Sviluppo sostenibile in Repubblica Dominicana: la sfida dell'acqua e dell'agricoltura

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  Enrico Milanesio
  24 agosto 2026
  5 minuti, 5 secondi

A luglio 2026 una delegazione della Commissione Nazionale per l'irrigazione del Cile è stata accolta in Repubblica Dominicana per osservare alcune delle soluzioni sviluppate dal Paese per rendere l'agricoltura più efficiente nell'uso dell'acqua. A Jarabacoa, San José de Ocoa e Azua i tecnici cileni hanno visitato progetti di irrigazione e di produzione agricola in ambiente protetto, studiando sistemi orientati al risparmio idrico, all'innovazione tecnologica e al miglioramento produttivo. La visita cilena rientra in un processo di cooperazione bilaterale basato sullo scambio di conoscenze, buone pratiche e modelli di gestione per promuovere uno sviluppo agricolo sostenibile e resiliente. 

La missione, però, racconta una dinamica ben più ampia, ovvero come continuare a produrre cibo quando l'acqua diventa una risorsa sempre più strategica e il clima più imprevedibile? È una domanda ormai centrale nelle politiche internazionali, in un mondo in cui garantire acqua sicura e disponibile è ogni giorno più difficile.

In Repubblica Dominicana il tema è cruciale. Secondo il rapporto GEO 2024 del Ministero dell'Ambiente, realizzato con il Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente (UNEP), agricoltura e allevamento rappresentano l'82,3% degli usi idrici del Paese. Il problema è l'uso inefficiente della risorsa: come riconosciuto dal Gabinete del Agua e ripreso dalla FAO, circa il 70% dell'acqua destinata alla coltivazione si perde a causa di impianti obsoleti e di tecniche di irrigazione tradizionali. Il margine per aumentare l'efficienza è quindi enorme.

Questa fragilità è particolarmente tangibile nella provincia di San Juan e, più in generale, nel bacino dello Yaque del Sur. San Juan è uno dei principali centri agricoli del Paese, con oltre 20.000 produttori agroalimentari e circa 27.700 appezzamenti, per un totale di quasi 1,84 milioni di tareas, di cui oltre un milione coltivate. La pressione sulle risorse è però evidente. Secondo l'UNEP, circa il 21% del territorio dominicano presenta un'erosione idrica del suolo alta o molto alta, con perdite superiori a 25 tonnellate per ettaro l'anno, e tra le aree più colpite c'è proprio la parte alta del bacino dello Yaque del Sur. La perdita di suolo fertile è quindi un problema sia ambientale che socioeconomico, perché riduce la capacità produttiva dei terreni e colpisce di conseguenza i redditi delle comunità rurali.

È in questo contesto che nel 2026 il governo dominicano e il Sistema delle Nazioni Unite hanno avviato un programma congiunto per trasformare il sistema alimentare del bacino dello Yaque del Sur. L'iniziativa biennale, sostenuta dal Joint SDG Fund e realizzata con FAO, Programma Alimentare Mondiale, UNEP e IFAD, integra produzione sostenibile, resilienza climatica, gestione delle risorse naturali e sicurezza alimentare. Cosa significhi in pratica lo ha mostrato la missione di lancio; a La Jagua, una delle comunità più vulnerabili, gli abitanti hanno raccontato cosa voglia dire vivere siccità prolungate senza un'infrastruttura idrica affidabile, con l'accesso all'acqua indicato come la sfida più urgente.

Il caso di San Juan si inserisce in uno sforzo nazionale più ampio per usare meglio l'acqua. Il governo dominicano sta infatti investendo da anni nella tecnificazione dell'irrigazione. L'obiettivo è modernizzare sistemi ancora largamente tradizionali, con impianti più efficienti, nuove tecnologie e incentivi agli agricoltori. Nel maggio 2026 la Direzione esecutiva per la tecnificazione (TNR) ha assegnato 90 certificati di bonus non rimborsabili, per oltre 44 milioni di pesos dominicani. I contributi, destinati all'aggiornamento degli impianti, hanno raggiunto in particolare 36 produttori ad Azua e 30 a San Juan, oltre a beneficiari nelle province di Bahoruco, Independencia, Valverde, Santiago Rodríguez e Montecristi.

Il ritardo da colmare resta però significativo. Secondo il Ministero dell'Agricoltura, meno del 10% dei poderi agricoli dispone di sistemi di irrigazione tecnificati. E al divario infrastrutturale si aggiunge una ridotta diffusione delle competenze tecniche. Per questo, nel maggio 2026 il Ministero, insieme alla Pontificia Universidad Católica Madre y Maestra, ha avviato un programma nazionale per formare oltre 200 tecnici ed extensionisti nelle nuove tecnologie dell'agricoltura irrigua, dall'idroinformatica all'automazione, fino a sensori, droni e sistemi GPS.

Secondo Osmar Benítez, presidente della Junta Agroempresarial Dominicana, il passaggio ai sistemi pressurizzati potrebbe ridurre di oltre il 60% l'acqua usata per l'irrigazione e portarne l'efficienza al 90-95%, con incrementi delle rese tra il 35 e il 40%. La modernizzazione dell'irrigazione si inserisce in una strategia nazionale di lungo periodo. Il Pacto Dominicano por el Agua 2021-2036, adottato nel 2023, riunisce 38 impegni su governance, gestione e conservazione delle risorse idriche, dalla protezione dei bacini al miglioramento delle infrastrutture fino alla modernizzazione dell'irrigazione. L'acqua è così trattata non come una questione soltanto ambientale, ma come una risorsa strategica per lo sviluppo economico e produttivo.

La sfida, però, non parte da una situazione di emergenza alimentare, ma dalla necessità di consolidare i progressi già raggiunti. Secondo la FAO, la Hunger Map 2026 colloca la Repubblica Dominicana sotto la soglia del 2,5% di sottoalimentazione, sulla media 2023-2025. Il Paese è così uscito dalla "mappa della fame", quinto in America Latina. Proprio per questo l'adattamento climatico va pensato come una politica integrata, in cui gestione dell'acqua, pratiche agricole, capacità dei produttori e tutela degli ecosistemi sono parti della stessa strategia di sviluppo.

Questa è la logica che emerge dal caso dello Yaque del Sur e dalla politica di tecnificazione dell'irrigazione. Come presentato all'inizio, la domanda diventa come produrre più valore agricolo usando meglio l'acqua disponibile. Si tratta di una sfida particolarmente rilevante nei Caraibi, dove la vulnerabilità climatica si combina con la dipendenza dalle risorse naturali e con la necessità di garantire sicurezza alimentare e reddito alle popolazioni rurali. In tale ottica, la missione cilena mostra la forza della cooperazione Sud-Sud, dove Paesi che affrontano lo stesso stress idrico si scambiano competenze e trasformano le esperienze locali in conoscenza condivisa, diventando così attori della cooperazione e dell'innovazione.

La Repubblica Dominicana dovrà dunque riuscire a costruire sistemi agricoli capaci di reggere un clima imprevedibile senza compromettere il suolo e l'acqua da cui dipendono. Acqua, agricoltura e clima sono così parti della stessa sfida di sviluppo.

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Enrico Milanesio

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