Un patentino per una carne sostenibile

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  Valeria Fraquelli
  27 ottobre 2025
  3 minuti, 42 secondi

Si sa che gli allevamenti intensivi sono molto inquinanti: rilasciano nei corsi d’acqua e nelle falde acquifere sostanze potenzialmente molto tossiche e al loro interno non c’è nessun rispetto per gli animali e i loro diritti. Animali che soffrono tanto, non vengono rispettati e sono costretti a vivere in condizioni disastrose.

Si può pensare che oggi la sensibilità sia maggiore e, per fortuna, sempre più persone dicono no alla carne tutti i giorni e soprattutto agli allevamenti intensivi. Stanno crescendo le associazioni che si prendono cura degli animali e lottano per il loro benessere. Si è capito che mangiare meno carne fa bene alla nostra salute, al nostro portafoglio e anche alla natura, grazie a meno inquinamento e meno rifiuti.

Ma, nonostante questi piccoli passi in avanti, gli allevamenti intensivi sono ancora diffusi, anche troppo, e sono situati soprattutto nella Pianura Padana, che è una delle zone più inquinate in Europa, con il maggior numero di malattie e polveri inquinanti.

Infatti, secondo la Banca Dati Nazionale, “tra bovini, ovi-caprini, suini, avicoli, equidi, conigli, complessivamente 986.167 animali, il che significa che, se li liberassimo tutti, nella sola provincia di Modena, ogni km2 dovrebbe ospitare 367 animali”. E non bisogna dimenticare che vanno aggiunti tutti gli allevamenti delle altre province emiliane e delle altre regioni del nord Italia.

Si sa che il maggior inquinamento deriva proprio dalle attività di allevamento di suini, bovini e caprini-ovini e che le conseguenze sono devastanti, prima di tutto per gli animali stessi e poi per l’ambiente, per la natura che si ritrova piena di sostanze tossiche, come ad esempio gli antibiotici, e di acque reflue dall’odore nauseabondo e infine anche per l'essere umano. Infatti, nelle zone vicine agli allevamenti ci sono percentuali di mortalità molto più alte del normale, senza contare l’aria che, con tutte le emissioni, diventa irrespirabile e tossica.

Da più parti si invoca un patentino ambientale per la carne, che aiuti i consumatori a fare una scelta consapevole e quanto più possibile ponderata, perché non bisogna essere per forza vegetariani o vegani, ma mangiare pochi elementi di origine vegetale e di qualità può essere un vantaggio per la salute, per il nostro portafoglio e per la natura.

E gli allevamenti intensivi con un patentino ambientale sarebbero i più svantaggiati e anche i più incentivati a cambiare. Gli esperti dicono che “gli allevamenti più inquinanti corrispondono, in buona parte, a quelli con le peggiori condizioni di vita degli animali. Se come cittadini potessimo sapere, all’atto dell’acquisto, con un’etichetta chiara, immediatamente comprensibile, da che categoria inquinante di allevamento, provengono i prodotti che acquistiamo potremmo tutelare benessere animale, ambiente, salute dell’uomo e lavoro”.

Esprimendosi in merito, Mikla Skolovic, direttore generale di Epha (European Public Health Alliance) spiega che “è importante un approccio integrato che consideri salute, ambiente e diritti dei consumatori e che metta in evidenza come una comunicazione trasparente e completa possa influenzare positivamente le scelte alimentari e promuovere la sostenibilità”.


Il patentino ambientale dovrebbe indicare chiaramente il tipo di allevamento, l’impatto ambientale e deve tenere conto della salute degli animali e dei consumatori; serve a migliorare il clima e ad aiutare il pianeta. Il patentino ambientale rappresenta l'unico modo per capire se quella che mangiamo é veramente sostenibile oppure no e per evitare conservanti, addensanti e altre sostanze chimiche potenzialmente molto pericolose.


Il patentino ambientale serve a garantire ai consumatori un prodotto sano e con le migliori caratteristiche nutritive, a proteggere gli allevatori onesti, a differenziare e a mettere in evidenza i produttori di carne che agiscono in modo etico e, naturalmente, aiuta a proteggere la natura e i diritti degli animali.

Ambiente e allevamenti possono convivere, l’importante è che ci siano regole chiare e precise, che ci sia rispetto per i consumatori e per gli animali, e trasparenza in tutta la filiera della carne.

In conclusione, mangiare meno carne, ma con più qualità può essere davvero un primo passo nella tutela del pianeta e dell’ambiente.

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L'Autore

Valeria Fraquelli

Mi chiamo Valeria Fraquelli e sono nata ad Asti il 19 luglio 1986. Ho conseguito la Laurea triennale in Studi Internazionali e la Laurea Magistrale in Scienze del governo e dell’amministrazione presso l’Università degli Studi di Torino. Ho anche conseguito il Preliminary English Test e un Master sull’imprenditoria giovanile; inoltre ho frequentato con successo vari corsi post laurea.

Mi piace molto ascoltare musica in particolare jazz anni '20, leggere e viaggiare per conoscere posti nuovi ed entrare in contatto con persone di culture diverse; proprio per questo ho visitato Vienna, Berlino, Lisbona, Londra, Malta, Copenhagen, Helsinki, New York e Parigi.

La mia passione più grande è la scrittura; infatti, ho scritto e scrivo tuttora per varie testate online tra cui Mondo Internazionale. Ho anche un mio blog personale che tratta di arte e cultura, viaggi e natura.

La frase che più mi rappresenta è “Volere è potere”.

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