Riyadh e Abu Dhabi rivali economici nel Golfo

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  Sarah Azzurra Spada
  20 febbraio 2026
  3 minuti, 33 secondi

Per oltre un decennio Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti sono stati percepiti come i pilastri economici e politici del Golfo. All’esterno l’alleanza appare ancora solida, ma, al di là delle dichiarazioni ufficiali, la distanza tra Riyadh e Abu Dhabi risulta sempre più evidente. Le divergenze su Israele, Sudan, Siria, Yemen e persino sulle scelte all’interno dell’Opec+ sono segnali di un equilibrio che sta mutando. Il cuore della frizione non è però solo politico. La questione economica gioca un ruolo centrale: entrambi i Paesi competono per il ruolo di egemone regionale e per attrarre gli stessi capitali.

È bene ricordare che negli ultimi trent’anni gli Emirati hanno costruito la propria forza economica sostituendo il Bahrein come principale hub commerciale del Golfo. In questo momento storico l’Arabia Saudita punta proprio a replicare quel passaggio di leadership. La competizione tra i due modelli si concentra sugli stessi ambiti: finanza, tecnologia, turismo e logistica. Il problema è che i mercati regionali e globali potrebbero non sostenere le ambizioni di entrambi i Paesi. Il successo saudita rischia di erodere il primato emiratino e, allo stesso tempo, la solidità del sistema di Abu Dhabi limita le possibilità di successo di Riyadh.

Riyadh sta adottando strumenti assertivi. Nel 2016 il governo saudita presenta Vision 2030, un piano di diversificazione economica che mira a ridurre la dipendenza dal petrolio e a trasformare il Regno in un hub globale per investimenti e innovazione, sfidando direttamente il modello emiratino nei settori chiave. Dal 2024 le multinazionali che vogliono ottenere contratti pubblici devono avere la sede regionale nel Regno. La misura ha spinto diverse aziende a trasferire uffici dagli Emirati alla capitale saudita. Il governo ha inoltre introdotto dazi più elevati sui beni prodotti nelle free zones e imposto restrizioni non tariffarie che colpiscono soprattutto imprese emiratine. L’obiettivo è chiaro: utilizzare la dimensione del mercato interno, il più grande del Golfo, come leva competitiva. L’Arabia Saudita dispone inoltre di vantaggi strutturali rilevanti. Ha una capacità industriale superiore rispetto agli Emirati e sta investendo nel settore minerario grazie alle riserve di fosfati, oro e terre rare. Inoltre, la posizione sul Mar Rosso consente collegamenti strategici con Europa, Asia e Africa. Resta però un elemento di vulnerabilità: quasi la metà del PIL saudita dipende ancora dal petrolio.

Gli Emirati rispondono con un modello diverso. La strategia emiratina punta sulla continuità e sulla reputazione consolidata. Abu Dhabi e Dubai hanno costruito un ecosistema fondato su free zones, tassazione contenuta e apertura agli investitori stranieri. L’Abu Dhabi Industrial Strategy, lanciata per rafforzare il settore manifatturiero e sostenere la crescita ad alto valore aggiunto, offre incentivi mirati alle imprese innovative. La rete di porti e aeroporti, tra le più sviluppate della regione, rappresenta un ulteriore vantaggio competitivo e consolida il ruolo del Paese come collegamento tra Medio Oriente, Africa e Asia. Con UAE 2031, presentata nel 2022, gli Emirati hanno tracciato una strategia di lungo periodo per diversificare l’economia e rafforzare la leadership nei settori tecnologici e nell’intelligenza artificiale. Più che stravolgere il sistema esistente, il Paese punta così a consolidare un modello già affermato e funzionante. Solo circa un quarto del PIL dipende dal petrolio, un dato che attenua l’esposizione alla volatilità dei prezzi energetici.

Nonostante dietro le quinte si assista a una rivalità sempre più marcata, pubblicamente i due governi continuano a presentarsi come alleati. Per le monarchie del Golfo l’apparenza non è un mero dettaglio, ma uno strumento di legittimazione e attrazione di capitali. Un conflitto aperto tra le due principali economie della regione incrinerebbe la percezione di stabilità, con possibili ripercussioni negative sugli investimenti stranieri. La rivalità è destinata a intensificarsi, ma difficilmente verrà riconosciuta apertamente. In gioco non c’è solo la leadership regionale, bensì la credibilità economica dell’intero Golfo.

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Sarah Azzurra Spada

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Economia Emirati Arabi Uniti Arabia Saudita