Bucarest, 18 maggio 2025
Decine di migliaia di cittadini rumeni sono scesi in piazza nella notte tra domenica e lunedì. Un'ondata di euforia e sollievo ha attraversato l’Europa: Nicușor Dan è il nuovo presidente della Romania. A sorpresa il sindaco di Bucarest ha sconfitto il candidato sovranista George Simion, trionfante al primo turno con oltre il 40 percento dei voti.
Il ballottaggio presidenziale è stato seguito con interesse anche da Kyiv e Chișinău, che hanno accolto con sollievo il risultato di Bucarest: a Simion, per i suoi stretti legami con Mosca, era già stato vietato l'ingresso in Moldova e Ucraina.
L’Ufficio Elettorale Centrale ha annunciato lunedì lo scrutinio finale: la vittoria del candidato indipendente è stata netta. Con il 53,6 percento delle preferenze per il sindaco della capitale, è stato di 7 punti percentuali il distacco dal rivale. George Simion si è infatti fermato al 46,4 percento, con 829.589 voti in meno. Al primo turno, il sovranista di estrema destra era riuscito a conquistare il bacino elettorale del suo mentore Călin Georgescu (escluso dalla corsa presidenziale a dicembre 2024 per “sospette ingerenze straniere”), oltre al voto del suo elettorato. Con un deficit del 20 percento di voti al primo turno, Nicușor Dan è riuscito a sorpresa a mobilitare l'elettorato europeista della Romania, con un'affluenza record dal 1996. E ha trionfato.
Il 22 maggio, la Corte costituzionale rumena ha respinto all’unanimità il ricorso presentato dallo sconfitto George Simion, che chiedeva l’annullamento del ballottaggio presidenziale. La decisione è definitiva (le motivazioni saranno pubblicate nei prossimi giorni) e chiude un turbolento anno elettorale per la Romania.
AUR, la scommessa persa della “Romania d'oro”
Le dimissioni del primo ministro Marcel Ciolacu, dopo il risultato della precedente consultazione, ha aperto una crisi politica durata fino al ballottaggio del 18 maggio. Nel frattempo, il Paese è guidato da un presidente e un primo ministro ad interim, in carica fino all'insediamento del primo cittadino di Bucarest.
Il governo di coalizione, che includeva i socialdemocratici di sinistra (PSD) e i liberali di centro-destra (PNL), ha avuto difficoltà a tenere sotto controllo le finanze pubbliche del Paese, tra sprechi nell'amministrazione e scandali per corruzione: una situazione che ha spianato la strada all'estrema destra in Romania.
Il partito di opposizione ultranazionalista Alleanza per l'Unità dei Romeni, AUR – abbreviazione di “oro” in rumeno – creato nel 2019 da un giornalista e semisconosciuto fino al 2020, è riuscito a raggiungere la soglia del 40 percento al precedente turno delle ripetute presidenziali. Anzi, confrontato con il risultato di novembre 2024, il voto del 4 maggio è stato più “sovranista”. Un voto di rivolta contro l'ultimo governo, contro i partiti e i leader della coalizione al potere da un decennio (già penalizzati alle parlamentari e presidenziali dell'anno scorso): un voto anti-establishment.
La storia della Romania è tempestata da lunghi periodi di remissività interrotti da brevi ma spettacolari eruzioni di violenza
Quello di domenica è stato però un voto “che ha salvato il Paese e l'Europa”, come ha scritto lunedì la professoressa di scienze politiche Alina Mungiu-Pippidi su România curată. L'esperta anticorruzione ha sottolineato come “dall'altra parte c'erano il GRU (la più grande agenzia di intelligence estera russa), l'FSB (il Servizio di sicurezza federale russo) e Vladimir Putin”.
Vento di cambiamento
Il ballottaggio finale delle presidenziali, uno dei più difficili della storia post-decembrista di Bucarest, è stato una sorprendente rivelazione; e un sollievo per Bruxelles.
La posta in gioco su cui la Romania ha scommesso è enorme: una scelta cruciale che deciderà la direzione del Paese nei prossimi anni. Non si è trattato di circostanze casuali o semplicemente dell'effetto della paura di Simion, Georgescu, Putin e delle loro affinità dittatoriali e/o fasciste-legionarie: il voto per Nicușor Dan ha mobilitato la società civile rumena, unendo le generazioni. Ciò dimostra quanto sia grande la vittoria, ma anche quanto grande sia la responsabilità. Perché tutte queste generazioni hanno i loro sogni e le loro aspirazioni: alcuni sono comuni, come la rotta europea e transatlantica o l'istruzione; altri sono specifici di ogni generazione e di ogni gruppo al loro interno. Se a questo si aggiunge la responsabilità di coloro che hanno votato per George Simion, si capirà quanto grandi siano le sfide e le aspettative nei confronti del nuovo eletto presidente, chiamato a guidare una società divisa.
Dan dovrà ora affrontare la delicata fase di formazione di un nuovo esecutivo e l’imperativo di contenere l’ingente disavanzo pubblico. L’ombra dell’ultradestra però non svanisce. Simion ha promesso battaglia: “Continuerò a lottare, lottare, lottare per rendere di nuovo grande la Romania”.
Intanto soffia un vento nuovo da Est.
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L'Autore
Giuliana Băruș
Studi in Giurisprudenza e Diritto Internazionale a Trieste.
Oltre che di Diritto (e di diritti), appassionata di geopolitica, giornalismo – quello lento, narrativo, che racconta storie ed esplora mondi – fotoreportage, musica underground e cinema indipendente.
Da sempre “permanently dislocated – un voyageur sur la terre” – abita i confini, fisici e metaforici, quelle patrie elettive di chi si sente a casa solo nell'intersezionalità di sovrapposizioni identitarie: la realtà in divenire si vede meglio agli estremi che dal centro. Viaggiare per scrivere – soprattutto di migrazioni, conflitti e diritti – e scrivere per viaggiare, alla ricerca di geografie interiori per esplorarne l’ambiguità e i punti d’ombra creati dalla luce.
Nel 2023, ha viaggiato e vissuto in quattro paesi diversi: Romania, sua terra d'origine, Albania, Georgia e Turchia.
Affascinata, quindi, dallo spazio post-sovietico dell'Europa centro-orientale; dalla cultura millenaria del Mediterraneo; e dalle sfaccettate complessità del Medio Oriente.
In Mondo Internazionale Post è autrice per la sezione “Organizzazioni Internazionali”.
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