Singapore tra USA e Cina: equilibrio strategico e nuove sfide geopolitiche

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  Valeria Picciolo
  07 marzo 2025
  4 minuti, 31 secondi

“L'immagine degli Stati Uniti è cambiata: da liberatori a grandi perturbatori, fino a padroni di casa in cerca di rendita.”

È questa l'affermazione del Ministro della Difesa di Singapore, Ng Eng Hen, durante una tavola rotonda alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco lo scorso febbraio. Questa dichiarazione riflette il mutamento della percezione degli Stati Uniti in Asia e nel contesto globale. Nel suo intervento, il ministro ha sottolineato l’impatto della guerra commerciale durante la prima presidenza Trump e l’incertezza su come nuove tensioni possano influenzare l’economia globale. In particolare, ha evidenziato come "il commercio e la sicurezza siano due facce della stessa medaglia", suggerendo che le alleanze strategiche e di sicurezza si adatteranno inevitabilmente alle nuove dipendenze commerciali.

Questo principio è particolarmente rilevante in Asia: per oltre 60 anni, gli Stati Uniti sono stati considerati garanti della libertà e della stabilità nella regione, fondando la loro presenza su una legittimità morale, come espresso da Kennedy nel rifiuto di sostituire il dominio coloniale con una "tirannia di ferro” (riferendosi all’Unione Sovietica). Tuttavia, nel tempo l’immagine degli Stati Uniti è mutata: da liberatori a grandi perturbatori, a causa di politiche imprevedibili e conflitti economici, fino a "padroni di casa in cerca di rendita", una definizione che li raffigura come attori più interessati a trarre vantaggi economici e politici che a promuovere benefici reciproci.

L’uso di questa espressione è significativo perché, di fronte alla crescente rivalità tra Stati Uniti e Cina, Singapore ha sempre adottato una strategia di bilanciamento, nota come hedging strategy, evitando di schierarsi nettamente tra Washington e Pechino e massimizzando i benefici della cooperazione con entrambe le potenze. Questa posizione è comune tra gli stati del Sud-Est asiatico, dove mantenere indipendenza e autodeterminazione è fondamentale per evitare di essere trascinati in dinamiche simili a quelle della Guerra Fredda. Singapore è uno degli stati che più sostengono i principi dell’ASEAN, aderendo rigorosamente alla politica di non intervento e promuovendo un ruolo più centrale dei paesi membri. Al tempo stesso, ha sviluppato un profilo indipendente come mediatore tra Cina e Stati Uniti.

Storicamente, il primo ministro fondatore di Singapore, Lee Kuan Yew, ha mantenuto rapporti con ogni presidente americano e cinese ed ha giocato un ruolo chiave come intermediario tra Deng Xiaoping e Chiang Ching-kuo, rispettivamente leader della Repubblica Popolare Cinese e della Repubblica di Cina, data l’assenza di relazioni ufficiali tra le due parti.

Un episodio significativo è stato l’incontro con il premier cinese Li Peng nell’agosto del 1990, dopo il massacro di Piazza Tiananmen. Mentre molti paesi occidentali e membri dell’ASEAN avevano interrotto i rapporti diplomatici con Pechino, Singapore ha scelto di mantenere il dialogo, distinguendosi per la sua posizione pragmatica. Contemporaneamente, alla fine della Guerra Fredda, quando sembrava che le basi americane nelle Filippine dovessero essere chiuse, Singapore ha garantito agli Stati Uniti l’accesso alle proprie strutture militari, costruendo in particolare un nuovo molo presso la base navale di Changi, progettato per ospitare le portaerei americane, nonostante il paese non ne possedesse di proprie.

Come molti alleati degli Stati Uniti nella regione indo-pacifica, Singapore continua a considerarli un contrappeso necessario alla Cina. Tuttavia, ha anche espresso la necessità di evitare una retorica apertamente anti-cinese, avvertendo che ciò potrebbe compromettere la pace e la stabilità della regione.

La strategia di bilanciamento però ha rischiato di incrinarsi durante il primo mandato di Trump, in cui Singapore ha apertamente criticato il ritiro degli Stati Uniti dal multilateralismo, in particolare dal Trans-Pacific Partnership (TPP), e la loro preferenza per accordi bilaterali. Il governo ha avvertito che questa tendenza rischiava di dividere la regione in due blocchi, uno filo-americano e uno filo-cinese.

Nel settembre 2019, Singapore ha rinnovato un accordo trentennale con Washington, garantendo alle forze americane l’accesso alle sue basi aeree e navali. Allo stesso tempo, nel giugno 2022, ha rafforzato i suoi legami con la Cina accettando di riprendere le esercitazioni militari congiunte, sospese durante la pandemia di COVID-19.

Le recenti politiche statunitensi, come l’approccio della rinnovata amministrazione Trump nei confronti del presidente russo Vladimir Putin e la volontà di negoziare direttamente sulla guerra in Ucraina, hanno sollevato dubbi in Asia sulla capacità di Washington di garantire stabilità nella regione.

In questo contesto, le parole del Ministro della Difesa di Singapore assumono un significato più profondo: definire gli Stati Uniti come "padroni di casa in cerca di rendita" richiama la lunga storia coloniale e lo sfruttamento che ha segnato il passato di molti paesi asiatici. Questo riflette una crescente sfiducia nell’impegno americano in Asia e preannuncia una possibile ridefinizione degli equilibri geopolitici della regione.

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Valeria Picciolo

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Asia Orientale

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