Tempesta sull'USMCA: dazi, ritorsioni e crisi tra Stati Uniti, Canada e Messico

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  Bianca Colli
  22 settembre 2026
  3 minuti

Introduzione

Le relazioni geopolitiche e commerciali in Nord America stanno attraversando una delle fasi più turbolente della storia recente. Al centro della crisi vi è l’accordo USMCA (United States-Mexico-Canada Agreement), un accordo di libero scambio tra Stati Uniti, Messico e Canada in vigore dal 2020 in sostituzione del vecchio trattato NAFTA. La revisione formale e i negoziati ad alta tensione stanno scuotendo le fondamenta del libero scambio continentale, trasformando un'area di integrazione economica da oltre 500 milioni di persone in un terreno di scontro protezionistico.

L'escalation dello scontro tra Washington e Ottawa

La situazione è precipitata a seguito della decisione dell’amministrazione statunitense di non rinnovare l'USMCA nei termini originari, giudicati non sufficientemente vantaggiosi per i lavoratori e le imprese americane. Si puntava a raggiungere un accordo in agosto ma poi ogni tentativo si era arrestato a seguito delle pressioni da parte del Presidente Trump riguardo alle numerose tutele alla lingua e cultura del Canada francofono, rispetto alle quali il primo ministro Carney si è dimostrato assolutamente intransigente. Sfruttando nuove leve normative, tra cui l'applicazione della Sezione 338 del Tariff Act del 1930, Washington ha imposto dazi pesanti (fino al 50%) su diversi prodotti chiave canadesi, come bevande alcoliche e prodotti lattiero-caseari, escludendo tali beni dalle tutele doganali dell'USMCA.

La risposta del Canada non si è fatta attendere: il governo di Ottawa ha varato contromisure tariffarie per un valore equivalente a miliardi di dollari su beni statunitensi. La tensione ha toccato nuovi picchi con la firma di un memorandum presidenziale a Washington volto a escludere i beni di origine canadese dai sistemi di approvvigionamento e appalto pubblico federale civile statunitense. Dal canto suo, il primo ministro canadese ha ribadito che Ottawa non può accettare condizioni che ridurrebbero l'industria nazionale a una mera sussidiaria di quella statunitense.

La strategia del Messico: tra prudenza diplomatica e negoziati

Mentre il fronte settentrionale è segnato da ritorsioni incrociate, il Messico guidato dalla presidente Claudia Sheinbaum sta adottando una linea diplomatica improntata alla cautela, pur difendendo con fermezza i propri interessi industriali.

Le autorità messicane sono impegnate in colloqui serrati con la Casa Bianca per trovare un'intesa complessiva. Al centro del tavolo negoziale per Città del Messico ci sono la riduzione dei dazi su acciaio, alluminio e autoveicoli, oltre alla delicata questione delle regole di origine per i componenti extra-regionali. Nonostante le pressioni e le incertezze legate alla posizione statunitense, la presidenza messicana ha recentemente segnalato progressi incoraggianti a seguito di colloqui diretti al massimo livello, puntando a preservare l'accesso al mercato americano e a tutelare le catene produttive integrate.

Prospettive future

Il futuro del blocco economico nordamericano appare altamente incerto. Se da un lato Washington punta a usare la leva tariffaria e i negoziati bilaterali per ridiscutere i flussi commerciali e contrastare presunte discriminazioni estere, dall'altro il muro contro muro con il Canada e il complesso dialogo con il Messico rischiano di frammentare un mercato che rappresenta quasi un terzo del PIL globale. Le prossime settimane saranno decisive per capire se i tre Paesi riusciranno a trovare un compromesso o se l'architettura commerciale nata per sostituire il vecchio NAFTA andrà incontro a una profonda e duratura frantumazione.

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L'Autore

Bianca Colli

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America del Nord

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USA Messico Canada Dazi USMCA