Taiwan: navi e aerei cinesi circondano l’isola

Pechino mette in scena un’imponente esercitazione militare al largo delle coste taiwanesi, all’origine potrebbero esserci forti screzi con Washington e Tokyo

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  Francesco Oppio
  31 dicembre 2025
  2 minuti, 53 secondi

Nelle prime ore di lunedì 29 dicembre il Comando orientale dell’esercito popolare di liberazione cinese ha dispiegato la propria flotta navale nelle acque ad est di Taiwan, per poi farle muovere fino a posizionarsi in cinque diverse aree site attorno alla nazione insulare. L’esercitazione, volta a simulare un eventuale attacco a Taipei, è stata scandita anche dall’intervento di veicoli d’assalto anfibi, dall’utilizzo di droni, nonché, dal decollo di caccia e bombardieri. Fino alle ore 18 locali, le zone sono state interessate da esercitazioni a fuoco, con l’utilizzo di razzi che sono stati lanciati fino a lambire il confine delle acque territoriali della Repubblica taiwanese, a 12 miglia dalla costa.

L’ultima esercitazione di tale portata risale al 2022, in risposta alla visita a Taiwan dell’allora speaker della Camera statunitense Nancy Pelosi. Anche in questo caso, le motivazioni dell’improvviso aumento della pressione esercitata da Pechino su Taipei possono essere ricercate nelle recenti manovre di Washington, che nelle ultime settimane ha concluso la vendita a Taiwan di un massiccio pacchetto di armamenti il cui valore si aggira sugli 11 miliardi di dollari. Un accordo che si sposa perfettamente con l’aumento del budget per la difesa da oltre 40 miliardi di dollari annunciato a novembre dal presidente taiwanese Lai Ching-te. Secondo quando approvato nel bilancio 2025, infatti, nei prossimi anni il governo di Taipei arriverà ad impiegare il 5% del suo PIL in spesa militare. A causa delle crescenti violazioni dello spazio aereo dell’isola da parte di aeromobili o droni di Pechino, che solo negli ultimi 10 mesi sarebbero state più di 4.000, gran parte dei fondi saranno destinati alla realizzazione del “Taiwan Dome”, ovvero un sistema di difesa aerea ad elevata capacità di rilevamento e intercettazione. 

Oltre al rinforzato sostegno americano all’arsenale taiwanese, alla stretta della morsa cinese attorno al perimetro dell’isola avrebbero contribuito anche le recenti parole del Primo ministro giapponese, la conservatrice Sanae Takaici, che nelle scorse settimane ha definito un possibile attacco cinese all’indipendenza di Taiwan come “una minaccia alla sopravvivenza del suo Paese”, aggiungendo che ciò potrebbe innescare una “risposta di natura militare” da parte di Tokyo. Il deteriorarsi delle relazioni diplomatiche tra le due capitali asiatiche, confermato anche dal rimpatrio degli esemplari di panda presenti all’interno degli zoo nipponici, simbolo di un'interruzione della simbolica strategia diplomatica cinese avviata negli anni ’70 con il dono di una prima coppia di questi animali, è evidenziato dal comunicato dei vertici dell’esercito cinese che, per la prima volta, parla anche di “deterrenza esterna”.

Infatti, questa esercitazione, oltre a fungere da “severo monito” contro le forze separatiste che si battono per l’integrità della sovranità di Taiwan, annovera tra i suoi scopi quello di dissuadere dall’intervento le potenze alleate di Taipei, quali USA e Giappone, nel caso in cui l’escalation militare diventasse realtà. Come avvenuto in passato, la risposta del governo taiwanese si è limitata a mettere in allerta i sistemi di difesa e a monitorare la situazione, sebbene non sia stata prevista alcuna risposta diretta che potrebbe provocare un ulteriore incremento delle tensioni.

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Francesco Oppio

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