Relazioni Cina-Iran, un breve riassunto

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  Leonardo Di Girolamo
  27 giugno 2025
  4 minuti, 43 secondi

Le relazioni fra Cina e Iran hanno radici antiche, che risalgono ai tempi della Cina delle 18 province e della Grande Persia. I primi contatti avvennero nel 126 a.C., durante la dinastia Han, quando l’esploratore Zhang Qian scrisse il primo rapporto in cinese sull’Impero partico.

La Repubblica Popolare Cinese stabilì le prime relazioni diplomatiche con l’allora Stato Imperiale dell’Iran nel 1971, a seguito della Risoluzione 2758 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. L’8 aprile 1973 i due paesi firmarono un accordo quinquennale sul credito commerciale, stabilendo il riyal iraniano come moneta di riferimento per le transazioni bilaterali e portando il volume degli scambi da 780 milioni a 3,6 miliardi di riyal (circa 52 milioni di dollari).

Con la rivoluzione islamica del 1979 e la nascita della Repubblica Islamica dell’Iran, la Cina divenne un alleato commerciale importante: l’embargo occidentale sulle armi, imposto all’Iran fra il 1979 e il 1980 a seguito del ritorno dell’Ayatollah Khomeini, costrinsero la neonata Repubblica Islamica a rivolgersi a potenze alternative quali Cina, Russia e Corea del Nord come fonti di approvvigionamento di armamenti nel contesto della guerra con l’Iraq.

Le aziende cinesi hanno avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo economico dell’Iran, soprattutto in settori infrastrutturali. Ad esempio, la Linea 5 della metropolitana di Teheran, il primo sistema metro-viario iraniano, fu inaugurata nel 1999, costruita dalla China North Industries Corporation (NORINCO).

Nel 2011, l’esperto cinese di Medio Oriente Wu Bingbing ha riassunto i quattro punti principali della strategia della RPC nella regione del golfo persico: rifiutare il controllo unilaterale della regione da parte di una qualunque potenza singola; prevenire l’ascesa di un regime anticinese nella regione; opporsi al supporto formale dell’indipendenza di Taiwan da parte dei paesi del Golfo e accrescere il potenziale supporto dei pesi del Golfo alla politica estera cinese.

In occasione della visita del Presidente Xi Jinping a Teheran nel gennaio del 2016, i due paesi hanno firmato un accordo di “Comprehensive Strategic Partnership,” espandendo la cooperazione bilaterale in diversi settori e facilitando il ruolo sempre maggiore della Cina nello sviluppo delle infrastrutture energetiche iraniane.

A dicembre 2019, i due paesi, insieme alla Russia, tengono la prima esercitazione militare congiunta nel nord dell’Oceano Indiano, denominata “Marine Security Belt” (CHIRU). L’obiettivo annunciato è quello di combattere la pirateria nella regione e migliorare la cooperazione nelle operazioni di ricerca e soccorso marittimo.

La tappa più recente delle relazioni sino-iraniane è rappresentata dal “Programma di Cooperazione Venticinquennale Iran-Cina”, firmato a marzo 2021. Del valore stimato di circa $400 miliardi, l’accordo è stato recepito dalla comunità internazionale come un segnale di sfida alle sanzioni in vigore contro l’Iran. L’accordo ha garantito a Teheran una via di fuga economica in un clima internazionale ostile, mentre per Pechino ha rappresentato un tassello importante verso la stabilizzazione della propria dipendenza dagli import energetici e una via d’accesso ulteriore nella regione.

L’Iran è anche un membro fondamentale della Belt and Road Initiative, vista la sua posizione strategica per l’Asia centrale e il Medio Oriente. Nonostante la maggior parte degli scambi fra Cina e Repubblica Islamica avvengano per vie marittime, dal 2016 un numero sempre maggiore di merci viene consegnato tramite treni container, da Ürümqi a Teheran, passando per Kazakistan, Kirghizistan, Uzbekistan e Turkmenistan, impiegando la metà del tempo.

La Repubblica Popolare Cinese rappresenta un partner commerciale significativamente importante per l’Iran. Nel 2023, cica un terzo delle importazioni iraniane sono arrivate dalla Cina, per un valore di $10 miliardi. Le esportazioni verso la Cina ammontano ad una percentuale simile, per un valore però di $3,67 miliardi. La bilancia commerciale mostra pertanto una situazione dell’Iran come paese principalmente importatore, con le importazioni totali che ammontano a circa il triplo delle esportazioni.

La componente principale delle recenti relazioni Cina-Iran è quella energetica. La Repubblica Popolare Cinese è dipendente dalle importazioni di petrolio, nonostante  sia il quinto paese produttore al mondo. La percentuale di petrolio importato proveniente dall’Iran è irrisoria, ma in verità bisogna guardare i dati delle importazioni provenienti da Emirati Arabi Uniti, Malesia e Oman: il petrolio che la Cina importa da questi tre paesi, difatti, ha origine in Iran, ma viene rietichettato per evitare le sanzioni imposte dagli Stati Uniti. Pertanto, i dati presentati precedentemente sul valore degli scambi Iran-Cina sono sicuramente sottostimati.

Alla luce delle recenti tensioni in Medio Oriente, la posizione della Cina necessita di essere analizzata. Il Ministero degli Esteri cinese ha fortemente condannato gli attacchi americani su suolo iraniano, invitando tutte le parti a “raggiungere un cessate il fuoco il prima possibile”. Secondo l’economista cinese Yue Su, “Un Medio Oriente più stabile serve gli interessi economici e strategici della Cina […] Pechino vorrà posizionarsi come una potenza costruttiva capace di contribuire alla stabilità globale.” Secondo esperti del settore, le aziende cinesi sono ad oggi molto caute nell’operare in Iran per paura di ulteriori sanzioni americane, ma nel caso si dovesse raggiungere un allentamento delle sanzioni, decine di migliaia di aziende cinesi accorrerebbero per investire in turismo, infrastrutture e nel settore immobiliare.

La situazione cambia di ora in ora, ma per adesso la Cina non sembra volersi impegnare davvero nel supportare materialmente l’Iran. Le parole di condanna verso le azioni di Stati Uniti e Israele sono arrivate da diverse cariche della Repubblica Popolare Cinese, anche dal Presidente Xi Jinping stesso durante una telefonata con il Presidente russo Vladimir Putin, ma per il momento si tratta soltanto di retorica.

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