Ricostruire l'Ucraina sarà (anche) una questione europea

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  Giulia d'Angelis
  25 luglio 2025
  3 minuti, 48 secondi

La guerra di aggressione russa nei confronti dell’Ucraina


Nella notte tra mercoledì 23 e giovedì 24 febbraio 2022, il Presidente russo ha annunciato pubblicamente l’inizio di una “operazione militare su larga scala” in Ucraina, di fatto un’invasione del territorio ucraino tramite artiglieria di terra e bombardamenti diretti contro varie città e infrastrutture sensibili. L’aggressione russa non è stata del tutto inaspettata in quanto, già nel corso delle settimane precedenti, lo schieramento di truppe ai confini russi e bielorussi aveva fatto presagire il rischio di una possibile invasione del territorio ucraino. La fase di tensione latente in cui sembrava trovarsi tale dispiegamento di forze si è formalmente conclusa nel momento in cui il Presidente russo ha riconosciuto in maniera unilaterale l’indipendenza di Donetsk e Luhansk, le due Repubbliche autoproclamate situate nella regione orientale dell’Ucraina, a cui ha fatto immediatamente seguito l’ingresso dei carri armati russi in territorio ucraino.

Terminata la prima fase di invasione e attacchi missilistici mirati, il conflitto ha presto assunto la forma di una guerra di logoramento che ricorda, per determinati aspetti, le immagini della Prima guerra mondiale. Infatti, si è presto consolidato il metodo di “guerra frontale”, con i due eserciti rivali schierati su fronti opposti ma vicini e i soldati collocati in grandi trincee scavate nel terreno, in attesa di lanciare un attacco o proteggersi dal fuoco nemico.

Mentre le zone rurali sono dunque diventate teatro di un simile scontro, nelle grandi città si assiste - quasi quotidianamente - ad attacchi missilistici contro le principali infrastrutture civili, compresi obiettivi sensibili quali ospedali (anche pediatrici) e centri di assistenza alla popolazione, spesso gestiti da organizzazioni non governative attive sul territorio

L’Ucraina di domani: prospettive future

Le istituzioni europee si sono adoperate fin dall’inizio per garantire una rapida e giusta conclusione della guerra, anche grazie allo stanziamento di ingenti fondi e alla concessione dello status di candidato e conseguente avvio dei negoziati. Tuttavia, il percorso verso l’ingresso nell’Unione è lungo e complesso: prevede il soddisfacimento di numerosi criteri politici ed economici, raggiungibili solo mediante profonde riforme strutturali, il cui completamento richiederà inevitabilmente tempo.

A simili difficoltà si aggiunge la questione, forse ancora più urgente, della ricostruzione del paese. Sebbene il conflitto sia tuttora in corso e gli attacchi alla popolazione e alle infrastrutture civili si verifichino a cadenza giornaliera, l’Unione europea ha posto sin da subito grande attenzione al tema, dedicandogli l’annuale Conferenza sulla ricostruzione (anche denominata URC - Ukraine Recovery Conference).

In particolare, il principale obiettivo perseguito dalle istituzioni europee consiste nel convincere il mondo industriale ad investire nella ricostruzione adesso, senza attendere la fine – ad oggi imprevedibile – del conflitto sul campo. In cambio, il partner ucraino si impegna a mettere a disposizione strumenti di mitigazione del rischio e notevoli benefici fiscali per le imprese straniere disposte a collaborare.

L’edizione 2025 della Conferenza per la ricostruzione è stata organizzata congiuntamente da Italia e Ucraina e ha avuto luogo il 10 e 11 luglio a Roma. Alla presenza di esponenti di numerosi governi, organizzazioni internazionali e del mondo imprenditoriale e finanziario, sono state riconfermate quattro linee guida ritenute fondamentali: dimensione imprenditoriale, dimensione umana, dimensione locale-regionale e dimensione europea.

Sebbene il principale obiettivo perseguito sia dunque quello di incentivare e, al tempo stesso, tutelare le aziende europee e straniere a partecipare attivamente alla ricostruzione dell’Ucraina tramite l’utilizzazione di capitale privato, le stime più recenti della Banca Mondiale indicano che la ricostruzione richiederà un piano decennale (2025–2035) dal valore complessivo di circa 500 miliardi di dollari. Si precisa, infine, che il piano sarà finalizzato a rendere l’Ucraina più resiliente, tecnologicamente avanzata e moderna, anche in vista del futuro ingresso nell’Unione europea.

Nel caso in cui, invece, l’Ucraina accettasse di cedere parte del proprio territorio - in particolare le zone contese del Donbass, maggiormente colpite dal conflitto - è ipotizzabile uno scenario nel quale spetti alla Federazione russa farsi carico delle spese utili a ricostruire le zone appena annesse.

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L'Autore

Giulia d'Angelis

Giulia d’Angelis è nata a Fondi (LT) nel 2000. Ha frequentato il corso di Laurea Triennale in Scienze politiche e Relazioni internazionali presso La Sapienza, Università di Roma, e si è laureata nell’ottobre 2022 con una tesi sulla Presidenza Sassoli. Ha poi frequentato il corso di Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali e Istituzioni Sovranazionali, presso la medesima Università, laureandosi nell’ottobre 2024 con una tesi sull'allargamento dell'Unione europea. Da sempre appassionata di attualità internazionale, sta approfondendo in particolare l’analisi dell’Unione europea e delle sue politiche, concentrandosi anche sulla proiezione esterna dell’Unione e sui paesi candidati all’adesione nell’Ue.

Attualmente fa parte di Mondo Internazionale come Autrice presso Mondo Internazionale Post - Organizzazioni Internazionali, dove ha modo di analizzare nello specifico le politiche europee e il loro impatto.

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