il contenuto, rimosso successivamente da Meta e YouTube, ha evidenziato la capacità dell’IA di replicare format mediatici credibili e di intervenire nel momento più delicato del processo democratico: la formazione ultima delle preferenze elettorali.
Nei Paesi Bassi, l’episodio più emblematico ha riguardato due parlamentari del Partito della Libertà (PVV), collegati alla gestione di una pagina Facebook che diffondeva immagini deepfake raffiguranti il leader laburista-verde Frans Timmermans in scenari manipolati — tra cui finte manette e contesti che suggerivano corruzione finanziaria. L’uso sistematico dell’IA per finalità di delegittimazione politica ha costretto il leader del partito, Geert Wilders, a rilasciare scuse pubbliche. Il caso olandese evidenzia un trend emergente: l’integrazione dell’IA nei repertori comunicativi dei partiti, in particolare tra attori politici che fanno della provocazione, della rottura delle norme e del “shock value” un elemento strutturale della loro identità politica.
Accanto ai contenuti manipolati, un ulteriore vettore di rischio è rappresentato dagli strumenti conversazionali basati su IA. L’Autorità olandese per la protezione dei dati ha avvertito gli elettori di non utilizzare chatbot per ottenere indicazioni di voto, segnalando che tali sistemi generano risposte inaccuratamente polarizzate, attribuiscono errate posizioni ai partiti e tendono a indirizzare gli utenti verso specifiche opzioni politiche. In un contesto in cui una parte significativa dell’elettorato effettua la scelta finale nelle ultime 48 ore, la capacità dell’IA di influenzare il comportamento attraverso interazioni personalizzate rappresenta un rischio potenzialmente più strutturale dei deepfake visivi.
A livello normativo, l’Unione Europea ha riconosciuto la manipolazione politica tramite IA come un rischio ad alta priorità. L’AI Act classifica come “alto rischio” i sistemi capaci di influenzare il comportamento politico o alterare la formazione delle opinioni. Ciò comporta obblighi di trasparenza, sistemi di etichettatura dei contenuti generati artificialmente e requisiti di gestione del rischio per i modelli di maggior impatto. Tuttavia, diverse analisi accademiche e istituzionali indicano un divario significativo tra la normativa e la sua applicazione pratica: durante la campagna olandese, la maggior parte dei contenuti manipolati non presentava etichettature visibili, oppure riportava disclaimer automatici delle piattaforme, e non dei partiti politici responsabili della diffusione. Parallelamente, la Commissione Europea sta preparando nuove linee guida per i sistemi di IA ad alto rischio e una proposta destinata a rafforzare la protezione delle campagne elettorali da interferenze straniere. Tuttavia, tali strumenti, almeno nella loro formulazione iniziale, non conterranno obblighi giuridicamente vincolanti, il che rischia di limitarne l’efficacia.
Un’ulteriore criticità riguarda le definizioni giuridiche dei contenuti manipolati. Vari esperti hanno rilevato che le definizioni europee di “deepfake” e “manipolazione sostanziale” presentano margini di ambiguità, lasciando spazio a interpretazioni che potrebbero indebolire l’enforcement. Ciò riguarda in particolare la distinzione tra editing legittimo e manipolazione ingannevole, un confine che l’IA rende tecnicamente più sfumato. Senza chiarimenti normativi più stringenti, gli attori politici rischiano di operare in un’area grigia regolamentare.
Sul versante sociale, le rilevazioni mostrano un crescente scetticismo degli elettori europei nei confronti dell’IA applicata ai processi democratici, ma anche una diffusa incapacità di distinguere contenuti autentici da quelli artificiali. Le persone con livelli più bassi di alfabetizzazione digitale risultano particolarmente vulnerabili, esposte sia ai deepfake visivi sia alle distorsioni prodotte dai chatbot. Questo crea un divario informativo che amplia le disuguaglianze partecipative e favorisce dinamiche di manipolazione mirata.
Per rafforzare la resilienza delle democrazie europee è necessario un approccio multilivello. In primo luogo, occorre rendere obbligatoria e uniforme l’etichettatura dei contenuti generati da IA, prevedendo strumenti di watermarking robusti e verificabili. In secondo luogo, è indispensabile definire responsabilità chiare per partiti politici e piattaforme, rafforzando i meccanismi di audit. Infine, è urgente investire in programmi di alfabetizzazione digitale avanzata, capaci di fornire ai cittadini strumenti critici adeguati per navigare un ambiente informativo sempre più opaco. Le elezioni di fine ottobre rappresentano un preludio di ciò che potrebbe diventare la normalità nelle competizioni politiche future.
La capacità delle istituzioni di anticipare gli abusi, correggere le vulnerabilità e imporre standard chiari determinerà se l’IA sarà un supporto neutrale alla vita democratica o un potente strumento di manipolazione politica.
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L'Autore
Eleonora Strano
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