Tra Stato e mercato: il climate tech nei Paesi del Golfo

  Articoli (Articles)
  Sarah Azzurra Spada
  22 dicembre 2025
  3 minuti, 37 secondi

Tra Stato e mercato: il climate tech nei Paesi del Golfo

Negli ultimi anni si è affermato uno sviluppo meritevole di particolare attenzione: i Paesi del Golfo si presentano sulla scena internazionale come la nuova frontiera del climate tech, ovvero l’insieme di tecnologie avanzate volte ad affrontare la sfida del cambiamento climatico. Ma di che tipo d'innovazione si tratta? Siamo di fronte alla nascita di una nuova Silicon Valley “verde”, guidata da spontaneità, competizione, talento e dinamiche di mercato, oppure a un progetto prevalentemente top-down? In altre parole, quale forma assume l’innovazione in economie fortemente centralizzate e quali sono i suoi limiti strutturali?

La presenza dei Paesi del Golfo nel settore del climate tech è diventata sempre più marcata. Ne sono esempi emblematici i megaprogetti futuristici come NEOM e Vision 2030 in Arabia Saudita, o la UAE Energy Strategy 2050 negli Emirati Arabi Uniti. L’interesse della regione si concentra in particolare su settori quali l’idrogeno verde, i veicoli elettrici e l’introduzione di green bonds, ovvero strumenti finanziari emessi per raccogliere capitali destinati esclusivamente a progetti ambientali e sostenibili. Parallelamente, stanno emergendo startup altamente innovative, come la tunisina Kumulus Water, che mira a estrarre acqua potabile dall’umidità dell’aria e nuovi progetti che integrano intelligenza artificiale e tecnologie climatiche. Solo nel 2024, la regione ha investito circa 2,4 miliardi di dollari in soluzioni che combinano AI e climate tech. Secondo le stime di PwC, i Paesi leader negli investimenti nel settore sono Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti. Nel 2024, gli investimenti esteri in climate tech da parte di questi Paesi hanno raggiunto 3,49 miliardi di dollari, mentre quelli domestici si sono fermati a 35,67 milioni di dollari. Gli Emirati Arabi Uniti, in particolare, hanno registrato un aumento del 138% sugli investimenti in climate tech tra il 2023 e il 2024.

L’attenzione crescente verso il climate tech si spiega innanzitutto con la necessità di diversificare economie storicamente dipendenti dal petrolio. Gli Stati del Golfo rappresentano l’archetipo dei rentier states e una dipendenza prolungata dall’“oro nero” che comporta rischi economici e strategici sempre più evidenti. In secondo luogo, vi è l’urgenza di affrontare gli effetti del cambiamento climatico. Il Medio Oriente è una delle regioni più vulnerabili: caldo estremo, scarsità idrica e insicurezza alimentare rappresentano minacce concrete. Secondo diverse proiezioni, alcune aree della regione MENA potrebbero diventare parzialmente invivibili entro il 2050. Il climate tech svolge inoltre una funzione economica e reputazionale: attrae capitali internazionali, migliora l’immagine dei Paesi coinvolti e viene utilizzato come strumento di soft power. Infine, rappresenta una forma di transizione e diversificazione economica relativamente “sicura”, poiché non richiede trasformazioni radicali del sistema politico ed economico esistente.

Nonostante le ambizioni e gli investimenti multimiliardari, il modello adottato dai Paesi del Golfo presenta alcuni limiti strutturali. Si tratta, innanzitutto, di un sistema fortemente top-down, guidato da investimenti statali e megaprogetti, con uno spazio limitato per l’iniziativa privata e l’innovazione spontanea. Un ulteriore elemento critico è il marcato divario tra investimenti esteri e domestici, che suggerisce una valorizzazione ancora insufficiente del potenziale delle startup nazionali. La sproporzione evidenziata da PwC tra investimenti esteri (3,49 miliardi di dollari) e domestici (35,67 milioni) è indicativa di questa dinamica. Riprendendo il contributo di Ding (2023), nel contesto del Golfo emerge anche la tensione tra innovation capacity, o la capacità di introdurre nuove tecnologie e diffusion capacity, ovvero la capacità di integrare efficacemente tali innovazioni nella società affinché producano benefici concreti. Non basta essere pionieri nello sviluppo tecnologico: la vera sfida risiede nella diffusione, implementazione e integrazione delle innovazioni nel tessuto economico e sociale.

In conclusione, il climate tech nel Golfo rappresenta uno scenario complesso e ambivalente. Da un lato, tecnologie all’avanguardia, obiettivi ambiziosi e ingenti investimenti; dall’altro, limiti legati a un modello fortemente centralizzato, allo squilibrio tra investimenti esteri e domestici e alla difficoltà di trasformare l’innovazione tecnologica in benefici diffusi per la società.

Mondo Internazionale APS - Riproduzione Riservata ® 2025

Condividi il post

L'Autore

Sarah Azzurra Spada

Tag

climate tech MENA technological innovation Paesi del Golfo Medio Oriente innovazione tecnologica sostenibilità