“Hanno scambiato qualcosa, hanno firmato, li abbiamo visti, hanno firmato, comunicano tra loro, hanno firmato un documento. Eravamo in ginocchio. Erano in tanti (i poliziotti), c'erano altri che venivano a picchiare dalle spalle. [...] Erano due autobus per la Libia. Eravamo in tanti, più di 100 persone. Sì, sì, erano tutte guardie, è terribile. I tunisini indossavano uniformi nere, abiti neri. I libici... abiti color cachi. I volti coperti. Poi ci hanno rinchiuse in un camion, è pazzesco, non si vedeva nulla fuori. Le persone portate in Libia vengono vendute. Noi stesse abbiamo visto che ci hanno venduto in cambio di soldi. Abbiamo visto scambiarsi i soldi al confine tra Libia e Tunisia.
”
- Testimonianza di MFD, Women State Trafficking (int. 54)
Queste sono le parole di una delle 33 testimonianze di vittime della tratta di Stato tra Tunisia e Libia, raccolte nel rapporto di ricerca intitolato “Women State Trafficking” e presentato il 22 aprile 2026 al Parlamento europeo.
Dal 2023, la Guardia Nazionale Tunisina, utilizzando anche i fondi messi a disposizione dall’Unione europea e dall’Italia per il controllo della migrazione, abusa e vende le persone migranti di origine subsahariana a gruppi armati in Libia, dove le vittime della tratta di Stato di esseri umani sono detenute fino al pagamento del riscatto (tramite la famiglia, la schiavitù o, soprattutto nel caso delle donne, la prostituzione).
La struttura sistematica della tratta di Stato
La tratta di Stato attuata dalle autorità tunisine ha una dimensione sistematica, con una precisa organizzazione che deumanizza, violenta e obbliga le vittime al lavoro forzato o alla prostituzione. Tra dicembre 2023 e il 2025 si stima che almeno 7400 persone siano state coinvolte in questo fenomeno. Attraverso le testimonianze delle vittime è possibile ricostruire la struttura della tratta di Stato.
“Il gommone della GNT ha fatto capovolgere la barca… i morti in acqua, i militari ti guardano morire (...) Hanno sollevato le onde... è così che hanno fatto entrare l'acqua nella barca. L'hanno fatta capovolgere.
”
- Testimonianza di CRN, Women State Trafficking (int. 61)
La Guardia Nazionale Tunisina intercetta e arresta arbitrariamente le persone migranti a terra e in mare, utilizzando come primo punto di concentramento il porto di Sfax. In condizioni disumane, su camion destinati al trasporto del bestiame, i migranti sono trasferiti alla frontiera tra Libia e Tunisia.
Fin dal momento della cattura, durante il trasporto e la successiva detenzione nella caserma della Guardia Nazionale Tunisina di El Meguissem, le persone migranti sono vittime di violenze, trattamenti deumanizzanti (nei campi alla frontiera sono tenute in gabbia), stupri, perquisizioni intime e abusi perpetrati da uomini in divisa.
“E questo dura per tutto il viaggio, capisci, forse per 4 ore di viaggio ci picchiano e ci toccano. Anche nella prigione in Libia violentano le donne, non quelle incinte. Ma le altre ci violentano tutte.
”
- Testimonianza di LG, Women State Trafficking (int. 51)
“Sono minorenne e ho un figlio. I poliziotti ci hanno violentato negli zitounes a maggio. Mi hanno traumatizzato. Ho le lacrime agli occhi. Il bambino è nato dallo stupro. È stata la Guardia Nazionale; hanno violentato le donne e rubato i telefoni.
”
- Testimonianza di SND, Women State Trafficking (int. 45)
Tutte le donne sono vittime di violenza sessuale in modo teatrale e pubblico, per fare violenza psicologica ai mariti, padri e figli che assistono.
“Quando siamo arrivati (al confine con la Libia), c'era un grande buco, lì (...) ci hanno scaricato tutti dalle auto, dai camion, dagli autobus, c'era un grande buco (...) Se qualcuno si muoveva, lo uccidevano per metterlo nel buco. (...) Poi ci hanno scambiati tra Tunisia e Libia in cambio di benzina.
”
- Testimonianza di NNM, Women State Trafficking (int. 49)
Dopo un periodo di detenzione, la Guardia Nazionale Tunisina vende le vittime (uomini, donne, bambini e famiglie) ai gruppi armati libici (statali e non) al confine in cambio di denaro, benzina o droga.
Dopo la vendita, le vittime di tratta di esseri umani sono detenute nelle prigioni di Al Assah, in Libia, fino al pagamento del riscatto. Nei casi in cui la famiglia non possa pagare, per guadagnare il riscatto, gli uomini devono lavorare per un determinato periodo, mentre le donne sono vendute come schiave sessuali ai bordelli o ai cittadini libici che le scelgono dai cataloghi di esseri umani in vendita redatti dalle guardie.
“I libici entrano in prigione e parlano con i poliziotti, poi vengono da te, ti guardano e dicono: “Prendo quella o prendo quell'altra”. Ti picchiano, non hai scelta. A volte le donne vengono fotografate e le guardie danno queste foto agli arabi per venderle. Fanno anche questo. Ti fotografano e poi mandano le foto agli uomini libici.
”
- Testimonianza di MRT, Women State Trafficking (int. 40)
“Le donne che non hanno soldi per uscire dalla prigione vengono mandate al bordello. Vengono comprate. Le mandano a Nganda, lo chiamano così. È un hotel, si trova nel quartiere di Zawia chiamato Jemmah Sabba, vicino alla grande moschea. È un bordello per tutti, arabi e neri. È gestito dai nigeriani, si trova vicino a una stazione di polizia e a un ponte. Le donne lavorano per 6 o 7 mesi e poi vengono liberate, dopo aver rimborsato il denaro usato per acquistarle.
”
- Testimonianza di YSS, Women State Trafficking (int. 44)
La tratta di Stato, così definita per il diretto coinvolgimento degli apparati statali di Tunisia e Libia, è una catena logistica ben consolidata che espelle le persone migranti dalla Tunisia e alimenta i mercati del traffico di esseri umani e del lavoro forzato (anche sessuale) in Libia.
Il ruolo dell'Unione europea e dell'Italia
Il 16 luglio 2023 è stato siglato il Memorandum d’Intesa tra Unione europea e Tunisia, mediato dal Governo italiano, per migliorare la cooperazione tra le due parti: l'accordo approfondisce la questione della migrazione irregolare dalla Tunisia verso l’Italia. Il Memorandum prevede il sostegno finanziario dell’UE per fornire attrezzature, supporto tecnico e formazione nella gestione delle frontiere e nella ricerca e soccorso in mare.
La Guardia Nazionale Tunisina, autrice di gravissime violazioni dei diritti umani e crimini contro l’umanità quali traffico di esseri umani, abusi e detenzioni arbitrarie, è finanziata ed equipaggiata dall’Unione europea (solo nel 2023, l’UE e l’Italia hanno dato 300 milioni di euro al governo tunisino, gran parte per il controllo delle frontiere) e dall’Italia, che nell’ambito del Memorandum ha inviato mezzi navali alla Tunisia per intercettare i migranti.
Dal 10 febbraio 2026, l’Unione europea ha inserito la Tunisia nell’elenco dei “paesi di origine sicura” e dei “paesi terzi sicuri”.
La nuova misura UE si applica al richiedente asilo che, prima di arrivare in Europa, ha attraversato un paese terzo sicuro dove avrebbe potuto chiedere protezione: questo passaggio rende la domanda di protezione internazionale inammissibile e comporta il rimpatrio nel paese terzo. Secondo questa misura, è possibile il rimpatrio in Tunisia delle persone migranti dall’Africa subsahariana che vi abbiano transitato.
Come può essere considerato “sicuro” un paese in cui un apparato statale maltratta, abusa e traffica le persone migranti?
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L'Autore
Aurora Mazzola
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